Mentre Petronas pagherà dividendi più bassi al governo malese (20 miliardi di ringgit, pari a 4,7 miliardi di dollari, nel 2026 rispetto ai 32 miliardi di ringgit che versa quest'anno) a causa del calo dei prezzi del petrolio (previsti tra i 60 e i 65 dollari al barile nel 2026 dai 70 dollari stimati per quest'anno), il colosso oil italiano Eni va verso un aumento della cassa e del piano di buyback con i conti del terzo trimestre del 2025 (il cda si riunisce il 23 ottobre).
Più in dettaglio, Equita si aspetta un aumento della produzione pari a 1,718 milioni di barili al giorno (+3% anno su anno ma anche trimestre su trimestre) in modo che il gruppo guidato da Claudio Descalzi possa confermare la guidance di produzione nel 2025 a 1,7 milioni di barili al giorno, che implicherebbe un ulteriore +3% anno su anno nell’ultimo trimestre del 2025.
In seguito alla buona performance sui volumi, «stimiamo una crescita sequenziale dell’utile operativo proforma nel terzo trimestre del 16% anno su anno» con uno scenario praticamente invariato dei prezzi degli idrocarburi (69 dollari al barile il prezzo medio del Brent nel terzo trimestre contro i 68 nel secondo e hub gas a 33 euro a MWh contro 35 euro a MWh nel secondo).
A livello di singole divisioni, Equita si aspetta un incremento del 13% trimestre su trimestre per la divisione Esplorazione e Produzione (E&P) a 2,744 miliardi, una performance sostenuta di GGP (Global Gas & Lng Portfolio) a 272 milioni oltre che un miglioramento della performance di Enilive a 225 milioni e della raffinazione a 140 milioni grazie ai migliori margini dei prodotti. Attesa un po’ più debole, invece, Plenitude (90 milioni) per la performance della componente rinnovabile e ancora particolarmente debole Versalis (-167 milioni) per lo scenario particolarmente negativo, inoltre le chiusure degli impianti mostreranno i primi risparmi solo nei prossimi trimestri.
Focus anche sulla generazione di cassa. Equita un free cash flow operativo adjusted in crescita del 3% trimestre su trimestre a 2,859 miliardi, sostenuto dalla performance operativa. Una cifra che copre ampiamente il capex (2,1 miliardi). In particolare, nel trimestre in oggetto il flusso di cassa di Eni beneficerà della dismissione di una quota di Baleine in Costa d’Avorio per 1,4 miliardi che permetterà in buona parte di compensare dividendi e buyback (1,4 miliardi). Quanto alla leva finanziaria dovrebbe rimanere al 19%.
Alla luce di queste stime, Equita è convinta che l’outlook 2025 sulla generazione di cassa operativa adjusted a 11 miliardi possa essere lievemente migliorato a 12 miliardi. Anche il piano di buyback da 1,5 miliardi «ci appare migliorabile di 200-300 milioni grazie alla flessibilità di bilancio derivante dalle dismissioni effettuate da inizio anno: circa 7 miliardi. Le stime della sim per il terzo trimestre e l’intero esercizio 2025 sono leggermente sopra quelle del consenso.
Così Equita ha confermato il rating buy e il target price a 16,50 euro sul titolo Eni (-2,76% a 14,954 euro in chiusura il 10 ottobre in borsa) che offre un rendimento del free cash flow del 7,5%, del dividendo del 7% e del buyback del 3% per una remunerazione totale degli azionisti del 10%. «Riteniamo che ci sia valore sul titolo e che il modello satellitare stia permettendo di farlo emergere», conclude la sim. Attualmente il consenso Bloomberg vede 10 rating buy sull’azione, 18 hold e 1 sell cion un prezzo obiettivo medio a 15,31 euro. (riproduzione riservata)