Oltre 4,3 milioni di quote della sicav multicomparto e multiasset di diritto lussemburghese, Private Wealth Management Global Sif, pari a un valore di quasi 600 milioni di euro. Più di 20 milioni di euro di massa ereditaria netta. Oltre 15 milioni di crediti vantati da Marella Caracciolo nei confronti della società lussemburghese Juky. E opere d’arte e gioielli per oltre 170 milioni, fra cui due orecchini con diamante da 78 milioni. È quanto John, Lapo e Ginevra Elkann, i nipoti della vedova dell’avvocato Gianni Agnelli, morta nel 2019, e il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs Robert von Gruenigen avrebbero nascosto al fisco italiano fra il 2015 e il 2020.
I dettagli emergono dal provvedimento di sequestro preventivo di 74,8 milioni disposto il 13 settembre dal gip Antonio Borretta su richiesta della Procura di Torino sull’eredità Agnelli ed eseguito martedì scorso dalla Gdf nei confronti degli indagati. I reati contestati, a vario titolo, ai tre fratelli Elkann e a due professionisti sono frode fiscale e truffa ai danni dello Stato, reati avvenuti dal 2015 al 2020.
Secondo gli inquirenti al fine di evadere l'imposta sul reddito (anche grazie alla «residenza fittizia» fissata a Leunen, vicino a Gstaad, in Svizzera di Marella Caracciolo anziché a Torino a Villa Frescot dove invece la vedova dimorava abitualmente) gli indagati hanno usato due trust «fittizi» delle Bahamas e il meccanismo delle «donazioni false» (in favore dei tre nipoti Elkann) per ridurre la «massa ereditaria» e pagare così meno tasse per quasi 75 milioni di euro. Quanto bloccato poi dai magistrati sui conti degli indagati la scorsa settimana con il blitz delle Fiamme Gialle.
I due trust di tipo familiare con sede a Nassau (capitale delle isole caraibiche a fiscalità privilegiata) sono «The Providenza Settlement» e «The Providenza Il Settlement», veicoli in cui secondo gli inquirenti sono stati «conferiti beni di Marella Caracciolo produttivi di reddito di capitale sottratto all’imposizione».
Nel mirino sono finite in particolare «4.352.171,86667 quote della sicav lussemburghese (creata nel 2009) Private Wealth Management Global, sottoscritte nel 2014 e nel 2018 con un valore di carico pari a 481.164.286,66 euro e un valore alla data del decesso della Caracciolo pari a 597.901.371,04 euro». Fra le donazioni fittizie risultano due «orecchini con diamanti del valore di euro 78 milioni» che risulta regalato da Marella alla nipote Ginevra, un pendente con diamanti da 5 milioni, due spille con zaffiro, smeraldi e diamanti del valore complessivo di 1,4 milioni e un anello con diamanti da 2,6 milioni.
Alcuni di questi, secondo il gip, erano stati invece inventariati post-mortem come beni regalati a John Elkann o alla moglie dell’amministratore delegato di Exor, Lavinia Borromeo. Un indizio è un documento redatto il 10 settembre 2019 (dopo il decesso della Caracciolo) che sarebbe stato preparato per associare ad ogni 'regalo' una ricorrenza: anniversari, compleanni, nascite di figli.
Inoltre, sempre dal provvedimento di sequestro preventivo emerge che fra il piccolo esercito di familiari, avvocati, commercialisti, segretarie e collaboratori domestici arruolati per fingere che Marella risiedesse stabilmente in Svizzera anziché a Torino, un ruolo centrale è esercitato da Paola Montaldo. È la segretaria personale di Donna Marella dal 2005 fino alla morte della vedova Agnelli che per le sue mansioni ha avuto diversi inquadramenti contrattuali nella galassia di società afferenti a Exor e anche nello studio del commercialista Ferrero. Per tre anni però ha lavorato in nero, pagata mille euro al mese.
Oltre alle questioni fiscali, sullo sfondo c’è la lunga guerra ereditaria fra Margherita Agnelli e i figli di primo letto. L’indagine infatti prende spunto dall’esposto della madre di John, Lapo e Ginevra che mette a nudo la realtà patrimoniale della famiglia e parla apertamente della presunta strategia per estrometterla dall’asse ereditario. Gli investigatori del Nucleo di polizia economico-finanziario della Gdf hanno ricostruito quello che per i pm appare uno «schema fraudolento».
Se nel processo penale verrà dimostrato che la residenza elvetica di Marella Caracciolo era fittizia, questo rischia di condizionare l’esito dello scontro per la spartizione della gigantesca eredità in corso davanti sia alla giustizia italiana che a quella svizzera. Asset fra cui anche la Dicembre, cassaforte in mano ai tre fratelli Elkann che attraverso il 40% della Giovanni Agnelli Bv, controlla l’impero da 35,5 miliardi di partecipazioni in Exor.
«A fronte dello stillicidio di documenti che dovrebbero essere discussi nelle aule giudiziarie, e che vengono invece diffusi in modi che non consentono alcun giusto contradditorio, rinnoviamo la ferma convinzione di poter dimostrare l’estraneità alle accuse dei nostri assistiti», hanno precisato i legali che assistono gli Elkann. «Ribadiamo che il sequestro disposto - concludono gli avvocati - è ingiustificato: i fratelli Elkann hanno sempre assolto i loro oneri fiscali e i loro beni sono alla luce del sole». (riproduzione riservata)