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Claudio Descalzi, ceo Eni
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Eni, per Barclays il titolo può arrivare a 28,5 euro

di Angela Zoppo
24 marzo 2026, 12:30 Ultimo aggiornamento: 12:55

La banca d’affari aumenta il prezzo obiettivo di Eni e stima un upside superiore al 23%, che proietta il gruppo verso una capitalizzazione di oltre 90 miliardi di euro. Ecco quali sono i driver per un ulteriore allungo in borsa. | Col petrolio oltre i 90 dollari Eni distribuirà un dividendo straordinario

Eni è sulla strada verso una capitalizzazione di mercato di 100 miliardi di dollari, 92 miliardi di euro al cambio attuale. La stima è di Barclays, che ha esaminato nel dettaglio conti e previsioni del gruppo guidato dall’ad Claudio Descalzi dopo l’aggiornamento del piano industriale, alla luce del nuovo contesto geopolitico.

La banca d’affari ha alzato il prezzo obiettivo dal precedente target di 27 euro, portandolo a 28,5 euro, con un upside superiore al 23% rispetto all’attuale quotazione del titolo, scambiato a 22,7 euro (il dato è di martedì 24 marzo, alle ore 12). A far salire il target price è la crescita del flusso di cassa libero delle attività upstream superiore alle aspettative fino al 2030.

In luce agli occhi degli analisti, la guidance sulla produzione rivista al rialzo ed estesa appunto fino al 2030, «evidenziando il vantaggio in termini di risorse di cui dispone il gruppo».

Cosa può spingere il titolo

La crescita della produzione del 3-4% l’anno in rialzo «in un mondo in cui consideriamo la scarsità di risorse un fattore chiave per i mercati», e un previsto tasso di sostituzione delle riserve del 140% nel periodo 2026-2030 sono elementi che fanno del gruppo «un insieme di asset interessanti».

Bene anche la linea adottata sui dividendi. «La politica di restituzione di liquidità», riassume Barclays, «prevede che il 100% del flusso di cassa incrementale in uno scenario superiore a 90 dollari/barile di Brent (o quando il prezzo del gas al Ttf supererà i 54 euro/Mwh, e i margini di raffinazione saranno superiori a 9 dollari al barile) venga distribuito tra gli azionisti», come dividendo straordinario. Incluso anche il potenziale incremento del buyback, «la politica di restituzione rappresenta un rendimento del 7-15% per il 2026 in un intervallo compreso tra 70 e 120 dollari al barile per il Brent, tra 36 e 70 euro/Mwh per il Ttf e tra 6 e 10 dollari al barile per i margini di raffinazione».

Ma il fattore decisivo è un altro: il miglioramento del flusso di cassa libero per barile, atteso in crescita di oltre il 50% nel periodo 2025-2030. «Questo dato è superiore alle nostre precedenti ipotesi e riflette sia minori investimenti, sia costi inferiori, sia un margine di profitto più elevato. Questo è il fattore chiave che ha portato al nostro aumento del prezzo obiettivo», spiega Barclays.

Eni, sottolineano gli analisti, «è diventata una partecipazione di riferimento nel settore energetico e il nostro nuovo prezzo obiettivo di 28,5 euro implica una capitalizzazione di mercato per la società di 100 miliardi di dollari (circa 92 miliardi di euro, ndr)». Al momento, il market cap di Eni è di circa 69 miliardi di euro.

Il nuovo assetto di Plenitude

Viene visto con favore anche il deconsolidamento di Plenitude per passare al controllo congiunto col fondo azionista Ares. La valutazione azionaria pre-money della società è pari a 10,75 miliardi di euro (con un valore d'impresa implicito di 13,1 miliardi di euro). In base alla nuova governance post-aumento di capitale, Eni dovrebbe detenere una partecipazione vicina al 65%. Per Barlcays, «un vantaggio chiave del deconsolidamento è la riduzione dell'indebitamento di circa 3 punti percentuali, secondo le nostre stime».

L’unico aspetto negativo nell’analisi è Versalis: gli obiettivi sono stati esplicitamente descritti come «ricalibrati, a seguito del deterioramento dello scenario». Il punto di pareggio dell'ebit è stato infatti posticipato al secondo semestre del 2028 e quello del flusso di cassa libero al 2029, con tagli ai costi fissi di 330 milioni di euro previsti entro il 2028. «Questa è una chiara ammissione che la ristrutturazione del settore chimico sta richiedendo più tempo e si trova ad affrontare un contesto più difficile rispetto a quanto previsto in precedenza», concludono gli analisti. (riproduzione riservata)



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