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Ecco perché Moody’s ha promesso Enel

10 giugno 2024, 10:45 Ultimo aggiornamento: 10:50

I flussi di cassa crescenti, la spinta del nuovo piano strategico, la qualità del credito e il programma di dismissioni ormai alle battute finali valgono a Enel la promozione di Moody’s, che colloca il gruppo guidato dall’ad Flavio Cattaneo in cima alla sua classifica delle utility italiane, tutte ovviamente fregiate dell’investment grade. Enel è sul podio nazionale con la conferma del rating Baa1, alla quale si è aggiunto il miglioramento dell’outlook da negativo a stabile che già le avevano accordato Fitch e Standard & Poor’s. Il gruppo è posizionato nella fascia alta anche tra i competitor europei, davanti a Eon, Edp, Rwe, tutte Baa2 con outlook stabile, e alla pari di Engie e Iberdrola, sempre stando ai giudizi di Moody’s. Se poi si fa il raffronto col rating sovrano, Enel è due notch sopra quello dell’Italia (Baa3). Pur essendo a tutti gli effetti una partecipata pubblica per via della quota del 23,6% detenuta dal Tesoro, «non avrà bisogno di aiuti straordinari da parte del governo», scrive Moody’s.

 


Che cosa ha convinto l’agenzia di rating ad alzare a stabile l’outlook di Enel? La volontà di uniformarsi a S&P e Fitch o c’è altro a spiegare questa promozione arrivata i primi giorni di giugno, proprio nello stesso mese in cui il gruppo dovrebbe mettere a segno un’altra dismissione a nove zeri? La risposta che arriva dall’agenzia di rating, in estrema sintesi, è la seguente: il miglioramento dei parametri di credito è confermato in futuro, «supportato dalla prossima finalizzazione del programma di dismissione degli asset». E a questo proposito, scrive infatti Moody's nel report, «ancora più importante è che Enel ha confermato che la cessione delle proprie attività di distribuzione e fornitura in Perù si chiuderà entro giugno 2024, riducendo il debito netto di ulteriori 3,1 miliardi di euro». Il completamento entro fine anno del piano di dismissioni, sempre secondo Moody’s, conferma la validità del modello di business diversificato di Enel e il cambio di passo impresso dal nuovo management al piano strategico: focus sulle attività regolate e contrattualizzate, dalle quali si stima un contributo di quasi il 70% all’ebitda del 2026, e riduzione degli investimenti in conto capitale attraverso la cessione di partecipazioni in progetti nuovi o già esistenti.7

 


Nel 2023, ricorda Moody’s, i guadagni da reti regolate e generazione convenzionata hanno rappresentato il 61% dell'ebitda del gruppo. Tra l’altro, si legge nel report, «le reti regolamentate garantiscono stabilità e prevedibilità del flusso di cassa. La volatilità degli utili è ulteriormente mitigata dal significativo contributo delle reti di distribuzione elettrica del gruppo, che operano come monopoli regolamentati nelle loro aree di concessione in Europa e Sud America, e rappresentavano il 36% dell'ebitda consolidato nel 2023, con una base patrimoniale regolamentata combinata di circa 46,5 miliardi di euro (comprese ancora le attività peruviane)». L'outlook è passato da negativo a stabile anche per Enel Finance International, Enel Investment Holding e per la controllata spagnola Endesa. Sulle altre sussidiarie quotate del gruppo, ossia Enel Chile (64,9%) ed Enel Americas (82,3%), il giudizio è Baa2 con outlook stabile.

 


L'azione di rating riflette le aspettative di Moody's che il profilo finanziario di Enel migliori ancora per i prossimi 18-24 mesi rispetto a quello del 2023, «evidenziato dal rapporto Funds From Operations/indebitamento netto pari al 20,1% alla fine dell'anno». Per il futuro l’agenzia si aspetta parametri basati sui flussi di cassa di Enel a un livello più che adeguato al parametro previsto per il rating Baa1. Più nel dettaglio, grazie a circa 6,5 miliardi di euro di riduzione del debito netto per effetto delle vendite di asset nell’anno in corso, Moody’s stima un rapporto Ffo/indebitamento netto compreso tra il 22% e il 23% nel periodo 2024-26. Tornando al modello di business, c’è anche un capitolo rinnovabili, che a fine 2023 mettevano insieme una capacità netta di 63 Gigawatt e rappresentavano il 25% dell’ebitda. Beneficiano in gran parte, rimarca l’agenzia di rating, degli accordi Ppa per l’acquisto di energia a lungo termine, della durata media di nove anni. Moody’s considera positivamente anche il fatto che Enel ad oggi non sia esposta ai grandi progetti di eolico offshore. Per inciso, l’Italia ha deciso di incentivarli col decreto Fer2, appena approvato dalla Commissione Europea (riproduzione riservata)



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