Mentre i venti di guerra tornano a soffiare sul Medio Oriente, l’Europa si riscopre vulnerabile in una corsa all’autonomia energetica che appare tutta in salita. «L’Italia ne risente più di altri», ammette il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, esponente di Forza Italia, Gilberto Pichetto Fratin, in quest’intervista a MF-Milano Finanza, delineando i contorni di una crisi che non è più di ordinaria amministrazione. Tra la necessità di misure urgenti sui carburanti, una legge sul nuovo nucleare e la battaglia con l’Europa per adottare un «occhio diverso» sulle regole del Patto di Stabilità, il governo si trova a gestire un equilibrio precario. Ecco la strategia dell’esecutivo per non restare al buio.
Domanda. Ministro, cosa significa per l’Italia avere un’altra guerra che incide così tanto sul fronte energetico?
Risposta. Significa doversi creare un nuovo modello di azione. Nel mondo moderno l’energia è il veicolo di sviluppo: lo strumento che crea le condizioni di miglior competizione. È chiaro che un Paese come l’Italia, che più di altri dipende dall'estero per la propria energia, purtroppo risente più di altri di questa situazione. Ed è altrettanto chiaro che questo significa non solo dover gestire una ricaduta immediata, ma un nuovo equilibrio che può avere conseguenze sull’inflazione e sulle capacità di stare sul mercato delle imprese.
D. Situazione che giustifica, come chiede il governo, una sospensione del Patto di Stabilità?
R. Condivido totalmente la valutazione del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sulle regole fiscali. Siamo ai margini di una guerra che impone, anche a livello di accordi internazionali, diversi impegni, tra cui quello negli armamenti. La crisi energetica è conseguenza della guerra e quindi non può essere valutata in maniera diversa: non è ordinarietà. E le questioni straordinarie vanno viste con occhio diverso.
D. Oggi è atteso un nuovo Consiglio dei ministri: ci sarà una proroga del taglio delle accise? Che interventi dobbiamo aspettarci?
R. Gli uffici del Mef e del Mimit hanno lavorato fino all’ultimo minuto. Posso dirle che ci sarà un nuovo intervento sul sistema carburante.
D. Il governo sta seguendo ancora una logica emergenziale o ragiona a misure strutturali?
R. Parliamo necessariamente di emergenza, perché per ora siamo in emergenza. Tutto quel che sta succedendo sui prezzi è una conseguenza delle turbolenze nel Golfo Persico. L’Italia non è direttamente esposta ma lo squilibrio sta facendo venir meno l’offerta verso diverse parti del mondo, con effetti diretti su tutto il mondo.
D. Dopo il G7 e il Consiglio europeo, che idea si è fatto sulle conseguenze del conflitto in Medio Oriente?
R. Il tema cardine è stato interrogarci su come sarà il futuro. E la verità è che, indipendentemente dal fatto che la guerra cessi fra due settimane o fra due mesi, ci vorranno anni per tornare all’equilibrio che avevamo un mese fa. Per una situazione di ordinarietà sotto il profilo energetico, a mio avviso, ci vorranno almeno un paio d’anni.
D. L’Unione europea ha lanciato un allarme su possibili interruzioni alle forniture energetiche. Il rischio è concreto?
R. Chiaramente se nell’area la situazione dovesse prolungarsi e accentuarsi potrebbero davvero crearsi tensioni all’interno del Sistema Europa, oltre che difficoltà nell’approvvigionamento. Abbiamo affrontato la questione anche durante il Consiglio Energia; l’invito che ne è venuto è quello di prepararsi a piani di intervento più robusti.
D. L’Italia si sta preparando a scenari emergenziali?
R. Abbiamo allertato gli uffici e il comitato presieduto dal Mase. Speriamo di non dover arrivare al punto di valutare certi scenari.
D. A che punto è il riempimento degli stoccaggi di gas in vista del prossimo inverno?
R. Sul tema sono abbastanza fiducioso, ho già firmato l’indirizzo per gli stoccaggi ed è partito anche l’avvio delle aste. Devo dire che l’Italia parte anche da un livello abbastanza buono. Abbiamo un riempimento di stoccaggi di circa il 45%, dovremmo aggiungere 8-9 miliardi di metri cubi ma, partendo adesso, non credo ci siano enormi difficoltà.
D. I prezzi stanno risentendo della crisi o sono sotto controllo?
R. Devo dire che alla chiusura di mercoledì 1 i prezzi erano molto simili al carico dello scorso anno.
D. Ma l’Italia quanto è vulnerabile sul piano dell’autonomia energetica?
R. L’Italia, oggi, parte da molto più lontano rispetto ad altri. La Francia che ha il 90% di energia da fonte nucleare gode di un vantaggio competitivo. È come se nei 100 metri, Parigi partisse da 60 metri e noi da 0. Noi stiamo perseguendo una strategia di autonomia, lavorando sul nucleare di nuova generazione: è in approvazione la legge che ho presentato in Parlamento e auspico che sia approvata entro luglio. Credo che, entro la fine dell’anno, saranno pronti i decreti attuativi in modo che l’Italia possa dotarsi di una legge sul nuovo nucleare entro la fine di questa legislatura. E colmare il gap di competitività con gli altri Paesi.
D. Sul tema della revisione degli Ets a che punto è la trattativa con l’Ue?
R. C’è ancora tanto da discutere. Crediamo nel meccanismo come strumento di decarbonizzazione ma abbiamo chiesto all’Europa di poter correggere alcune distorsioni che ricadono sull’Italia incidendo sulla determinazione del prezzo dell’energia. E che mettono in forte difficoltà le nostre imprese. (riproduzione riservata)