I risultati del primo trimestre 2026 di Eni, diffusi venerdì 24 aprile, hanno trovato una prima risposta positiva in borsa, con il titolo in leggero rialzo a 23,50 euro (+ 1,2%) al netto di qualche oscillazione più contenuta tra 0,6 e 0,9%. I giudizi delle principali banche d’affari convergono nel ritenere i conti del trimestre leggermente inferiori alle attese, ma promuovono all’unanimità la revisione al rialzo delle guidance sul flusso di cassa (+ 20% a 13,8 miliardi di euro) e il conseguente rafforzamento del piano di buyback, quasi raddoppiato da 1,5 a 2,8 miliardi di euro. Resta, invece, una forchetta ampia sul prezzo obiettivo.
Ecco di seguito le prime reazioni degli analisti.
Il punto di partenza sono i risultati del trimestre sono stati leggermente inferiori alle attese, con l’utile operativo adjusted sotto le stime. Tuttavia, rispetto alla revisione dello scenario comunicata da Eni — Brent a 83 dollari/barile, Ttf a 50 euro/Mwh, margine di raffinazione a 8 dollari/barile — Banca Akros valorizza soprattutto l’impatto sul flusso di cassa operativo per l’intero 2026 e la decisione di tradurre l’upside nel forte incremento del buyback, letto come un segnale di rafforzamento della remunerazione agli azionisti con maggiore visibilità sui flussi di cassa.
Sul fronte operativo, la banca conferma positivamente anche la crescita della produzione attesa per l’anno in corso, indicata da Eni tra il 3% e il 4%. Raccomandazione buy e target price a 26 euro confermati.
Anche Barclays sottolinea Il primo trimestre inferiore alle attese,precisando che i risultati sono stati penalizzati dalle fermate tecniche nel downstream. Sull’utile operativo adjusted di 2,4 miliardi, Barclays osserva uno scarto del 6% rispetto al consenso, mentre sul Cffo ante capitale circolante di 2,8 miliardi la banca registra un divario ancora più marcato, il 14% sotto il consenso e il 19% sotto le proprie stime, in parte per l’assorbimento di capitale circolante nel trimestre.
L’upstream si conferma solido e in linea con le attese. Rispetto al miliardo di boe di nuove risorse scoperte da inizio anno comunicato da Eni tra Angola, Costa d’Avorio, Libia, Egitto e Indonesia, Barclays sottolinea come questo dato, combinato con la revisione al rialzo del flusso di cassa e del programma di riacquisto di azioni proprie, giustifichi una visione costruttiva sul titolo, con reazione del mercato attesa positiva. Giudizio overweight, target price a 28,50 euro.
Anche Citi si sofferma commenti sui risultati del primo trimestre inferiori alle attese, con l’utile netto adjusted di 1,3 miliardi circa il 15% sotto il consenso e un divario simile sul flusso di cassa operativo. Come nesso di causa/effetto rispetto ai dati diffusi da Eni, Citi aggiunge alla manutenzione programmata del downstream anche la pressione sui margini della chimica, elementi che però potrebbero migliorare e favorire un secondo trimestre più solido.
Sul rialzo del buyback a 2,8 miliardi, Citi osserva che la decisione riflette non solo le maggiori aspettative sul prezzo del petrolio ma anche una propensione a tollerare un indebitamento più elevato rispetto ai principali concorrenti, con la leva (debito netto/Cffo) salita a 1,5 volte, il livello più alto dal terzo trimestre 2021. Il nodo centrale per la banca resta la valutazione: rispetto al multiplo Ev/Dacf di circa 7,9 volte sul quale il titolo tratta, Citi nota come Eni sia ora a premio rispetto a TotalEnergies a 7,5 volte, lasciando poco spazio a una sovraperformance relativa. Giudizio neutral, target price a 24 euro.
Anche per Equita i risultati trimestrali inferiori alle attese sono interamente riconducibili al downstream (raffinazione tradizionale e bio) penalizzato da manutenzioni programmate e bassi tassi di utilizzo, che hanno impedito di catturare il picco dei margini di marzo 2026. Si sottolinea che l’upstream (Global Natural Resources) si conferma invece solido, nonostante volatilità e ritardi temporali nei prezzi di realizzo. Equita si sofferma anche sul debito, in linea alle attese con un peggioramento su base sequenziale di 1.4 miliardi in quanto la generazione di cassa è stata penalizzata dal circolante in conseguenza del rialzo dei prezzi delle commodity energetiche e della stagionalità.
La conclusione è che il set di risultati/outlook abbia implicazioni positive per il titolo, dal momento che la frenata è di natura temporanea, con forte rimbalzo atteso dal secondo trimestre. L’upgrade del outlook, inoltre, mostra la fiducia della società nei risultati 2026. Apprezzati anche il piano di buyback molto più forte delle attese e la performance esplorativa che continua a supportare la crescita strutturale della produzione. Giudizio buy con prezzo obiettivo a 26,5 euro.
Anche per la banca d’affari il divario rispetto alle attese è spiegato quasi interamente dalla manutenzione programmata nel downstream. Rispetto all’utile netto adjusted di 1,30 miliardi e all’ebit adjusted di 3,54 miliardi, Morgan Stanley registra uno scarto rispettivamente del 13% e di 290 milioni sotto il consenso. Sottolinea, invece, che l’upstream ha registrato una produzione in crescita del 9% e risultati in linea con le attese, sostenuti dalla crescita in Congo e Norvegia e dalla disciplina sui costi.
Rispetto al Cffo ante capitale circolante di 2,88 miliardi, Morgan Stanley osserva un divario di 470 milioni sotto il consenso, ma sufficiente a coprire il dividendo. Sul contributo all’ebit del settore Gas & Power a 1,3 miliardi, come sulla revisione al rialzo delle stime per Cffo e buyback la banca esprime una valutazione positiva. Tuttavia, a differenza di Barclays e Akros, Morgan Stanley ritiene che dopo il recente rally del titolo la reazione del mercato possa essere neutrale. Giudizio equal-weight, target price a 25,30 euro.
(riproduzione riservata)