Rischi per la sostenibilità del debito pubblico, riduzione della crescita e impossibilità di accedere al Tpi (lo strumento di controllo dello spread). Sono i tre pericoli che Ubs prospetta per l'Italia in caso di vittoria del centrodestra alle elezioni politiche del prossimo 25 settembre. I sondaggi citati nel report diffuso dalla banca svizzera vedono vittoriosa la coalizione guidata da Giorgia Meloni, con il 46% dei voti. Circostanza che ha spinto Ubs ad analizzare nel dettaglio il programma congiunto di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia.
Il primo rischio per i conti dell'Italia viene dalla crescita della spesa pubblica. Il manifesto del centrodestra parla di aumento della pensione minima, dei sussidi alle assunzioni e di tagli alle imposte sul reddito (Flat tax). Misure dispendiose per un Paese con un debito pubblico al 150,8% del Pil nel 2021. "Non ci sono stime ufficiali dei costi, ma alcuni rapporti indicano un volume potenziale di 80 miliardi di euro", sottolinea Ubs che, in caso di mancato miglioramento del disavanzo di bilancio, stima un rapporto debito/Pil al 162% entro il 2027.
Il centrodestra vorrebbe anche modificare alcune parti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Un ulteriore pericolo per l'Italia, sostiene Ubs, perché un ritardo nelle tempistiche e il possibile scontro con la Commissione Europea metterebbero a repentaglio le rate del 2023: sovvenzioni che ammontano all'1,5% del Pil. Il rispetto dei conti pubblici e dei criteri imposti per il Next Generation Eu, poi, sono condizioni imprescindibili per l'accesso al Tpi, il nuovo scudo anti-spread predisposto dalla Banca Centrale Europea. L'istituto presieduto da Christine Lagarde è alle prese con un'inflazione salita, ad agosto, al 9,1% nell'Eurozona e, "più risoluti e anticipati saranno i rialzi dei tassi, più velocemente è probabile che lo spread Btp/Bund raggiunga quota 300 punti base (in aumento a 239 punti base il 6 settembre, ndr)", continua Ubs. Non avere accesso al Tpi, in tal caso, sarebbe un rischio per il Paese.
Quale influenza avrebbe sulle banche italiane una vittoria del centrodestra? Ubs nota come i titoli degli istituti di credito nazionali siano scesi del 25% da inizio anno su base media ponderata, sottoperformando il settore bancario europeo (-15%).
I pericoli per le banche italiane sono legati alla dipendenza energetica dalla Russia e all'esposizione delle banche a grande capitalizzazione verso la regione. Anche le dimissioni del premier Mario Draghi, e la conseguente instabilità politica, hanno giocato un ruolo, insieme all'aumento dell'inflazione, al rallentamento della crescita e al deterioramento della percezione del rischio sovrano.
Alle banche italiane, invece, giova la crescita dei tassi d’interesse. "In media ogni 50 punti base di aumento dei tassi si tradurrà in un aumento del margine di interesee delle banche italiane del 4-10% o in un utile netto più alto del 10-25%", spiega Ubs che, sulla base del contesto esterno, vede "la maggior parte delle banche italiane negoziare su livelli di valutazione interessanti per gli investitori nel medio termine", ma ritiene che una riduzione dell'attuale incertezza macroeconomica/politica sia una condizione necessaria per attivare gli acquisti. (riproduzione riservata)