Bollette più care non si trasformano automaticamente in utili record. I numeri aggregati del primo semestre 2025 delle 15 società dell’energia quotate a Piazza Affari, elaborati da Comar, lo confermano: i ricavi sono cresciuti, ma emerge una flessione dei profitti. Se il caro energia ha colpito indiscriminatamente tutti i consumatori, non ha avuto effetti altrettanto uniformi sul settore.
Le società prese in esame sono A2A, Acea, Acinque, Alerion, Ascopiave, Edison, Enel, Eni, Erg, Hera, Iren, Italgas, Saipem, Snam e Terna, non tutte quindi direttamente collegate all’equivalenza tra bollette e bilanci, ma accomunate dall’appartenenza al settore energia.
Secondo l’Osservatorio Finanziario di CoMar, i ricavi aggregati dei primi sei mesi di quest’anno hanno raggiunto 123,7 miliardi di euro, in aumento di 4,1 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2024 (+3,4%). Gli utili netti, invece, si sono fermati a 8,4 miliardi, in calo del 6,5% (-591 milioni), con il rapporto tra utili e ricavi sceso dal 7,5% al 6,8%.
A fine giugno 2025 l’indebitamento complessivo era 128,9 miliardi, in crescita del 3,3%.
In compenso la forza lavoro del comparto ha superato le 190 mila unità (+1,8% rispetto a fine 2024), con Enel, Eni, Saipem e A2A principali datori di lavoro.
Nel dettaglio, Italgas spicca con una crescita dei ricavi del 37%, seguita da Edison (+29,9%), Iren (+27,2%), Hera (+18,7%), Acinque (+16%) e Saipem (+12,4%). Gli incrementi più significativi sul fronte degli utili, invece, sono per Ascopiave, Acea, Italgas, Iren e Snam.
Il contesto di mercato spiega questo apparente paradosso. Nei primi sei mesi del 2025 il Pun medio (il Prezzo Unico Nazionale dell’elettricità) si è attestato a 119,5 euro al Megawattora, in rialzo del 27,9% rispetto ai 93,5 euro dello stesso periodo dell’anno scorso. In parallelo, il gas naturale ha segnato una media di 0,458 euro al metro cubo, in un aumento del 38,6%. Simili numeri hanno generato ricavi maggiori ma margini mediamente più inferiori perché molte utility acquistano a loro volta energia e gas sui mercati all’ingrosso per poi rivenderli a prezzi calmierati o con contratti pluriennali: quando i costi di approvvigionamento crescono più velocemente delle tariffe applicate ai clienti finali la redditività si contrae.
Nel frattempo Arera ha pubblicato il prezzo di riferimento del gas di agosto per il nuovo cliente tipo nel Servizio di tutela della vulnerabilità, pari a 107,37 centesimi di euro per metro cubo (-1,2% su luglio). In base ai dati dell’autorità guidata dal presidente uscente Stefano Besseghini il prezzo della sola materia prima gas è di 35,6 euro al Mwh. (riproduzione riservata)