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Messico, vince Claudia Sheinbaum: la candidata di centro sinistra sarà la prima donna presidente

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Elezioni, in Messico Claudia Sheinbaum è la prima presidente donna. In India, terzo mandato per Modi. Novità anche in Islanda e Sudafrica

di Vincenzo Piccolo
03 giugno 2024, 09:23 Ultimo aggiornamento: 12:06

In India, le elezioni confermano Narendra Modi come premier, con un terzo mandato probabile. In Messico, Claudia Sheinbaum, progressista, è in netto vantaggio, diventando la prima presidente donna. In Islanda, Halla Tómasdóttir, imprenditrice, vince inaspettatamente. In Sudafrica, l'African National Congress perde la maggioranza assoluta e chiede il sostegno di altri partiti per governare, riflettendo le sfide economiche e sociali del paese

Non solo l’Europa, ma anche altre parti del mondo in questi giorni stanno affollando i seggi elettorali per eleggere i loro rappresentanti. Dopo la Russia che poche settimane fa ha rinnovato il mandato a Vladimir Putin, anche il popolo indiano secondo le prime stime si appresta a riconfermare per la terza volta il premier uscente Modi. Sorprendono invece gli scenari che sono delineati in Messico che sceglie la sua prima presidente donna, l’Islanda che vede vincere a sorpresa un’outsider della politica e il Sudafrica che dopo trent’anni vede calare i consensi del partito che fu di Nelson Mandela. Vediamo nei dettagli cosa è successo. 

Messico: la prima presidente donna nella storia del Paese

La candidata progressista Claudia Sheinbaum, rappresentante della coalizione Morena, Pvem e Pt, si avvia a diventare la prima presidente donna del Messico. Secondo il conteggio dell'Istituto nazionale elettorale, Sheinbaum ha ottenuto tra il 58,3% e il 60,7% dei voti, un dato che dovrà essere confermato dallo spoglio delle schede previsto per lunedì 3 giugno, entro la sera. I sondaggi preliminari e gli exit poll indicano la vittoria di Sheinbaum con il 60,2% dei consensi contro il 28,3% di Xochitl Gálvez, candidata di Pan, Pri e Prd.

Nel frattempo, Clara Brugada, candidata della coalizione di governo a sindaco di Città del Messico, ha già dichiarato la sua vittoria con un vantaggio di 15 punti sugli avversari secondo gli exit poll. Ma Guadalupe Taddei, presidente dell'Istituto nazionale elettorale (Ine), richiama i partiti politici e i candidati alla calma e al rispetto delle procedure ufficiali.

La vittoria di Sheinbaum è stata celebrata da leader progressisti dell'America Latina, tra cui Xiomara Castro, presidente dell'Honduras, che ha espresso il desiderio di collaborare per l'unità dell'America Latina e dei Caraibi. Il presidente del Guatemala, Bernardo Arévalo e il colombiano Gustavo Petro hanno elogiato il trionfo della democrazia messicana. Anche l'ex presidente argentino Alberto Fernández e l'ex presidente boliviano Evo Morales hanno espresso le loro congratulazioni, insieme all'ex presidente argentina Cristina Fernández de Kirchner.

India Modi è pronto a festeggiare la riconferma


Ancora aperte per qualche ora le urne in India, dove la riconferma del premier uscente, Narendra Modi, è data per certa. Lo stesso Modi si è detto fiducioso nel continuare a guidare il Paese, dopo le elezioni generali concluse a Varanasi, roccaforte dell'induismo. Modi, 73 anni, ha già portato il suo partito Bharatiya Janata Party (BJP) a due vittorie schiaccianti nel 2014 e nel 2019, e punta al terzo mandato. I risultati ufficiali delle elezioni, con 968 milioni di elettori, sono attesi per il 4 giugno. «Posso dire con fiducia che il popolo indiano ha votato in numero record per rieleggere il mio governo» ha dichiarato il politico su X. Ma c’è l’opposizione che lo accusa di stigmatizzare i musulmani e di alimentare conflitti interreligiosi durante il processo elettorale. La crescente influenza diplomatica ed economica dell'India, che nel 2022 ha superato la Gran Bretagna come quinta economia mondiale, rafforza l'immagine di Modi in patria. Mentre l'establishment della difesa indiano lancia un allarme sulla crescente vicinanza tra Russia e Cina, Modi si prepara a dover governare in un contesto geopolitico complesso, con tensioni crescenti lungo il confine sino-indiano e una rivalità strategica nell'Indo Pacifico.

Islanda, a sorpresa vince Halla Tómasdóttir, donna d’affari apolitica

Arriva inaspettata la vittoria nelle elezioni presidenziali dell'Islanda di Halla Tómasdóttir, 55 anni, imprenditrice e senza esperienza politica pregressa, che ha ottenuto il 34,3% dei voti, battendo l'ex prima ministra Katrín Jakobsdóttir. Questa vittoria la porterà a diventare la settima presidente nella storia del paese, sostituendo il presidente uscente Guðni Thorlacius Jóhannesson. Tómasdóttir, ex presidente della Camera di Commercio del paese, ha voluto ribadire la sua neutralità politica durante la campagna elettorale. L'affluenza alle urne è stata del 78,83%, la più alta in un'elezione presidenziale dal 1996.

La nuova presidente proviene dal mondo degli affari, è amministratrice delegata di The B Team, un'organizzazione no-profit globale fondata dal miliardario britannico Richard Branson che promuove pratiche commerciali orientate all'umanità e al clima, e fondatrice di Audur Capital, una società di investimento che mira a promuovere i valori femminili nel settore finanziario. Tómasdóttir sarà la seconda donna nella storia del paese a ricoprire il ruolo di capo di Stato, dopo Vigdis Finnbogadottir.

Sudafrica, cede il passo l’Anc. Il partito di Mandela perde consensi dopo 30 anni

Il partito che ha guidato la politica sudafricana dalla fine dell'apartheid ha subito una battuta d'arresto alle elezioni parlamentari. Per la prima volta nella storia, l'African national congress (Anc), fondato da Nelson Mandela, ha ottenuto meno del 50% dei voti, rendendo necessario il sostegno di altri partiti per formare un governo.

Le elezioni, che si sono svolte mercoledì 29 maggio, hanno visto un rallentamento nelle procedure di scrutinio, con il risultato quasi definitivo che è arrivato solo nella notte tra venerdì e sabato. L'Anc ha ottenuto il 40,1% dei voti, un calo rispetto alle elezioni precedenti. Il secondo partito più votato è stato l'Alleanza Democratica (Ad), con il 21,7% dei voti, mentre il terzo è stato uMkhonto weSizwe (Mk), il partito personale dell'ex presidente Jacob Zuma, espulso dall'Anc.

Questo risultato negativo per l'Anc non è stato una sorpresa, considerando le sfide economiche e sociali che affronta il Sudafrica, tra cui disuguaglianze, disoccupazione, crisi energetica e corruzione diffusa. Visto che il sud Africa si vota con il sistema proporzionale Anc dovrà valutare per forza della alleanze per formare la maggioranza utile a governare. Questo passaggio sarà cruciale per affrontare questi problemi, con diverse opzioni che potrebbero includere un'alleanza con l'Ad guidata dal presidente Cyril Ramaphosa o un'alleanza con la fazione più radicale guidata da Zuma. Altri partiti minori potrebbero giocare un ruolo importante nel determinare il futuro governo del paese. (riproduzione riservata) 



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