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Draghi, un errore importare più gas russo dopo la Crimea   
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Draghi, un errore importare più gas russo dopo la Crimea  

di Angela Zoppo
09 marzo 2022, 16:16 Ultimo aggiornamento: 16:19

Per cittadini e imprese interventi da 16 miliardi di euro fino al secondo trimestre. Ora vanno cambiate le regole del mercato europeo. Sì al nucleare a fusione | Il presidente del Consiglio: prematuro pensare a modifiche del Pnrr

L’Italia avrebbe dovuto iniziare a ridurre la dipendenza energetica dalla Russia già nel 2014, dopo l’invasione della Crimea. Così il presidente del Consiglio Mario Draghi al question time alla Camera. "Le importazioni di gas russo sono cresciute negli ultimi 10-15 anni, ma sono aumentate persino dopo l’invasione della Crimea, denotando una sottovalutazione del problema, sia in politica energetica che in politica estera", ha detto, assicurando che il governo è al lavoro per trovare alternative e diversificare le fonti.

La produzione nazionale aumenterà a 5 miliardi di metri cubi, sfruttando le concessioni già esistenti per il periodo 2022-2031. Un terzo di questa produzione extra sarà destinata alle piccole e medie imprese. L’altra strada è il maggior ricorso al gas naturale liquefatto, attivando un nuovo rigassificatore da affiancare ai tre già operativi. Sempre in tema gas, ha detto Draghi, "procediamo con il riempimento degli stoccaggi per il prossimo autunno".

Proseguono, intanto, i contatti diplomatici con Paesi in grado di fornire gas all’Italia. Sulle rinnovabili, Draghi ha confermato l’obiettivo di 70 Gw entro il 2026 , che però sarà raggiungibile solo se verranno snelliti i procedimenti autorizzativi. "Intanto stiamo sbloccando progetti di eolico offshore per decine di Gw", ha assicurato il premier. "Le attuali tensioni geopolitiche e la necessità di ridurre la nostra dipendenza dal gas russo rendono ancora più urgente investire nella transizione energetica". Ci sarà anche un maggiore sviluppo del biometano per raggiungere le 200mila tonnellate al 2023 e altre 50mila tonnellate annue per il triennio successivo.

Sulle bollette, ha ricordato Draghi, il governo ha mobilitato circa 16 miliardi di euro, che abbracceranno anche il secondo trimestre dell’anno. Azzeramento degli oneri di sistema alle utenze domestiche e alle imprese, taglio dell’Iva al 5% sul gas e credito d’imposta per gli energivori: sono le misure adottate, "che però gli stessi cittadini e imprese ci dicono non essere sufficienti", ha ammesso.

Una parte del question time è stato dedicata anche al nucleare. La tecnologia più promettente per produrre energia in modo economico e  sostenibile, ha detto Dragh, è quella della fusione a confinamento magnetico, portata avanti dal consorzio europeo Eurofusion, che gestisce fondi Euratom per 500 milioni di euro per il periodo 2021-25. Il prototipo dovrebbe essere disponibile tra il 2025 e il 2028. L’Italia è presente con il coordinamento dell’Enea e il coinvolgimento delle università. "Sosteniamo questi sviluppi per diversificare le fonti", ha confermato Draghi.

Quanto alle azioni condivise con l’Europa, Draghi ha affermato che "la sovranità europea deve esprimersi anche in ambito energetico, perché ne va della nostra sicurezza e della nostra libertà. Andranno ripensate le regole del mercato energetico". Le misure per affrontare i rincari dei prezzi dell’energia sono state affrontate nell’incontro di lunedì scorso a Bruxelles con la presidente Ue, Ursula von der Leyen, e se ne parlerà al Consiglio europeo informale di domani, dove sarà riproposta anche l’ipotesi di creare gli stoccaggi comuni.  (riproduzione riservata)



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