Eni guida la classifica 2025 delle società energetiche quotate con ricavi per oltre 82,1 miliardi di euro, nonostante una lieve flessione rispetto all’anno precedente. Enel (qui le indicazioni di Citi ed Equita sui conti del primo semestre) segue a breve distanza con 80,3 miliardi. Se si guarda invece alla capitalizzazione di borsa, riferita però al primo semestre 2026, la graduatoria si inverte: il gruppo guidato da Flavio Cattaneo è primo con 101,6 miliardi di euro, davanti ai 62 del Cane a sei zampe di Claudio Descalzi.
Tornando ai ricavi, a distanza ma al terzo posto c’è Saipem (sotto i riflettori del mercato per la maxi-commessa in Indonesia) con 15,4 miliardi, seguita da A2a con 14 miliardi e Hera con 12,8 miliardi. Nel complesso, le 18 società energetiche quotate hanno messo insieme ricavi consolidati per 226,8 miliardi di euro, secondo l’Osservatorio CoMar diretto da Massimo Rossi.
Rispetto al 2024 il fatturato sale per quasi tutte le società del campione. Le eccezioni sono Ecosuntek, Eni e Hera. A correre di più sono Italgas (+39,7%), Gasplus (+23%), Terna (+9,6%), A2a (+9,4%) e Snam (+8,9%). Il totale però arretra appena dello 0,49%, perché la spinta della maggior parte del campione basta quasi a compensare il calo dei big.
Sulla redditività il quadro è più severo: gli utili consolidati scendono da 15,3 a 13 miliardi di euro, un calo del 14,9%. A pesare di più sono A2a, Enel, Eni ed Erg, mentre vanno in controtendenza Acea, Ascopiave, Italgas e Snam.
Gli investimenti non si fermano: nel 2025 toccano 32,7 miliardi di euro, contro i 31,5 dell’anno prima. A spingere sono soprattutto A2a, Acea, Alerion, Italgas e Terna, segno che il settore continua a mettere risorse su reti, infrastrutture e transizione energetica anche in un anno più difficile sul fronte degli utili.
Cresce pure il debito, salito a 134,7 miliardi di euro: aumenta in dieci società, in particolare Ascopiave, Erg, Italgas, Saipem e Terna, mentre A2a ed Eni riescono a migliorarlo. Ne risentono gli indicatori di bilancio: il rapporto tra utili e ricavi scende dal 6,74% al 5,76%, quello tra debiti e ricavi sale dal 56,69% al 59,41%.
Va meglio sul fronte occupazionale, con gli addetti che passano da 183.892 a 190.501, oltre 6.600 in più. Enel resta il primo datore di lavoro del comparto con 61.634 dipendenti, davanti a Eni con 32.349, Saipem con 30.409, A2a con 14.879 e Iren con 11.908: da sole, le prime tre concentrano quasi due terzi degli occupati censiti dall’Osservatorio.
Il buon momento di Piazza Affari si riflette nell la capitalizzazione, salita a 250,5 miliardi di euro a inizio luglio, il 13,76% in più rispetto alla fine del 2025.
Passando invece dal settore alla proprietà pubblica in tutti i comparti, l’Osservatorio CoMar analizza anche le 15 partecipate del ministero dell’Economia quotate in borsa: un gruppo che comprende diverse delle società energetiche già citate (Enel, Eni, Snam, Terna, Italgas, Saipem) insieme ad altre estranee al settore, come Poste Italiane, Banca Mps, Leonardo e STMicroelectronics (ecco dove può arrivare il titolo per gli analisti). Ed è qui che la capitalizzazione sale molto più in alto: al 1° luglio 2026 il valore complessivo di queste 15 società ha toccato 394,8 miliardi di euro, 84,4 miliardi in più (+28,5%) rispetto ai 310,3 miliardi di inizio anno. Il loro peso sull’intero listino sale così al 34,1%, dal 29,5% del 1° gennaio, mentre le quote in mano allo Stato valgono circa 133,4 miliardi.
Enel ed Eni restano oro e argento anche in questa classifica, ma il bronzo va a StMicroelectronics con 59,2 miliardi. Dietro, in fila: Poste Italiane con 37,1 miliardi, Banca Monte dei Paschi di Siena con 32,8 miliardi, Leonardo con 27,3 miliardi, Snam con 20,9 miliardi, Terna con 20,4 miliardi, Italgas con 10,1 miliardi, Saipem con 8,7 miliardi, Nexi con 4,1 miliardi, Fincantieri (le stime degli analisti sui conti del secondo trimestre) con 3,5 miliardi, Enav con 2,7 miliardi, Trevi Finanziaria Industriale con 2,6 miliardi e Rai Way con 1,3 miliardi. (riproduzione riservata)