Il gap di valutazione si è chiuso e Hsbc taglia il rating su Eni dopo la forte performance da giugno e il conseguente minor appeal della valutazione. In effetti, l’azione si è rivalutata in modo significativo negli ultimi mesi con un +20% dal 2 giugno, oltre la media del +6% dei competitor europei nello stesso periodo.
Sulla base delle previsioni aggiornate da Hsbc, ora il colosso oil guidato da Claudio Descalzi quota in linea con la media del settore sulla base del multiplo prezzo/free cash flow. Lo sconto medio di Eni rispetto a BP, Shell e Total si è ridotto al 17% dal 28% medio degli ultimi due anni, allineandosi ora allo sconto medio decennale.
Anche il rendimento di Eni per quanto riguarda la distribuzione della cassa è ora in linea con la media dei peer per il periodo 2025-2027, circa il 10%. «Con il divario di valutazione ormai chiuso, il profilo di rischio asimmetrico che in precedenza sosteneva il nostro rating buy è svanito», si legge nel report di Hsbc.
Operativamente, prosegue la banca d’investimento, la storia di crescita di Eni rimane intatta. Infatti, «riteniamo che la società continuerà a generare una forte crescita nei suoi business, mantenendo coerenza e resilienza operativa. L’esecuzione strategica dell’azienda rimane impressionante, a nostro avviso, grazie al modello di esplorazione duale, alla strategia satellitare, alla disciplina nell’allocazione del capitale e a una strategia di transizione equilibrata, anche se riteniamo che tutti questi meriti siano ormai riflessi equamente nell’attuale valutazione del titolo», spiega Hsbc.
I conti del terzo trimestre del 2025 hanno mostrato un set di risultati solidi dal punto di vista operativo e la società ha aggiornato la guidance. In particolare, il buyback per il 2025 è stato aumentato a 1,8 miliardi di euro da 1,5 miliardi. Altri aggiornamenti positivi hanno riguardato il free cash flow from operations (a 12 miliardi), la produzione (a 1,71-1,72 mbd), oltre a un capex netto inferiore a 5 miliardi e a una leva finanziaria ridotta (15-18%).
Pur aumentando il target price da 16,30 a 16,50 euro (-0,35% a 15,886 euro l’azione in chiusura il 28 ottobre), dopo aver alzato la stima di utile netto per il 2025 a 4,693 miliardi (5,266 miliardi nel 2024), Hsbc ha tagliato il rating su Eni da buy a hold. «Nonostante la forza operativa e la solida esecuzione strategica, abbassiamo il rating a hold poiché la forte performance del prezzo dell’azione ha eroso la valutazione precedentemente interessante. Lo sconto rispetto ai competitor si è notevolmente ridotto, inoltre abbiamo ridotto le stime sul flusso di cassa per il periodo 2025-2027 del 3% in media: a 12,455 miliardi nel 2025 dai 13,590 miliardi del 2024, a 12,109 miliardi nel 2026 e a 12,953 miliardi nel 2027», precisa Hsbc che in ogni caso vede aumentare il dividendo a valere sul bilancio 2025 a 1,05 euro per azione (rendimento del 6,6%). A 1,10 euro (yield del 7%), a 1,16 euro (yield del 7,3%) e a 1,22 euro negli esercizi successivi.
Hsbc ritiene che gli investitori potrebbero tornare a guardare con entusiasmo a Eni se si verificasse una o più delle seguenti condizioni:
? Un reset della valutazione che comporti una correzione del prezzo del titolo del 10-15%, ripristinando uno sconto chiaro rispetto ai competitor.
? Miglioramento rilevanti della guidance guidati da forza operativa (non dai prezzi delle materi prime, petrolio in primis).
? Maggior visibilità sulle future dismissioni per sostenere la distribuzione del capitale e il bilancio.
? Nuove partnership nel business upstream che possano ulteriormente rafforzare il modello satellitare e il portafoglio upstream complessivo.
«Fino ad allora, riteniamo che Eni sia correttamente valutata a questi prezzi, con un profilo rischio-rendimento bilanciato. La sua expertise in esplorazione, l’agilità del portafoglio e la disciplina nel ritorno del capitale continuano a rappresentare un benchmark tra i peer. Tuttavia, dopo la performance rilevante dell’azione, riteniamo che questo caso di investimento non sia più sostenuto da un chiaro vantaggio asimmetrico tra upside e rischi. Per questo motivo», conclude Hsbc, «abbassiamo il rating a hold in attesa di un punto di ingresso migliore o di nuovi catalizzatori prima di reinvestire». (riproduzione riservata)