«Marella Caracciolo non era residente in Italia», al contrario di quello che sostiene la figlia Margherita Agnelli de Pahlen e di quello che ritengono di aver ricostruito i magistrati di Torino che indagano John Elkann con i fratelli Lapo e Ginevra, il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grünigen per l’ipotesi di frode ai danni dello Stato e dichiarazione infedele relativamente al tesoro estero della vedova dell’Avvocato Agnelli, passato poi nel 2019 ai tre nipoti Elkann.
Per la prima volta espongono la loro linea difensiva gli avvocati di John Elkann, dopo dieci mesi dall’emersione dell’indagine di Torino avviata dall’esposto presentato da Margherita Agnelli che vuole utilizzare le risultanze dell’inchiesta penale (ancora in corso) nella causa civile, aperta sempre a Torino, per invalidare il patto successorio e l’accordo transattivo del 2004 con i quali Margherita rinunciò all’eredità del padre Gianni Agnelli e la futura successione della madre in cambio di 1,3 miliardi di euro tra cash, immobili, opere d’arte.
A parlare con «FarWest», il programma di inchieste di Rai 3 condotto da Salvo Sottile e in onda venersì 15 alle 21.25 è l’avvocato Paolo Siniscalchi, del collegio di difesa degli Elkann. Intervistato da Maria Laura Cruciani, l’avvocato si sofferma innanzitutto sul tema della residenza di Marella Caracciolo, morta a Torino nel febbraio 2019. Secondo quanto ricostruito dalla procura di Torino anche con le carte emerse dalle perquisizioni – nonché dalle indagini private degli investigatori assoldati da Margherita Agnelli – nonostante la residenza formale in Svizzera Marella avrebbe passato negli ultimi dieci anni più tempo in Italia che all’estero.
Dunque è da considerare cittadina italiana dal punto di vista fiscale, con tutte le conseguenze che ne derivano sotto il profilo del pagamento delle tasse e soprattutto della legge di successione applicabile: quella svizzera consente i patti successori (come quello che nel 2004 comportò la perdita della qualità di erede di Margherita Agnelli), quella italiana invece protegge sempre l’erede e il suo diritto a una quota di legittima sull’eredità.
Quello della residenza è però un tema «molto complesso che comunque non può essere risolto con formule matematiche», sostiene l’avvocato Siniscalchi. «Dobbiamo tenere anche in considerazione che negli ultimi anni della sua vita Marella Agnelli era un soggetto fortemente malato e le sue condizioni di salute hanno sicuramente influito sulla capacità di spostamento. Non mi sembrerebbe giusto che una persona che ha degli impedimenti a muoversi da un punto di vista giuridico debba essere obbligata a spostare la sua residenza e modificare le abitudini di vita, abitudini di vita che risalivano agli anni 70».
Il secondo punto chiave nella difesa degli Elkann è che non esiste alcun patrimonio estero della famiglia. Un patrimonio di oltre 700 milioni, ai valori attuali, che è stato rintracciato dai magistrati in due trust delle Bahamas e risultato investito in un fondo di Pictet, sebbene per i pm si tratti di meri schermi giuridici per mascherare la titolarità di quei beni in capo ai tre Elkann. Siniscalschi sostiene che «non c'è nessun patrimonio occulto dei fratelli Elkann all'estero» e che «il patrimonio estero di Marella Agnelli è stato ricostruito dal pubblico ministero grazie alle dichiarazioni dei redditi che sono state presentate in Italia dei fratelli Elkann. Quindi, per definizione, non può trattarsi di un patrimonio occulto». (riproduzione riservata)