Non si prospetta una passeggiata l’applicazione del golden power all’ops di Unicredit su Banco Bpm. Non lo sarà per la banca scalatrice, che dovrà subire un attento esame sull’operazione; ma non lo sarà neppure per il governo che vuole applicare la norma a tutela degli asset strategici anche nel caso di acquisizione da parte di un soggetto di diritto italiano quale Unicredit è, al netto delle considerazioni del vicepremier Matteo Salvini sulla composizione azionaria della banca, una public company dove il primo socio è il mega-gestore americano BlackRock con il 7%. Di fatto, sarà una prima volta per la norma introdotta nel 2012 ed estesa nel 2023 al settore bancario-assicurativo anche tra imprese italiane, che metterà alla prova la tenuta stessa della norma e porrà a sua volta sotto scrutinio le scelte di Palazzo Chigi e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che hanno evocato l’uso del golden power nell’opa lanciata da Andrea Orcel.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza da fonti vicine al dossier, nell’operazione Unicredit-Banco Bpm possono essere fatte valere dal tavolo Golden Power alcune criticità in termini di sicurezza nazionale dal punto di vista economico-finanziario, a cominciare da un esame scrupoloso del piano industriale della nuova entità. Alla banca acquirente potrebbero essere imposte garanzie sul mantenimento in Italia della sede legale e dell’headquarter post fusione e avanzate richieste di chiarimenti sui livelli occupazionali, sull’impiego del risparmio raccolto in Italia, se dentro i confini nazionali o anche all’estero, sulla futura proiezione nazionale o internazionale del nuovo istituto. Verranno anche analizzati nel dettaglio i trend dei titoli negli ultimi anni e gli assetti proprietari che via via si sono definiti, così come quelli di governance, con un esame esteso anche alle controllate e alle eventuali parti correlate.
In sostanza, il golden power applicato rigidamente da Palazzo Chigi sarebbe un controllo non sulla sana e prudente gestione e la stabilità finanziaria, che spetta alla Bce, ma su aspetti industriali e di contesto, fino agli ambiti gestionali. Se a detta di diversi esperti non pare possibile che l’operazione venga impedita, l’esame del dossier potrebbe tuttavia prendere diverso tempo, con continue richieste di integrazioni d’informazioni e nuove analisi. E si aggiungerebbero alla pletora di autorizzazioni delle varie autorità - Bce, Ivass, Consob, Antitrust, le corrispettive entità estere per i territori dove le due banche sono presenti - che già Unicredit ha elencato nella nota sul lancio dell’offerta pubblica di scambio (ops).
La linea politica dentro il governo sembra tracciata, anche se nella maggioranza sorgono parecchi distinguo. Mentre l’opposizione monta sulle barricate contro l’ingerenza di Palazzo Chigi e del Mef. «Unicredit è una banca straniera, questo dice la composizione azionaria. Non ce l’ho con nessuno, basta che non si metta in discussione il terzo polo bancario che sta nascendo», ribadisce il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. L’offerta lanciata da Unicredit su Banco scompagina i piani sul terzo polo che il Mef aveva faticosamente costruito intorno a Piazza Meda e Mps con il sostegno della famiglia Del Vecchio (Delfin) e di Francesco Gaetano Caltagirone.
«Sono per il libero mercato», mette le mani avanti l’altro vicepremier nonché leader di Forza Italia, Antonio Tajani, lodando la «grande vitalità del nostro sistema bancario». Ma - specifica - «tocca alla Bce verificare se quello che accade e accadrà è in sintonia con le regole bancarie. La politica non ritengo debba immischiarsi in queste vicende». Ancora più esplicita la posizione di Maurizio Lupi (Noi Moderati): «Lo Stato ha il fondamentale ruolo di vigilanza ma non può essere il deus ex machina di operazioni che devono rispondere esclusivamente a logiche di libero mercato». E ritiene che operazioni come Bpm-Unicredit «siano utili a rafforzare ulteriormente il sistema bancario, soprattutto oggi, in uno scenario sempre più globale».
Non si è ancora espressa invece la premier Giorgia Meloni. Anche per questo il Pd ha depositato un’interrogazione per sapere se, in che tempi e con quali modalità, il governo sia stato informato delle intenzioni di Unicredit (secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza Orcel avrebbe avvisato il governo domenica a ridosso del cda), quali iniziative per tutelare il mercato bancario italiano e i livelli occupazionali l’esecutivo intenda adottare e se tra queste c’è il golden power. (riproduzione riservata)