Il titolo Eni sovraperforma il mercato con un +1,58% a 15,92 euro (indice Ftse Mib +0,12% a 42.748 punti) grazie alla promozione di Ubs da neutral a buy. «Eni è stata una delle società energetiche europee con le migliori performance nel 2025, di riflesso all’esecuzione solida della sua strategia. L’azienda presenta uno dei profili di crescita più interessanti del settore, con un tasso medio annuo di crescita della produzione del 5% fino al 2028, mentre secondo la nostra analisi è quella con i piani di spesa di maggior qualità, con un tasso interno di rendimento sugli investimenti di oltre il 16%», si legge nella nota di Ubs.
Questo, insieme alla ristrutturazione del comparto chimico, può generare, secondo Ubs, una forte ripresa dei rendimenti, il che a sua volta giustifica un continuo re-rating in borsa del titolo, di cui la banca d’affari ha anche alzato il prezzo obiettivo da 15,5 a 18 euro per azione (+13% di potenziale ulteriore upside rispetto alla quotazione attuale).
Ubs ha anche osservato che Eni dispone di una divisione upstream leader nel settore, grazie al successo del suo team di esplorazione e alla capacità unica di mettere in produzione i progetti rapidamente dopo la scoperta.
Di conseguenza, la società ha ora il profilo di crescita più attraente tra le major oil globali, con un tasso medio annuo di crescita della produzione del 5% fino al 2028 e una dotazione di risorse superiore del 20% rispetto alla media. «Ci aspettiamo che l’aumento della produzione dei nuovi progetti guidi una ripresa decisa del rendimento medio del capitale impiegato nell’upstream: +4 punti percentuali entro il 2030», prosegue Ubs.
Al contempo, Eni ha destinato più capitale alla crescita (20% circa) rispetto al settore (15%) e l’analisi di Ubs evidenzia una quota maggiore rivolta a progetti con ritorni più elevati. «Rileviamo che l’azienda presenta il più alto tasso interno di rendimento sulla crescita del capex, pari al 16,2%, +2 punti percentuali rispetto alla media, riflettendo un set di opportunità più ampio derivante dalle attività nelle risorse naturali e nel business della transizione energetica che ci aspettiamo contribuiscano ad aumentare i rendimenti nel tempo», prevede Ubs.
Ma non mancano punti critici, uno dei principali è il basso rendimento del free cash flow yield di Eni, pari al 5%. Tuttavia, spiega Ubs, «riteniamo che questo dato sia fuorviante, poiché non tiene adeguatamente conto della crescita o della qualità dei progetti del gruppo. Rettificato per il capex di mantenimento (ciò che l’azienda deve spendere per mantenere stabile la produzione e operare normalmente, ndr), risulta che il titolo tratta con un premio più contenuto rispetto ai competitor, nonostante offra una crescita più interessante e di maggior qualità, con un tasso medio annuo di crescita dell’utile per azione», precisa la banca d’affari, «del 20% fino al 2028 contro il 9,5% del settore».
Fatte queste premesse, Ubs ha alzato le stime di utile per azione su Eni in media del 16% nel periodo 2025-2028 (da 1,54 a 1,63 euro, oltre la stima del consenso a 1,54 euro; da 1,40 a 1,61 euro, anche in questo caso sopra la stima del consenso a 1,57 euro; da 1,80 a 2,09 euro vs 1,84 euro del consenso, rispettivamente), scontando un incremento delle stime di produzione nell’upstream e dei margini di raffinazione. Ma anche un miglioramento del dividendo a 1,05 euro (rendimento del 6,7%) per azione nel 2025, a 1,10 euro (yield del 7%) nel 2026 e a 1,16 euro (yield del 7,4%) nel 2027.
«Questo porta all’aumento del 16% del nostro target price a 18 euro per azione. Nel frattempo, però, i nostri dati sul livello di concentrazione degli investitori mostrano che il posizionamento si è indebolito, con l’interesse short salito ora al 7,1%», avverte Ubs.
Anche Equita continua a puntare (buy) su Eni (target price a 16,50 euro). «La nostra stima sul Brent 2026 a 75 dollari al barile potrebbe risultare ottimistica alla luce dei recenti accumuli di scorte e della maggior offerta da parte dell’Opec+, il consenso già sconta uno scenario piuttosto ribassista per il 2026 a 60 dollari al barile», sottolinea la Sim.
Tuttavia, il ripensamento delle ipotesi Iea rappresenta un potenziale turning point per il settore: se viene meno la narrativa di transizione rapida, allora è lecito attendersi un progressivo re-rating dei multipli. Attualmente il comparto oil tratta ancora a sconto del 20% rispetto all’indice Stoxx 600 (da 40-50% nel 2022), ma in uno scenario di stabilizzazione macro e resilienza dei fondamentali, lo spazio per una normalizzazione resta aperto. (riproduzione riservata)