Quattordici acquisizioni in un paio d’anni e una business unit dedicata all’espansione nel settore della termoidraulica. La strategia di Lindbergh, quotata su Egm da fine 2021, passa inesorabilmente da una crescita per linee esterne. A questa si affianca l’espansione a livello organico delle attività di recupero dei rifiuti ed economia circolare.
«Siamo in una fase di crescita sia dei ricavi sia dei margini. Nel primo semestre 2025 il fatturato è aumentato del 50% circa, i margini del 36%. Questi numeri sono frutto del consolidamento delle aziende acquisite nel 2024 nel settore hvac (heating, ventilation, air conditioning), uniti a una crescita organica trainata dalla business unit Circular Economy (+27%)», conferma Michele Corradi, amministratore delegato di Lindbergh. «Nel nostro core business tradizionale, quello della logistica, abbiamo invece avuto una crescita del 3-4%».
I numeri del gruppo mostrano così ricavi per 15,8 milioni al 30 giugno 2025 (+51%), con un utile di 1,1 milioni (+36%), mentre al 30 settembre il fatturato sale a 22,9 milioni. L’azienda opera attraverso tre unità: Hvac, logistica e Circular Economy. Di queste, «Hvac è dedicata alle acquisizioni nel settore termoidraulico», aggiunge l’ad. «Siamo entrati in questo campo nel 2023, stiamo facendo acquisizioni e abbiamo iniziato a consolidare le realtà acquisite, che danno un contributo decisivo».
L’ultima operazione, appena annunciata, prevede l’acquisto per 1,2 milioni di un ramo d’azienda della lombarda Sds Service, specializzata nella gestione di rifiuti speciali. L’acquisizione più importante, però, resta quella della piemontese Alpiclima, chiusa a ottobre: 4,6 milioni per un’azienda che nel 2024 ha fatturato quasi 8 milioni con un ebitda di oltre 800 mila euro. Ma non finisce qui. «Abbiamo intenzione di proseguire, compatibilmente con la sostenibilità finanziaria delle operazioni: di opportunità sul mercato ce ne sono», riconosce Corradi.
Infine, la borsa. In quasi quattro anni Lindbergh ha visto il prezzo delle azioni più che quadruplicare, passando da 1,7 euro dell’ipo a 7,7 euro (dati al 14 novembre 2025), nonostante le difficoltà dell’Egm in termini di liquidità e multipli. «La quotazione è una scelta che rifaremmo. Ci ha dato visibilità e permesso di raccogliere capitali in modo più agevole», conclude il ceo. (riproduzione riservata)