Il ritorno del nucleare nel dibattito italiano passa anche, e soprattutto, dall’industria italiana. Ed è per questo che, di pari passo con l’iter legislativo, l’Italia deve dotarsi di una strategia industriale coerente. È questo il messaggio portato da Ansaldo Nucleare alla Camera, nel corso dell’audizione sui disegni di legge che delegano il governo a definire il quadro normativo per l’energia nucleare sostenibile.
Per Ansaldo – uno degli azionisti (39%) di Nuclitalia, la società a maggioranza Enel (51%) e partecipata anche da Leonardo (10%) le proposte di legge rappresentano «un passo importante e indispensabile, un vero punto di svolta necessario» per il nucleare in Italia, anche perché fondate su un principio chiave: la neutralità tecnologica.
Ma perché la svolta non resti solo sulla carta, bisogna rafforzare la competitività del Paese. «Il nuovo nucleare può rappresentare un importante volano per l’industria italiana, se saprà inserirsi nei programmi di crescita europei e se potrà contare su un programma nazionale», ha spiegato un rappresentante dell’azienda, davanti le commissioni riunite Ambiente e Attività Produttive.
Il mercato potenziale per l’Italia, secondo le stime portate da Confindustria davanti le commissioni, il mercato è in grado di generare 46 miliardi di euro al 2050 (circa il 2,5% del prodotto interno lordo), con la creazione di 120 mila posti di lavoro diretti e indiretti. Un’opportunità che potrà concretizzarsi solo se il Paese riuscirà a inserirsi nei programmi europei e a dotarsi di un programma nazionale credibile, come quello ipotizzato dal Pniec.
La competizione è già aperta. Paesi come Repubblica Ceca e Polonia stanno accelerando sul nuovo nucleare, in particolare sugli Small Modular Reactors (Smr), ridisegnando gli equilibri industriali europei. Per questo, secondo Ansaldo, l’Italia non può limitarsi a un ruolo di mercato finale o di semplice assemblatore di tecnologie. «L’industria del nucleare italiano non si è mai chiusa, ha solo iniziato a lavorare per altri Paesi», ha ricordato Aurelio Regina, delegato del presidentei di Confindustria per l’Energia, in audizione sul ddl Nucleare alla Camera, «ora è il momento di creare una filiera tutta italiana impiegabile anche su larga scala».
Il nodo della sicurezza energetica è stato il file rouge di tutte le audizioni svolte giovedì 5 febbraio alla Camera dei deputati. Nel 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica sul mercato all’ingrosso è stato pari a 115 /MWh in Italia, contro 91 /MWh in Germania, 68 /MWh in Spagna, 61 /MWh in Francia e 44 /MWh nell’area scandinava.
«In assenza di un cambio di rotta, la competitività dell’industria manifatturiera italiana è a rischio», ha avvertito Regina che descrive il nucleare come uno strumento chiave per coniugare l’obiettivo di decarbonizzazione, la sicurezza energetica con il contenimento dei costi per i clienti finali. «Non si può più rimandare l’avvio di un programma nucleare, perché ne dipendono la competitività delle imprese e il benessere delle famiglie».
Diego Pellegrino, portavoce di Arte – Associazione di Reseller e Trader di Energia, durante l’audizione ha richiamato la necessità di «valutare la sostenibilità economica degli investimenti anche in relazione agli effetti sulla bolletta energetica dei clienti finali. La fiducia dei consumatori è strettamente legata alla trasparenza delle informazioni e alla comprensione delle componenti che determiniamo il costo dell’energia».
E non a caso Confindustria ha evidenziato che «il nucleare ci renderebbe meno dipendenti dai Paesi produttori di combustibili fossili e, al contempo, ci permetterebbe di sviluppare nuove partnership con Paesi che hanno ingenti risorse di Uranio, come Australia e Canada».
Da qui la richiesta, dei diversi esponenti, di tempi rapidi: la legge delega e i decreti attuativi devono essere varati velocemente per offrire certezza regolatoria e consentire alle imprese di posizionarsi nella nuova catena del valore europea. «È in corso un riposizionamento degli attori industriali», ha sottolineato la rappresentante di Ansaldo, e la finestra per agganciare il mercato del nuovo nucleare rischia di chiudersi rapidamente. (riproduzione riservata)