Eni ha completato il programma di buyback 2025 da 1,8 miliardi di euro. Le operazioni conclusive sono state realizzate tra il 16 e il 18 febbraio 2026, al prezzo medio ponderato di 18,2 euro per azione, leggermente inferiore all’attuale quotazione del titolo di 18,7 euro.
L’obiettivo dell’acquisto di azioni proprie è «riconoscere agli azionisti Eni un’ulteriore remunerazione rispetto alla distribuzione dei dividendi». Nell’ambito del programma, il gruppo guidato dall’ad Claudio Descalzi ha acquistato 118,8 milioni di azioni, pari al 3,77% del capitale sociale, per un controvalore complessivo di 1,799 miliardi di euro. A beneficio degli azionisti, i titoli verranno annullati.
Considerando le azioni proprie già in portafoglio e gli acquisti effettuati dall’avvio del programma, il 20 maggio 2025, nonché le assegnazioni di azioni ordinarie a dipendenti Eni previste dal piano di incentivazione di lungo termine 2020-2022 e dal piano di azionariato diffuso che ha avuto un’adesione record, il gruppo detiene 205,6 milioni di azioni proprie pari al 6,53% del capitale sociale.
Eni ha annunciato anche un ulteriore investimento strategico nell’ambito della bioraffinazione. Oltre al progetto a Priolo con il partner Q8, anche il piano di conversione di alcune unità della raffineria di Sannazzaro de’ Burgondi (Pavia) in bioraffineria ha ottenuto la decisione finale di investimento.
Le due bioraffinerie, che rientrano negli obiettivi di sviluppo della capacità di produzione di biocarburanti di Enilive, verranno completate entro il 2028 e avranno la massima flessibilità di produzione sia di Hvo diesel (Hydrogenated Vegetable Oil, olio vegetale idrogenato) che di Saf-biojet, carburante sostenibile per l’aviazione. Sannazzaro de’ Burgondi, in particolare, non modificherà la capacità produttiva di carburanti tradizionali, ma aggiungerà una nuova produzione di biocarburanti da materie prime rinnovabili. La nuova bioraffineria avrà una capacità produttiva di 550mila tonnellate/anno di carica, e sarà flessibile.
La bioraffineria di Priolo, invece, (per la quale sono state avviate le attività propedeutiche all’assegnazione dei contratti di approvvigionamento e costruzione delle nuove unità), avrà una capacità di 500mila tonnellate/anno e avrà a sua volta un’ampia flessibilità operativa per la produzione di Hvo-diesel o di Saf-biojet, adattandosi alle richieste del mercato. La bioraffineria di Priolo rientra nel piano di trasformazione della chimica di base di Versalis e verrà realizzata nel perimetro e in sostituzione dell’impianto di Cracking, fermato lo scorso anno, le cui attività di demolizione sono già state avviate.
Il piano Eni prevede di aumentare la capacità di bioraffinazione dalle attuali 1,65 milioni di tonnellate/anno a oltre 3 milioni nel 2028 e oltre 5 nel 2030, con la possibilità di produrre fino 2 milioni di Saf entro il 2030. (riproduzione riservata)