Le avvisaglie si erano avute già dalla primavera 2024, quando la bocciatura al Tar del Pitesai, il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, aveva spinto le prime società energetiche a ripresentare istanze di ricerca sospese o respinte. Ma è l’autunno 2025 a segnare il vero cambio di passo e riapre ufficialmente la corsa al gas nazionale. Al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, infatti, sono arrivate ben 24 istanze da parte dei principali operatori, come Eni, intenzionati a riprendersi permessi e concessioni annullati quando era in vigore il provvedimento blocca-trivelle.
Tutte le richieste riportano la formula: «a seguito dell’annullamento del Pitesai, il provvedimento di rigetto del 2022 è da ritenere inefficace». La domanda di riattivazione dei titoli minerari assume così dimensione nazionale, con istanze per 17 permessi onshore e 7 offshore, distribuiti fra Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Lombardia, Molise e i mari Adriatico e di Sicilia.
Nelle richieste del Cane a sei zampe rientrano il permesso Anzi in Basilicata e due titoli marini (d 28 G.R-Ag” e d 33 G.R-Ag) nel Canale di Sicilia. AleAnna Italia è tra le società più attive in questa attività di recupero, con una quindicina di richieste. A terra i titoli riguardano Basilicata, Puglia, Campania e Lombardia. In mare invece, totalizza cinque richieste tra Adriatico meridionale/Ionio e centrale. Apennine Energy ha presentato quattro istanze di riattivazione tra Emilia-Romagna e Veneto, Puglia e Calabria. Chiude il gruppo Pengas Italiana, con due istanze in Emilia-Romagna e una in Lombardia.
La riapertura delle istruttorie potrebbe ora davvero ampliare il potenziale estrattivo nazionale, in un contesto in cui le importazioni restano dominanti ma la sicurezza degli approvvigionamenti è tornata prioritaria. I numeri sono ancora distanti dagli obiettivi. Gli ultimi dati pubblicati dal Mase sui primi mesi del 2025 indicano una produzione di gas vicina a 1,7 miliardi di metti cubi standard, 682 milioni dei quali dai giacimenti della terraferma e oltre un milione da quelli in mare. Le aree più prolifiche si confermano la Basilicata (488,5 milioni di mc) per l’onshore, e la zona G, che si estende dal Mar Tirreno al Canale di Sicilia, per l’offshore. Ai dati del gas si aggiunge una produzione nazionale di greggio di 1,9 miliardi di chilogrammi (nei dati viene usata questa unità di misura).
Se l’Italia vuole riprendere slancio nella produzione, Eni intanto si avvia a lanciare il mega progetto argentino per l'esportazione di gas naturale liquefatto dal bacino di Vaca Muerta. Il partner Ypf segnala la presenza venerdì 10 ottobre a Buenos Aires del ceo del gruppo italiano, Claudio Descalzi, per la firma di un accordo che precede la vera e propria Fid (Final Investment Decision) del progetto Argentina Lng è ideato per sviluppare le risorse del giacimento onshore e servire i mercati internazionali, esportando in varie fasi indipendenti fino a 30 milioni di tonnellate anno di gas naturale liquefatto entro il 2030. (riproduzione riservata)