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Eredità Agnelli, ecco le carte segrete delle società di John Elkann in Liechtenstein

23 febbraio 2024, 21:52 Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2024, 11:20

I magistrati di Torino che indagano sull’eredità Agnelli hanno fatto emergere l’esistenza di due società riconducibili a John Elkann in Liechtenstein, Blue Dragons AG e Dancing Tree AG. Milano Finanza ha letto bilanci e documenti ufficiali dei due veicoli. I legami con le società offshore dell’Avvocato e la contesa di Margherita Agnelli per la successione di Marella Caracciolo

Le carte delle società di Elkann, Blue Dragons e Dancing Tree, con sede in una fiduciaria del Liechtenstein
Le carte delle società di Elkann, Blue Dragons e Dancing Tree, con sede in una fiduciaria del Liechtenstein

Draghi blu e alberi danzanti: immagini che evocano il mondo delle fiabe, storie straordinarie, luoghi esoterici, misteri e segreti. E di segreti ne custodiscono diversi, le due società emerse come di proprietà di John Elkann in Liechtenstein, appunto Blue Dragons AG e Dancing Tree AG: veicoli di investimento domiciliati presso la fiduciaria Tremaco nella cittadina di Eschen, negli uffici al 91 di Essanenstrasse.

Sono strutture tipiche di chi investe capitali ma che, come tutto quello che riguarda la dinastia Agnelli-Elkann, attira attenzioni e suscita curiosità. Anche perché si tratta di società rimaste sconosciute fino al 31 ottobre dell’anno scorso: solo quel giorno il presidente di Stellantis e amministratore delegato di Exor, nonché dominus della galassia Agnelli, ha presentato al fisco le dichiarazioni integrative per gli anni 2019-2020-2021 indicando, nel quadro FC, la presenza di redditi ottenuti tramite società estere, tra le quali le due con sede nel Principato noto per la riservatezza offerta ai grandi patrimoni internazionali.

Le carte dei pm di Torino

Le carte delle società di Elkann, Blue Dragons e Dancing Tree, con sede in una fiduciaria del LiechtensteinJohn Elkann
John Elkann

Labili tracce della Blue Dragons erano in verità comparse sui terminali della Guardia di Finanza già nel luglio 2023 durante un’ispezione antiriciclaggio del nucleo speciale di polizia valutaria nei confronti della P Fiduciaria, collegata a un mandato fiduciario intestato appunto a John Elkann. Lo annotano il procuratore aggiunto di Torino Marco Gianoglio e i sostituti Mario Bendoni e Giulia Marchetti nel decreto di perquisizione dell’8 febbraio che rivela anche le dichiarazioni integrative di Elkann.

Un atto clamoroso, quel decreto: ha portato le Fiamme Gialle fin dentro Villa Frescot, la storica reggia dell’Avvocato sulle colline di Torino oggi residenza del suo successore alla guida del gruppo automobilistico e fino al 2019 abitata da Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli e nonna di John Elkann.

Contesa ventennale sull’eredità

Marella è la madre di Margherita Agnelli, la donna che, rimettendo in discussione gli accordi del 2004 sulla successione dei genitori che allora le fecero ottenere 1,3 miliardi di euro, ha dato vita a una dura contesa legale e da un anno, con un esposto, anche all’inchiesta penale di Torino.

L’indagine ruota su una presunta frode fiscale per le tasse non pagate sul vitalizio che per anni Margherita ha versato alla madre in virtù di quell’accordo transattivo e patto successorio di vent’anni fa. Il figlio di Margherita John Elkann, il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grunigen sono indagati in concorso nel presunto reato di Marella Caracciolo, ovviamente non più perseguibile essendo scomparsa nel febbraio 2019.

Società tuttofare

Le due società estere oggi riconducibili a John Elkann, che potrebbero aver assorbito beni appartenuti a donna Marella, sono veicoli tuttofare. L’oggetto sociale è quanto mai vasto, tipico delle holding: «L’acquisto e l’amministrazione di partecipazioni in altre società aziende in patria e all’estero». Ma è la loro attività a suscitare l’interesse dei magistrati e degli investigatori del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza.

La Blue Dragons AG nasce il 28 luglio 2017 con un capitale essenziale, appena 45 mila euro. Ma si muove subito in maniera decisa: a fine anno risulta avere già 8,1 milioni di euro in attività finanziarie, un milione e mezzo in crediti e 231 mila euro in cassa. Da dove arrivano questi soldi? Sono praticamente tutti a debito: a bilancio risulta un finanziamento di 11,5 milioni, garantito da un pegno. Tuttavia il primo anno di vita non va bene per la Blue Dragons: chiude in perdita per 1,7 milioni.

Non va meglio il 2018: a fine anno la perdita registrata è di poco più di un milione, mentre i debiti lievitano a 15,7 milioni. La società è comunque più viva che mai: gli attivi finanziari salgono a 12,5 milioni, più circa un altro mezzo milione in titoli. Insomma gli affari si fanno. Ma vanno male. E i debiti si accumulano.

L’anno successivo - quello della scomparsa di donna Marella - la situazione migliora: per la prima volta arriva un utile operativo di 1,2 milioni. Gli attivi finanziari crescono a 19,4 milioni e spunta una cassa liquida per 5,4 milioni. Ma cresce esponenzialmente anche il debito, a 26,8 milioni, sempre gravato da garanzie reali. Il bilancio si chiude per la terza volta di fila con una perdita di 1,5 milioni a causa dei rossi dei due anni precedenti.

Lo schema si ripete nel 2020. La società è diventata più grande: gli attivi finanziari salgono a 35 milioni, i titoli in portafoglio a 1,8 milioni, e altrettanti sono i crediti. Ma la cassa è stata prosciugata: dei 5,4 milioni dell’anno prima non c’è praticamente più traccia. E i debiti? Quasi raddoppiati a 46,5 milioni. E si fa ancora più pesante la perdita: - 6,3 milioni.

Dove investono i draghi blu

Su quali cavalli Blue Dragons abbia puntato i soldi non è chiaro. Ci sono poche tracce da seguire per individuare gli investimenti di società protette da una rigida riservatezza. Una porta in Germania, dove ha sede il fondo d’investimento Berlin Innovator Ventures 1 Gmbh (Biv1), attivo dal 2019, come ricostruito da La Verità. Altre portano negli Stati Uniti: Blue Dragons risulta aver investito in una società di criptovalute finita in bancarotta nel 2022, Celsius Network, e nella società mineraria quotata al Nasdaq The Metal Company, come rivelato dal Corriere della Sera.

Il focus della società sembra essere quello dei settori di frontiera: secondo quanto risulta a Milano Finanza nel 2021 entra come seed investor nella startup britannica Peptone ltd, società di biofisica traslazionale con sede anche in Svizzera, a Bellinzona, fondata dal fisico Kamil Tamiola e specializzata nella ricerca sulle proteine e che sta, fra l’altro, portando avanti ricerche sul cancro alla prostata. Ad oggi, Blue Dragons risulta ancora tra i soci di Peptone.

È proprio nel 2021 - l’ultimo esercizio per il quale Milano Finanza è riuscito a ottenere informazioni – gestori e titolari della Blue Dragons si regalano qualche sorriso: l’utile realizzato è di oltre 4,2 milioni. Ad esso dovrebbe aver contribuito la vendita delle 500 mila azioni di The Metal Company (Tmc), che ha portato in cassa circa 2 milioni di euro e verosimilmente un profitto. In ogni caso a fine anno gli utili vengono mangiati anche stavolta dalle perdite pregresse e il bilancio si chiude per l’ennesima volta in negativo: -3,65 milioni portati a nuovo.

Chi sembra non farsi problemi di questo andamento gestionale sono i creditori (o il creditore): a fine 2021 l’esposizione è esplosa a 60 milioni di euro tondi. Tutto in soli quattro anni, per una società con bilanci in costante rosso e appena 45 mila euro di capitale. Non pare proprio la fotografia di una gestione oculata. Ma i revisori della Aac Revision non muovono osservazioni. Forse anche perché il focus è sulle startup e queste, si sa, non producono immediatamente profitti.

L’albero che balla tra i debiti

L’altra società non è da meno. La più giovane Dancing Tree AG, costituita il 28 luglio 2020 sempre dal fiduciario Johannes Matt attraverso la sua Tremaco, condivide con Blue Dragons sede legale, amministratori (Matt e il suo collega Christian Bolleter) e comportamento operativo: capitale sociale di appena 46 mila euro, attività finanziarie per 1,71 milioni a fronte di debiti per 1,76 milioni. Risultato? In appena cinque mesi perde 73 mila euro.

L’anno dopo, 2021, tutti i numeri lievitano: attività finanziarie per 5,2 milioni, debiti per 5,3 milioni e perdita di 103 mila euro. Degli investimenti stavolta nessuna traccia, almeno finora. Fonti vicine alla famiglia non commentano, in quanto si tratta di società che rientrano nel profilo privato del contribuente Elkann, e del tutto legittime.

I legami con il passato

Queste società hanno almeno due legami con i veicoli offshore che per anni hanno custodito il tesoro estero di Gianni Agnelli. In Essanenstrasse 91 è domiciliata Bundeena Consulting inc, società incorporata alle British Virgin Islands. È la holding emersa nell’ambito di un procedimento penale aperto anni fa in Svizzera, sempre su impulso di Margherita, e poi archiviato. Oltre alla sede, le società condividono l’amministratore: Johannes Matt era director di Bundeena, mentre Bolleter è stato socio del fiduciario storico di Gianni Agnelli, lo svizzero Siegfried Maron.

Di questa e di altre tre società offshore - Silver Tioga, Layton e Sikestone - Marella Caracciolo risulta dalle carte come beneficiario economico, con centinaia di milioni depositati nel 2004. Anche su questo tesoro estero dell’Avvocato, poi passato a Marella e da lì forse a John e ai suoi fratelli Lapo e Ginevra, sono in corso verifiche da parte degli inquirenti torinesi così come su presunti ulteriori possibili reati fiscali, come emerge dall’avviso di garanzia.

Elkann risulta indagato non per quanto riguarda le sue dichiarazioni fiscali ma solo per concorso in quelle della nonna. I suoi avvocati Paolo Siniscalchi, Federico Cecconi e Carlo Re in una nota hanno escluso l’esistenza di fondi nascosti, perché quelli dell’Avvocato erano già noti «da anni» e «perché gli stessi fondi sono stati regolarmente dichiarati al fisco dal nostro assistito, che ha pagato le imposte dovute e continuerà a farlo». I legali hanno poi ribadito che «l’attuale assetto proprietario della Società Dicembre», la holding al centro dell’impero Exor e cuore della contesa successoria portata avanti da Margherita con l’assistenza dell’avvocato Dario Trevisan, «che è stato definito oltre 20 anni fa e che riflette la precisa volontà dell’Avvocato Agnelli nell’assicurare continuità alle attività della famiglia, volontà arcinota e accettata da tutti gli interessati quando ancora egli era in vita, non può in alcun modo essere messo in discussione».

Restano alcune domande, alla quale per ora non si trova risposta presso fonti vicine a Elkann, in quanto le società non sarebbero attinenti all’inchiesta: perché il ricorso a una fiduciaria? Chi è il creditore, e quali beni sono stati dati in pegno? E soprattutto: perché fino allo scorso ottobre Elkann non aveva dichiarato al fisco i redditi da questi due veicoli, attirando così l’attenzione degli inquirenti sui segreti custoditi nella fiduciaria di Essanenstrasse 91 a Eschen, Principato del Liechtenstein? (riproduzione riservata)



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