L’attesa è finita: martedì 5 novembre è il giorno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti. A poco tempo da quella data, la sfida tra Donald Trump e Kamala Harris resta molto serrata: da tutti i sondaggi emerge che i due candidati alla Casa Bianca sono testa a testa. Wall Street da inizio anno non ha deluso gli investitori, con un rialzo dell’indice S&P500 del 20%. Ma come reagiranno i principali asset (azioni, bond, valute) in caso di affermazione dell’uno e dell’altro candidato? I mercati finanziari in passato hanno risposto positivamente dopo le elezioni, indipendentemente dal candidato vincente. Con un’avvertenza. Come fa notare Edoardo Proverbio, responsabile area investimenti di Decalia sim, «le performance sui mercati quotati non sempre rispecchiano le attese. Ciò è dovuto a fattori esterni, come le guerre (Ucraina e Medio Oriente) o i differenti livelli dei tassi di interesse», visto che sono le politiche monetarie ad aver guidato le borse negli ultimi anni, a prescindere dal governo in carica. Cosa succederà adesso? Lo scenario è molto complesso, ma i money manager hanno le idee chiare.
A Wall Street l'impatto sarà principalmente a livello di settore. «Nel caso di una vittoria di Trump», spiega Carlo De Luca, responsabile investimenti di Gamma Capital Markets i comparti «che ne potrebbero beneficiare maggiormente sono quelli tradizionalmente favoriti dalla sua agenda, come l’energia fossile, le tlc e la finanza, grazie a politiche di deregulation e a eventuali nuovi tagli fiscali, simili al Tax Cuts and Jobs Act del 2018. Banche ed energia tradizionale, in particolare, potrebbero avere un sostegno significativo». Per quanto riguarda un osservato speciale, cioè il settore tecnologico, data la sua elevata capitalizzazione, Trump ha sempre manifestato scetticismo nei confronti delle grandi piattaforme tecnologiche, accusandole di avere troppo potere, ma vuole anche proteggerle per evitare che le aziende cinesi prendano il controllo del mercato.
In caso di vittoria repubblicana, alcune aziende si troveranno quindi ad affrontare situazioni negative, mentre altre beneficeranno degli aspetti positivi. Per esempio, secondo Bruno Lamoral, portfolio manager di Dpam, «Uber trarrà vantaggio dell'attenuazione delle controversie sulla gig economy. United Health, Blackstone, Automatic Data Processing, Trane, Stryker, avendo un fatturato incentrato sugli Stati Uniti (75%), godranno invece dalla riduzione dell'aliquota d'imposta sulle società. Nel caso poi del settore finanziario, ci si aspetta un allentamento delle normative bancarie, che potrebbe tradursi in una riduzione dei requisiti di capitale per le grandi banche, aumentando la loro capacità di generare profitti attraverso operazioni ad alto rendimento e più rischiose.
Sul fronte valutario invece, Paul Middleton, global equities senior portfolio manager di Mirabaud Am, si aspetta che con Trump «il dollaro si rafforzi, grazie a una combinazione di dazi più alti, reshoring e tagli fiscali. Queste politiche porterebbero probabilmente a una riduzione delle importazioni e a un aumento delle esportazioni statunitensi, sostenendo così la domanda di dollaro».
Una vittoria democratica può giocare a favore dei settori come l'energia rinnovabile, la sanità digitale e la tecnologia green, proseguendo le politiche dell'Inflation Reduction Act. Nel comparto finanziario è probabile invece che «assisteremmo ad un aumento della regolamentazione per il settore bancario. L’amministrazione Harris potrebbe concentrarsi sulla finalizzazione dell'accordo Basilea III, che comporterebbe un incremento del 7-10% nei requisiti di capitale Tier 1 per le banche più grandi», dice De Luca. Questo porterebbe ad un ambiente più cauto e regolamentato per gli istituti di credito, con un impatto potenziale sui loro profitti a breve termine, ma anche una maggiore resilienza a lungo termine.
Sul fronte macro una vittoria democratica implica probabilmente, a parere di Karsten Junius, economista di Banca J. Safra Sarasin «un peggioramento della traiettoria del deficit rispetto alle proiezioni della legge attuale, anche se in misura minore rispetto a una vittoria repubblicana, poiché gli aumenti previsti delle imposte sulle imprese non compenserebbero la spesa pubblica aggiuntiva». Da parte loro, i titoli azionari Usa potrebbero risentire negativamente dell’incremento delle imposte sulle società. «L'aumento dell'aliquota d'imposta sulle società proposto dai democratici al 28%, dall'attuale 21%, ridurrebbe gli utili per azione dell'S&P 500 di circa il 4%, annullando così la metà dei guadagni ottenuti con la riforma di Trump del 2017», mette in evidenza Junius. Inoltre il mercato dei titoli di stato Usa reagirebbe più favorevolmente ad una vittoria di Harris. Per Middleton infatti «le politiche di Trump in materia di dazi e tagli fiscali sono considerate più inflazionistiche e ciò indurrebbe la Fed a rallentare il percorso di riduzione dei tassi».
Infine nel caso di elezioni contestate o ritardi nella verifica dei risultati, come visto nel 2020, potremmo assistere ad un aumento della volatilità. I Treasury potrebbero beneficiare di una fuga verso la sicurezza. «Anche il franco svizzero dovrebbe registrare afflussi da rifugio sicuro, così come l’oro», aggiunge l’economista di Sarasin. I segmenti più ciclici e in particolare i titoli finanziari sono invecei più esposti ad uno scenario di risk-off. Agli investitori non resta quindi che contare su cautela e flessibilità, cogliendo le opportunità che si presentano, ma rimanendo ben consapevoli dei rischi. (riproduzione riservata)