La gestione delle emergenze, ma anche l'ordinaria amministrazione, l'attuazione delle leggi e delle determinazioni già assunte dal Parlamento: tutto ciò che va sotto la dicitura "affari correnti". Con in più un'ultima spinta al Pnrr. Ma che raggio d'azione ha esattamente un governo uscente? Mario Draghi lo ha messo nero su bianco per i suoi ministri al termine della riunione del 21 luglio, convocata dopo aver co-firmato al Quirinale il decreto di scioglimento delle Camere che ha sancito la fine dell'esecutivo e di questa legislatura. "Il Governo", scrive Draghi, "rimane anche impegnato nell'attuazione legislativa, regolamentare e amministrativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza e del Piano nazionale per gli investimenti complementari". Ecco punto per punto che può ancora fare.
Il Consiglio dei ministri potrà essere convocato per l'approvazione di atti urgenti e per l'esame di leggi regionali e provinciali, e per le delibere che attuano procedimenti amministrativi. Potranno essere approvati i decreti legislativi previsti dal Pnrr e del Piano per gli investimenti complementari. Come ha ricordato Draghi nel suo discorso al Senato, pendono ancora 55 capitoli del Pnrr, entro la fine dell'anno, “che ci permetteranno di ricevere una nuova rata da 19 miliardi di euro. Gli obiettivi riguardano temi fondamentali come le infrastrutture digitali, il sostegno al turismo, la creazione di alloggi universitari e borse di ricerca, la lotta al lavoro sommerso", ha ricordato il premier uscente. Il Cdm non potrà, nvece, esaminare nuovi disegni di legge, eccezion fatta per quelli imposti da obblighi internazionali ed europei. L'altra eccezione è costituita dai decreti legge. Potranno essere approvati solo i regolamenti già instradati nell'iter di adozione.
Si potrà procedere solo alle nomine strettamente necessarie perché vincolate a scadenze di leggi o regolamenti che non possono aspettare i tempi della crisi. Spetterà a ciascun ministro vigilare su enti, aziende e società controllate o partecipate. In particolare, il Tesoro continuerà a esercitare il suo ruolo di azionista con l'assenso del Presidente del Consiglio. Ma potrebbero slittare, per esempio, la cessione in corso di Ita-Italia Trasporto Aereo e la privatizzazione di Mps. (I dossier caldi che rischiano lo stop)
Le missioni all'estero potranno proseguire ma saranno subordinate al via libera di Palazzo Chigi. Resta comunque garantita la partecipazione italiana alle riunioni previste dalla Commissione europea e a quelle delle organizzazioni internazionali come Onu, Nato, Ocse, Osce, Ince, e ai Consigli d'Europa e di G7 e G20. Dovranno passare per l'ok della Presidenza del Consiglio, invece, quelle finalizzate alla firma di negoziati e accordi internazionali. Il prossimo appuntamento nell'agenda internazionale riguarda l'interministeriale europea del 26 luglio, nella quale bisognerà approvare o meno il piano Ue per la riduzione dei consumi di gas, con un taglio del 15% da agosto prossimo a marzo 2023.
Rimane assicurata la partecipazione dei rappresentanti del Governo alle assemblee parlamentari e commissioni, per l'esame dei disegni di legge di conversione dei decreti, così come alle altre occasioni richieste da Camera e Senato. Le posizioni del Governo saranno concordate col ministro per i rapporti col Parlamento. (riproduzione riservata)