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Enel, perché la Spagna farà meglio dell’Italia nei primi nove mesi del 2025. Focus sul prossimo buyback
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Enel, perché la Spagna farà meglio dell’Italia nei primi nove mesi del 2025. Focus sul prossimo buyback

16 ottobre 2025, 15:49 Ultimo aggiornamento: 18:40

A novembre i conti. Barclays e Mediobanca Research si aspettano dal gruppo guidato da Flavio Cattaneo un ebitda ordinario di circa 17 miliardi di euro e un debito in calo. L’azione tratta troppo a sconto rispetto al settore

Enel pubblicherà i risultati dei primi nove mesi del 2025 a novembre (data ancora da definire). Gli analisti di Mediobanca Research si attendono dal gruppo guidato da Flavio Cattaneo un ebitda ordinario di 17,16 miliardi di euro (-2% adjusted anno su anno e -10% reported). Stima pressoché in linea con quella degli esperti di Barclays a 17,154 miliardi.

Primi nove mesi come il primo semestre del 2025

«Le dinamiche che hanno influenzato l’andamento dei primo nove mesi del 2025 dovrebbero essere simili a quelle del primo semestre di quest’anno: una minor produzione idroelettrica e una normalizzazione dell’attività di fornitura in Italia, una buona performance del business spagnolo grazie soprattutto al miglioramento dell’idroelettrico, e un minor contributo dall’America Latina a causa dell’effetto perimetro in Perù», prevedono gli esperti di Mediobanca Research.

La Spagna farà meglio dell’Italia

A livello geografico, quindi, la Spagna farà meglio dell’Italia. 4,1 miliardi di ebitda (+4%) grazie soprattutto alle migliori condizioni idroelettriche, parzialmente compensate da una minor produzione nucleare. L’Italia si fermerà a 8,7 miliardi (-2%). Una riduzione lieve dovuta soprattutto alla normalizzazione delle condizioni idriche e dell’attività commerciali. Le reti dovrebbero beneficiare positivamente dell’implementazione della regolazione Ross e degli adeguamenti del deflatore, mentre l’attività di vendita dovrebbe rimanere stabile rispetto ai trimestri precedenti.

Invece, l’America Latina dovrebbe risentire dell’effetto perimetro relativo al Perù con un ebitda atteso a 3,8 miliardi (-4%). Negli Stati Uniti e negli altri Paesi è previsto in leggero calo a 0,5 miliardi dagli 0,6 miliardi dei primi nove mesi del 2024.

Utile netto ordinario a 5,6 miliardi

Mentre l’utile netto ordinario dovrebbe così attestarsi a 5,6 miliardi (-4% adjusted), come previsto dagli esperti di Barclays a 5,654 miliardi, e quello reported intorno a 5,2 miliardi, includendo l’impatto negativo di 395 milioni legato alla vendita del 50% della partecipazione in Slovenské, già contabilizzato nel primo semestre del 2025. «Si fa presente che nei primi nove mesi del 2025 l’ebitda ordinario di Enel dovrebbe rappresentare il 75% circa e l’utile netto ordinario oltre l’80% dei target per l’intero esercizio», indicano gli analisti di Mediobanca Research.

Focus su debito e buyback

Quanto al debito netto è atteso in lieve (-1%) contrazione a 57,5 miliardi (57,8 miliardi la stima degli analisti di Barclays; 58,15 nei primi nove mesi del 2024). Questa stima include un capex organico per 6 miliardi (-2%), il pagamento dei dividendi, alcuni effetti dei cambi valutari e il programma di buyback completato. In particolare, gli analisti di Barclays si attendono un miglioramento dei costi finanziari netti, grazie alla vendita di asset non strategici e alla diminuzione delle minorities (in linea con i risultati del primo semestre del 2025).

A proposito di riacquisto di azioni proprie la controlla spagnola di Enel, Endesa, ha avviato il 15 ottobre la terza tranche da 500 milioni di euro del programma di buyback complessivo del valore massimo di 2 miliardi, da completare entro febbraio del 2026. Interessa fino a 87,55 milioni di azioni Endesa. Come già comunicato il 26 marzo Enel, che detiene il 70,10% del capitale sociale dell’utility spagnola, ha confermato il proprio impegno a non partecipare al buyback, e pertanto non venderà azioni Endesa sul mercato nel periodo. 

Con questa nuova tranche, il buyback complessivo in corso nel gruppo Enel sale a 2,5 miliardi rispetto ai precedenti 2 miliardi: 1 miliardo per la casa madre, 1 miliardo per Endesa (di cui 500 milioni già eseguiti) e 400 milioni di dollari per Enel Américas. Complessivamente, concludono gli analisti di Mediobanca Research, il gruppo Enel dispone di una potenza di fuoco per i buyback di 6 miliardi, considerando tutte le controllate (Enel 3,5 miliardi, Endesa 2 miliardi ed Enel Américas 400 milioni).

Barclays e Mediobanca Research confermano buy

Sul titolo Enel gli analisti di Mediobanca Research hanno un rating outperform e un target price a 8,20 euro (+1,21% a 8,539 euro in chiusura in borsa il 16 ottobre) anche perché continua a essere scambiato con un sconto forte rispetto ai competitor: 7 volte l’ev/ebitda con oltre il 5,5% di rendimento del dividendo, un livello che non è giustificato considerando la decisione del gruppo di esternalizzare le attività più rischiose legate allo sviluppo delle rinnovabili, reindirizzando, invece, gli investimenti verso il business più stabile della distribuzione di energia elettrica.

Enel rimane uno dei titoli del settore delle utilities preferiti anche dagli analisti di Barclays (rating overweight e target price a 9 euro). Infatti, si distingue come la storia di ristrutturazione più interessante tra le utilities europee analizzate. «Riteniamo che il deleveraged abbia aperto la strada ai riacquisti di azioni proprie, supportati dall’attuale programma di buyback da 1 miliardo, valido fino al 31 dicembre del 2025, con ulteriori riacquisti probabili nel 2026», prevedono a Barclays.

Inoltre, esistono opportunità di crescita organica nelle attività di distribuzione di energia elettrica in Italia. «Riteniamo che Enel abbia il potenziale per generare una crescita dell’utile per azione più forte rispetto alle attuali stime del consenso di Bloomberg. A nostro avviso, il titolo rimane interessante a 11,8 volte il p/e 2026», concludono gli analisti della banca d’affari, positivi sull’intero settore delle utilities che, oltre a offrire un tasso medio annuo di crescita degli utili a elevata singola cifra, offre un rendimento del dividendo in media intorno al 5%.

«Le utilities integrate europee sono, a nostro avviso, le principali vincitrici e rappresentano il nostro sotto-settore preferito. Le nostre top picks sono Centrica, Enel, Sse, Engie e Veolia, tutte coperte con un rating overweight. Tra le rinnovabili Edp Renováveis, Rwe e Solaria, tra le utilities regolamentate National Grid e Elia e tra i generatori su Drax». (riproduzione riservata)



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