Mentre a Davos ci si divide tra coloro che ritengono molto probabile e desiderabile una riduzione dei tassi di riferimento della Bce in quest'anno, magari nella seconda parte (e fra questi il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina, di cui mercoledì 17 gennaio su queste pagine è stata pubblicata un'importante intervista) e altri che sostengono, però con inadeguate motivazioni, che il taglio slitterà al prossimo anno, si comincia a rendere noti gli indirizzi che, nell'anno, saranno impartiti agli istituti a opera della Vigilanza bancaria unica, in particolare in materia di rischi, di liquidità e di governance.
Premessa l’importanza di tutti questi interventi, per ora qui ci si concentra su quest'ultima per la quale si prevede una intensificazione dei controlli. È sperabile, sia detto anche in questo caso a premessa, che per tutta l'attività normativa e di supervisione, in generale, le decisioni del Supervisory Board della Vigilanza che passano al comitato direttivo della Bce per il via libera vi sia da parte di quest'ultimo, come prescritto, una circostanziata valutazione ovviamente nominatim, non in blocco.
I casi di eventuali discordanze delle valutazioni tra i due organi dovrebbero essere rimessi a un organismo arbitrale interno, non certo, come pure è stato sostenuto, all'Europarlamento che non si vede quale ruolo possa avere.
La Vigilanza, accentrata a suo tempo con un accordo intergovernativo contrastante con il Trattato Ue, ha una propria struttura, ma non una propria personalità giuridica, responsabile in ultima sostanza essendo appunto la banca centrale e, per essa, il direttivo.
Ciò detto, è importante concentrare l'attenzione e le misure ammesse sulla governance per il ruolo cruciale che ha acquisito. Ma tale doveroso interesse non ha nulla a che vedere con la presenza di delegati della Vigilanza nelle sedute dei consigli di amministrazione, un residuato del passato (in Banca d'Italia, limitata agli istituti di credito di diritto pubblico, tale presenza fu soppressa quarant’anni fa), espressione di un approccio all'insegna della supergestione, coerente con l'amministrativizzazione del credito.
Tuttavia, poiché diventano sempre più importanti i requisiti della competenza (si pensi agli impatti della digitalizzazione per non dire dell'intelligenza artificiale), dell'esperienza, dell'autonomia intellettuale, dell'attiva partecipazione nella vita dei consigli alla formulazione delle strategie intervenendo propositivamente e documentatamente nelle sedute consiliari, della prevenzione dei conflitti di interesse, controlli efficaci, non dirigistici, sono vieppiù necessari.
Naturalmente, ciò presuppone un molto alto livello di competenza e di esperienza in possesso del supervisore. Diversamente si porrebbe l'interrogativo, che in qualche caso pur era stato prospettabile: quis custodiet ipsos custodes? («Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?»).
Ma prima ancora è necessario che siano rigorosi i criteri applicativi dei requisiti di competenza, esperienza, idoneità, onorabilità da valutare in sede di esame delle elezioni assembleari per la composizione degli organi in questione.
Ciò vale naturalmente non solo per le banche ma anche per le assicurazioni, la cui vita si intreccia con quella delle prime. E dovendosi affrontare le procedure di ammissione alle scelte degli azionisti, non appare fuori luogo, tutt'altro, l'intervento del legislatore in un dosato bilanciamento tra le scelte dell'autonomia e quelle dell'eteroregolamentazione a tutela dell'interesse generale dell'intermediario e dei profili della stabilità e della competenza, nonché della sana e prudente gestione, come fa la norma di legge approvata al Senato e in corso di definizione alla Camera, dove, dopo l'intervenuta approvazione in Commissione, andrà alla valutazione finale dell'aula il 2 febbraio: una norma che disegna l'ambito dell'ammissibilità della lista del consiglio di amministrazione in una Spa (quindi banche e assicurazioni, in particolare) prevenendo rischi di autoreferenzialità e di autoperpetuazione, senza passare all'inammissibilità di tale opzione, benché essa sia diffusa in contesti societari diversi da quello italiano.
Aspetti come questi, proprio per l’affectio societatis e per l'importanza dell'operare al fine di prevenire stabili spaccature tra soci, ancor più importante nella disciplina di intermediari bancari e finanziari, pongono l'esigenza di quel dosato equilibrio di cui si è detto, innanzitutto in fvigilanunzione del primum movens che è la tutela del risparmio. (riproduzione riservata)