La data da segnare sul calendario è giovedì 10 luglio. È il giorno fissato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per l’opinione dell’avvocato generale Maciej Szpunar sulla vicenda che oppone Meta all’Autorità italiana per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) italiana. Il colosso guidato da Mark Zuckerberg contesta il regolamento italiano sull’equo compenso da pagare agli editori, sostenendo che sia in contrasto con le leggi europee. A dicembre 2023 il Tar del Lazio ha chiesto l’intervento della Corte Ue per dirimere la questione e, un anno e mezzo dopo, la fine della contesa si avvicina: le opinioni dell’avvocato generale non sono vincolanti ma spesso sono accolte dalla Corte.
A gennaio 2022 l’Agcom ha varato un regolamento (delibera n. 3/23/CONS) per stabilire un «equo compenso» che le piattaforme devono corrispondere agli editori dei prodotti giornalistici online. Il compenso è calcolato sulla base dei ricavi pubblicitari che soggetti come Meta e Google generano grazie all’utilizzo dei contenuti giornalistici e può arrivare fino al 70%.
Meta si è opposta fin da subito alle regole italiane sostenendo che siano in conflitto con la direttiva europea sul diritto d’autore e che violino il principio di libertà d’impresa.
La disputa ha visto un’alternanza di decisioni. Nel 2023 il Tar del Lazio ha accolto alcune istanze di Meta, rimandando la questione alla Corte di Giustizia Ue e sospendendo il regolamento. Tuttavia, a marzo 2024 il Consiglio di Stato ha ripristinato l’efficacia delle norme Agcom, revocando la sospensiva del Tar.
Ora la palla passa al polacco Maciej Szpunar, avvocato generale della Corte Ue, che il 10 luglio renderà nota la sua opinione. La posizione della giustizia europea farà da guida alle autorità italiane nella conclusione della contesa. (riproduzione riservata)