Plenitude, la controllata green di Eni, cambia assetto e governance. Giovedì 19 marzo, a margine del Capital Market Day per l’aggiornamento del piano industriale, la capogruppo ha annunciato di aver avviato insieme agli attuali soci Ares Management Alternative Credit funds (20%) ed Energy Infrastructure Partners (10%) un riassetto della compagine azionaria di Plenitude che porterà al controllo congiunto fra Eni e Ares e al conseguente deconsolidamento della società dal perimetro di bilancio.
L’operazione, nella quale Eni è stata affiancata da Mediobanca come financial advisor, è basata su un aumento di capitale non proporzionale tra i soci pari a circa 1,5 miliardi di euro, di cui almeno 1 miliardo di euro è previsto sia sottoscritto da Ares, sulla base di un equity value di 10,75 miliardi di euro per il 100% della società (circa 13,1 miliardi di euro in termini di enterprise value implicito). Al termine, Eni deterrà una quota del capitale sociale vicina al 65% dall’attuale 70%, ed è previsto che manterrà su Plenitude presidi di direzione e di coordinamento «compatibili con il nuovo accordo di controllo congiunto con Ares».
«L’aumento di capitale», spiegano da Eni, «sarà funzionale a rafforzare la struttura patrimoniale di Plenitude e supporterà il raggiungimento dei target di crescita organica e inorganica, inclusi la capacità installata a 15 GW e 15 milioni di clienti retail al 2030, perseguendo al contempo un rating investment grade. L’iniziativa è coerente con la strategia Eni di valorizzare le società del gruppo, in base al modello satellitare, e rappresenta altresì un’opportunità per destinare maggiori risorse alla crescita dei business, alla sicurezza energetica e alla creazione di valore per i propri azionisti». Il prossimo passo sarà l’acquisizione di Acea Energia. A valle del closing, i clienti aumenteranno a oltre 11 milioni. In base all’aggiornamento del piano, Eni prevede che Plenitude genererà un ebitda di 1,3 miliardi di euro nel 2026 e di oltre 2,5 miliardi nel 2030. (riproduzione riservata)