Il settore energetico è ormai il cuore della nuova guerra cibernetica. La digitalizzazione porta efficienza e innovazione ma espone reti e impianti a minacce sempre più sofisticate. Secondo il nuovo report del Cybersecurity Competence Center di Maticmind, nel 2024 gli attacchi cyber contro il comparto energetico sono cresciuti del 40% rispetto al 2023. E le proiezioni stimano un ulteriore incremento del 21% entro fine 2025.
L’Europa è diventata l’epicentro della minaccia: nel primo trimestre del 2025 ha raccolto quasi il 60% delle vittime globali, sorpassando le Americhe ferme al 32%. Il costo medio di una violazione per le aziende del settore è di 5,29 milioni di dollari, ben al di sopra della media intersettoriale.
Il rapporto evidenzia la fragilità del contesto italiano. Con il 75% delle menzioni sul dark web riferite esclusivamente al nostro Paese, le utility italiane risultano tra i target privilegiati a livello mondiale. Un’analisi condotta su cinque aziende energetiche ha rilevato quasi 2 mila account Active Directory compromessi, oltre 150 credenziali vpn privilegiate sottratte e più di 2 mila vulnerabilità note, molte delle quali a rischio di sfruttamento immediato.
Ma la minaccia non si ferma al perimetro aziendale. Anche le catene di fornitura risultano esposte, con credenziali compromesse di fornitori industriali e tecnologici rivendute nei marketplace sotterranei.
Intanto stanno cambiando anche le modalità di attacchi. Nel 2025, per la prima volta, l’hacktivism (ovvero quegli attacchi motivati da ideologie sociali, politiche o ambientali) ha superato il cybercrime, rappresentando il 58% degli incidenti contro il settore, mentre gli attacchi a fini finanziari sono scesi al 37%. In particolare sono esplosi gli attacchi DDoS (di interruzione distribuita del servizio), cresciuti del 107% in Italia nei primi mesi dell’anno.
«Il confine tra crimine informatico e operazioni sponsorizzate da Stati è sempre più sottile», spiega Pierguido Iezzi, direttore Cyber Security di Maticmind. «Le campagne contro le infrastrutture critiche non mirano solo al danno economico, ma alla stabilità del sistema-Paese».
Accanto agli attacchi ideologici, il ransomware resta la piaga più redditizia per i criminal hacker. Nel 2024-25 gli episodi nel comparto energia e utility sono aumentati di oltre l’80%. Gruppi come LockBit, AlphV e Hunters International hanno consolidato il loro dominio, prendendo di mira soprattutto Stati Uniti ed Europa. Il conto per le vittime è elevato: una singola compromissione costa in media oltre 5 milioni di dollari, cifra che mette a rischio la sostenibilità operativa di molte aziende.
Alla fragilità digitale si somma quella delle infrastrutture fisiche. Negli Stati Uniti l’età media della rete elettrica è di 40 anni, con un quarto della rete che supera i 50 anni. In Europa, invece, la crescente convergenza tra IT e OT espone le utility a rischi cyber-kinetic, con la possibilità che un attacco digitale si traduca in blackout o interruzioni fisiche della distribuzione.
«Proteggere le infrastrutture critiche significa tutelare economia e società», sottolinea Lorenzo Forina, ceo di Maticmind. «La cybersecurity non può più essere considerata un costo, ma un investimento strategico per il futuro del settore energetico». Nel report vengono indicate alcune priorità: la creazione di digital twin di sicurezza per testare scenari di attacco, l’adozione di sistemi avanzati di threat intelligence capaci di anticipare le minacce e lo svolgimento di esercitazioni regolari e interdisciplinari. (riproduzione riservata)