Elon Musk volta pagina e torna alle sue aziende, Tesla in primis. Dopo mesi di presenza al fianco del presidente Donald Trump, il patron di Tesla e SpaceX ha annunciato il proprio addio all’amministrazione americana, mettendo fine al suo controverso ruolo alla guida del Doge – il dipartimento per l’efficienza governativa creato su misura da Trump per affidargli il compito di ridurre gli sprechi federali.
Lo ha comunicato lo stesso Musk con un post sul suo social network X, in cui ha ringraziato l’ex presidente per l’opportunità offerta, spiegando che «con la conclusione del mio mandato come funzionario governativo speciale, desidero ringraziare Donald Trump per avermi dato la possibilità di ridurre le spese inutili». Un’uscita comunque «concordata».
Dietro le righe del congedo, però, si intravede una frattura. In un’intervista rilasciata alla Cbs, Musk ha apertamente criticato la legge di bilancio proposta dall’amministrazione Trump, definendola «una proposta di spesa francamente deludente, che aumenta il deficit federale». Il riferimento è al maxi-disegno di legge attualmente al vaglio del Congresso, fortemente voluto da Trump per finanziare promesse elettorali come l’estensione dei crediti d’imposta, ma che – secondo un’analisi dell’agenzia di bilancio del Congresso – potrebbe far crescere il disavanzo federale di 3.800 miliardi di dollari nel prossimo decennio.
«Una legge può essere ottima o bella. Ma non credo possa essere entrambe le cose», ha dichiarato Musk, con una frecciata diretta allo slogan utilizzato da Trump per promuovere il provvedimento: «il grande, bellissimo disegno di legge».
L’addio di Musk rappresenta la prima vera crepa pubblica in un’alleanza che fino a poche settimane fa sembrava granitica. Dall’insediamento del secondo mandato Trump a gennaio, il fondatore di Tesla era stato onnipresente: nello Studio Ovale, a bordo dell’Air Force One, in eventi stampa alla Casa Bianca. Sempre in prima fila accanto al presidente, soprattutto quando si trattava di annunciare tagli agli aiuti esteri o riorganizzazioni delle agenzie federali.
Eppure, secondo diverse fonti, i rapporti si sarebbero incrinati già nelle scorse settimane, complice il malcontento tra alcuni membri del gabinetto per i metodi diretti e spesso bruschi dell’imprenditore, che non aveva mai fatto mistero del suo intento di sfoltire la burocrazia americana. In ogni caso il mandato di Musk era fin dall’inizio temporaneo: formalmente, il suo incarico come «impiegato governativo speciale» era limitato a 130 giorni. Un termine che lo stesso Musk ha anticipato, spiegando che intende ora tornare a dedicarsi a tempo pieno alle sue aziende.
Il ritiro dal palcoscenico politico coincide infatti con un momento delicato per Tesla, la cui leadership nel mercato dei veicoli elettrici è messa sotto pressione da concorrenti asiatici e americani, e da un calo delle vendite a livello globale. Negli ultimi giorni Musk è tornato ad apparire molto attivo sul fronte industriale. Dopo una breve interruzione della rete X, ha postato un messaggio simbolico: «Tornare a lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e dormire in sale conferenze/sale server/fabbriche». Una dichiarazione di intenti che fa eco ai suoi periodi più intensi durante lo sviluppo della Model 3.
Ma soprattutto l’attenzione è ora puntata sui robotaxi, il progetto chiave per il rilancio tecnologico di Tesla e di cui si è parlato molto in una recente intervista a Cnbc. Musk ha confermato che a Austin, Texas, sono in corso i test di guida autonoma sulla Model Y e che le prime consegne potrebbero partire già a giugno, con almeno 10-20 veicoli già operativi. Il debutto pubblico del servizio di robotaxi è atteso il 12 giugno. (riproduzione riservata)