«Stoccaggio di opere d’arte di proprietà di Margherita Agnelli in de Pahlen presso locali di FCA Partecipazioni spa»: è l’oggetto della lettera che Margherita Agnelli ha mandato, attraverso il suo legale Dario Trevisan, al gruppo Stellantis, per avere informazioni sul perché i quadri dell’eredità del padre, Gianni Agnelli, di cui aveva denunciato la scomparsa alla procura di Milano, siano stati trovati nel caveau della Pinacoteca del Lingotto, a Torino.
Le opere in questione sono capolavori dall’immenso valore come “La Chambre” di Balthus, "Pho Xai” di Jean-Léon Gerome, “Glaçson, effet blanc” di Claude Monet, “The Stariway of Farewells” di Giacomo Balla, “Mystery and Melancholy of a street” di Giorgio De Chirico. Opere che – ricorda Margherita nella sua lettera inviata giovedì 13 giugno a Stellantis, a Fca Partecipazioni e per conoscenza alla Afm, la Consob olandese – sono state rinvenute dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta per presunta evasione e truffa ai danni dello Stato che coinvolge il figlio John Elkann e il notaio Urs von Grunigen, esecutore testamentario della vedova dell’Avvocato, Marella Caracciolo (madre di Margherita).
I quadri – sostiene Margherita sulla base delle notizie di stampa uscite alcuni giorni fa – si trovano «presso la sede di Fca Partecipazioni, Centro Congressi Lingotto, in particolare, presso i locali dell’Archivio Centro Congressi al piano -1 (interrato)». Per queste ragioni chiede «di fornire la documentazione relativa al titolo in base al quale FCA partecipazioni detenga opere d’arte e beni di terzi, compresi gli originali di alcune di quelle di proprietà di Margherita Agnelli de Pahlen oggetto di sparizione», che dovrà essere spedita anche all’autorità di vigilanza dei mercati olandese, la Afm.
A scoprire dove fossero finiti i quadri scomparsi è stato il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf di Milano, nell’ambito di un’inchiesta poi archiviata dal gip Lidia Castellucci nei confronti di un gallerista svizzero e di un suo collaboratore accusati di ricettazione. Un’inchiesta che è passata quindi a Torino per competenza.
Secondo le ricostruzioni della Gdf, le tele erano alle pareti dell'appartamento romano a Palazzo Albertini-Carandini, di cui Margherita ha la nuda proprietà, e sono stati poi donate ai tre nipoti John, Lapo e Ginevra dalla nonna.
Sul caso fonti vicine a Margherita avevano fatto sapere che «i quadri oggetto di denuncia nel procedimento di Milano (che prosegue) non possono essere stati donati, in quanto Marella non ne aveva la proprietà. Peraltro, non risulta ad oggi formalizzato alcun documento di donazione. Comunque, qualora le indiscrezioni fossero confermate, vi sarebbero atti invalidi e verrebbe richiesta l’immediata restituzione delle opere che sono e restano di proprietà di Margherita Agnelli».
Ora la lettera di Margherita mette così nel mirino non più il figlio John Elkann ma direttamente Stellantis, una società quotata di cui Elkann è presidente ma che ha anche altri soci rilevanti oltre ad Exor.
In una nota, i legali che assistono Ginevra, John e Lapo Elkann hanno commentato che «Margherita Agnelli in De Pahlen non può vantare alcun diritto di proprietà sui quadri menzionati dal suo legale, in quanto le tele in questione erano di proprietà personale di Donna Marella Caracciolo, sulla cui eredità, come è noto, la figlia Margherita non ha alcun diritto. Da quanto riportato nei giorni scorsi dagli organi di informazione» – continua la dichiarazione dei legali – «l’inchiesta milanese originata dall’esposto a cui fa cenno il legale di Margherita si sarebbe conclusa con un’annotazione della Guardia di Finanza che non ha rilevato alcuna sparizione né movimentazioni illecite. La legittimità dell’operato dei nostri assistiti è quindi indiscutibile». (riproduzione riservata)