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Ecco chi è Romano Minozzi l’imprenditore della ceramica che è il secondo socio di Eni
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Ecco chi è Romano Minozzi l’imprenditore della ceramica che è il secondo socio di Eni

di Fabio Pavesi
17 maggio 2025, 09:35 Ultimo aggiornamento: 19 maggio 2025, 12:11

L’imprenditore ha il 3,1% di Eni e il 7,4% di Snam, che insieme valgono 2,5 miliardi e incorporano ricche plusvalenze. Ma la strategia è coprire con le cedole le super-bollette delle sue aziende 

Classe 1935, Romano Minozzi è ora come BlackRock, Vanguard o Norges Bank. Con una mossa a sorpresa, il miliardario a capo dell’impero della ceramica con il gruppo Iris e GranitiFiandre, è salito pochi giorni fa nel capitale di Eni superando il 3% (3,095% per l’esattezza). Un investimento da ben 1,2 miliardi di euro nel colosso energetico italiano, che per dimensioni si avvicina più alle strategie di portafoglio dei grandi fondi d’investimento globali che non a un singolo imprenditore.

Ma il novantenne fondatore di uno dei più grandi gruppi del distretto della ceramica di Sassuolo e Modena non si fa spaventare dalle dimensioni dell’investimento. Lui, forte di un patrimonio personale stimato in 1,8 miliardi di dollari e ancora a capo di Iris, con la gestione ordinaria affidata alla figlia Federica, non è nuovo a calzare i panni dell’investitore finanziario.

Di Eni, come di altri titoli soprattutto energetici, era ed è da tempo investitore alla Warren Buffett. Come, per esempio, ha fatto molti anni fa con la Snam, in cui vanta una quota sul capitale del 7,4% accumulata nel tempo e che oggi gli vale quasi 1,3 miliardi. Con la nuova presa su Eni ecco che la coppia Snam più cane a sei zampe gli vale 2,5 miliardi di euro.

Certo, la puntata attuale su Eni che lo porta a essere di fatto il secondo socio dopo la quota pubblica, può rappresentare un rischio per uno che ha sempre diversificato i suoi investimenti, sia a livello personale che con le sue società. La quota di Eni, come ha già scritto MF, è distribuita tra le varie anime del gruppo: Iris Ceramica (1,46%), Finanziaria Ceramica Castellarano (0,07%), Granitifiandre (0,9%) e Porcelaingres (0,149%) oltre che uno 0,82% di proprietà dello stesso Minozzi.

Il commento di Minozzi

Contattato da MF-Milano Finanza, Romano Minozzi mostra grande tranquillità: «Ho sempre investito in titoli dell’energia, interessato più che alle plusvalenze ai rendimenti delle azioni che assicurano flussi di cedole elevate». E aggiunge: «La mia è un’azienda fortemente energivora e quello che da cliente pago per la fornitura mi ritorna indietro ampiamente come azionista». E ancora rivela: «Ho in portafoglio 41 milioni di titoli Enel. Ho apprezzato Flavio Cattaneo quando era ad di Terna, di cui sono azionista, e ora vedo che fa molto bene in Enel come capo azienda». Quei 41 milioni di azioni Enel valgono oggi 322 milioni di euro. Grande attenzione ai dividendi, dunque: già con la quota Eni potrà contare su flussi di cedole per oltre 100 milioni l’anno e poi ci sono anche quelle di Enel e Snam.

Il giardino di titoli

Il giardinetto titoli che ha costruito nel tempo è disseminato tra le varie società del suo impero. Solo nella Finanziaria Ceramica di Castellarano, che controlla con il 51% la GranitiFiandre, altro perno industriale del suo gruppo, figurano titoli immobilizzati e partecipazioni finanziarie per 80 milioni su un attivo di bilancio di 160 milioni. Di fatto è la sub-holding finanziaria della famiglia Minozzi. Che oltre alle quote di GranitiFiandre e Iris Ceramica vanta un giardinetto titoli che comprende Snam, Enel, Telecom, Terna e Eni, prima del maxi-investimento. C’era anche una quota di oltre il 4% di Italgas che Minozzi ha liquidato in buona parte nel 2024 con una plusvalenza di 98 milioni, come ha scritto MF-Milano Finanza nei mesi scorsi.

C’è una piccola quota di Snam disseminata in tutte le società del gruppo, poi 1,4 milioni di azioni Enel, 865 mila azioni di Telecom Italia e 600 mila azioni di Terna. Nella finanziaria l’utile da poco più di 11 milioni deriva tutto dai proventi degli investimenti finanziari in titoli, pari a 12 milioni a fine del 2024.

Il portafoglio titoli in Iris Ceramica

Ma il grosso della passione per la borsa di Minozzi si trova nei bilanci delle altre società del gruppo.

Nel consolidato di Iris Ceramica del 2023 (ultimo resoconto disponibile) è proprio la finanza a farla da padrone: i 110 milioni di utili prodotti nel 2023 sono di fatto figli della gestione finanziaria più che di quella industriale.I proventi finanziari da soli sono stati di 98 milioni, tali da costituire l’utile consolidato del gruppo. La gestione industriale invece ha chiuso con 7 milioni di avanzo tra ricavi e costi.

Il gruppo ceramico della famiglia Minozzi, fondato negli anni Sessanta, comprende oltre a Iris, GranitiFiandre e le controllate in Usa e Germania ed è un colosso di redditività e solidità costruita nel tempo. Dove però la finanza negli ultimi anni ha sorretto alla flessione del fatturato industriale. Il gruppo ha un attivo di 2,2 miliardi, di cui ben 1,6 miliardi di patrimonio netto, figlio degli utili cumulati nel tempo. I debiti per 497 milioni, di cui 370 con le banche sono più che fisiologici a confronto con la patrimonializzazione e con la liquidità.

Il tesoretto finanziario si allarga ad altri titoli, oltre a quelli energetici in pancia alla Finanziaria Castellarano. Nel bilancio 2023 del gruppo Iris figuravano azioni per un valore di carico di ben 1,3 miliardi di euro. E la parte del Leone non potevano che farla le solite Snam, Eni ed Enel. Ma ci sono in misura minore anche titoli di Generali, Mediobanca, Poste, TechnoProbe e Bff bank.

Da sole però Snam, Eni ed Enel sono a carico per oltre 1 miliardo. Avendo accumulato nel tempo i titoli, le plusvalenze sono miliardarie. La sola Snam, di cui Minozzi possedeva poco più del 7,4% nel 2023 e in cui oggi, secondo le comunicazioni Consob, sarebbe sceso al 6%, mostrava a fine del 2023 una plusvalenza teorica di ben 900 milioni di euro. E data la natura di investitore cassettista del fondatore di Iris Ceramiche, è presumibile che laute plusvalenze ci siano anche su Enel e su Eni, prima che salisse oltre il 3%.

Il caso della StonePeak

Diversa è invece la fotografia a livello industriale. Nel 2023 infatti il fatturato consolidato è sceso a 456 milioni dagli oltre 600 milioni del 2022. Per il management della società ha inciso la crisi lungo tutto l’anno del settore edilizio, con il forte calo dei volumi, e anche le difficoltà sul mercato internazionale. La gestione industriale ha chiuso il saldo tra ricavi e costi con solo 7 milioni di avanzo, dai 66 milioni del 2022.

E la crisi ha colpito anche la controllata Usa, la StonePeak, che a fronte di ricavi per 167 milioni ha chiuso in perdita per 5 milioni replicando la perdita per 7 milioni del 2022. Meglio, molto meglio invece la controllata tedesca, la Porcelaingres, che ha mantenuto una redditività netta di oltre il 20% chiudendo il 2023 con utili per 10 milioni su ricavi per 44 milioni. Anche se il fatturato anche qui è stato in calo da 65 milioni del 2022 ai 44 del 2023 con utili per 14 milioni.

Ma ad aiutare le sorti del gruppo ecco che torna il suo giardinetto di titoli coltivati nel tempo, che garantisce flussi cedolari di quasi 100 milioni l’anno per Iris Ceramiche. E ora, con il balzo da grande fondo d’investimento con il 3% di Eni, Minozzi assicura un altro pacchetto di 100 milioni di flussi aggiuntivi ai conti del suo gruppo. In attesa che la crisi del comparto delle costruzioni passi. Confida ancora Minozzi: «Io gli utili li chiamo risparmi; una parte serve all’azienda, un’altra parte è risparmio investito in borsa in titoli dell’energia». Finora i fatti danno ragione a Warren Minozzi, grande imprenditore e cassettista di lungo corso. (riproduzione riservata)



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