La maxi-scoperta a gas che Eni ha fatto in Egitto potrebbe andare anche a rafforzare le forniture di energia verso l’Europa. Il gruppo guidato dall’ad Claudio Descalzi infatti potrebbe concordare di destinare all’export una parte della produzione invece di riversalra interamente sul mercato domestico egiziano. Le stime preliminari in base ai dati del pozzo esplorativo Denise W 1 indicano un potenziale importante:56 miliardi di metri cubi, ai quali si aggiungono 130 milioni di barili di condensati associati. «Il meccanismo di valorizzazione commerciale della produzione di Denise sarà definito e concordato tra le parti nell’ambito del Piano di Sviluppo, tenendo conto delle condizioni di mercato dominanti», fanno sapere da Eni, aggiungendo che il giacimento si trova nell'area offshore di Temsah, «dove le infrastrutture di produzione sono pronte per consentire uno sviluppo rapido. Il punto di arrivo a terra sarà l'impianto di El Gamil, già operativo. Prevediamo di poter prendere una decisione sullo sviluppo nei prossimi mesi, in linea con il nostro approccio accelerato».
Nei piani del gruppo guidato dall’ad Claudio Descalzi, oltre al pozzo Denise W-1, nel corso del 2026 e all'inizio del 2027 c’è la perforazione di altri pozzi esplorativi nell’area egiziana del Mediterraneo.
La taglia della scoperta ha acceso l’interesse degli analisti: Equita stima un valore netto per Eni di 150-300 milioni di euro. «Nel complesso», osserva la banca d’affari, «la notizia è positiva in quanto rafforza ulteriormente la visibilità sulla crescita futura e conferma la capacità del gruppo di generare valore attraverso esplorazione mirata e sviluppo efficiente». L’eventuale disco verde all’ export seguirebbe l’annuncio di Eni dalla Libia il 16 marzo, con le scoperte Bess 2 e Bess 3 da oltre 28 miliardi di mc di gas, da destinare sia al mercato domestico che all’esportazione verso l’Italia attraverso il Greenstream.(riproduzione riservata)