Come ha detto il procuratore della Repubblica di Perugia Raffaele Cantone, i numeri degli accessi che sarebbero stati compiuti dal tenente Pasquale Striano, distaccato alla Direzione Nazionale Antimafia, sono mostruosi: circa 33 mila file esfiltrati e intorno a 10 mila interrogazioni riguardanti persone fisiche e giuridiche ai computer della Guardia di Finanza, dell'Agenzia delle Entrate e della predetta Dna.
L'interrogativo sollevato dallo stesso Cantone e dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo nell'audizione alla commissione parlamentare antimafia riguarda l'impossibilità che questo lavoro sia stato svolto dal solo Striano, senza complici e aiuti. La straordinaria gravità di questa vicenda, aperta a sviluppi che ora sono imprevedibili, dovrebbe portare a convergenze tra le forze politiche, o a reciproche accuse, magari attaccando persone ritenute vicine a questa o quell’area politica. Alla base dovrebbe essere la ferma difesa del ruolo della Direzione Antimafia e delle altre strutture dello Stato impegnate nella prevenzione e nel contrasto del riciclaggio, del terrorismo, della criminalità mafiosa.
Una volta avviato il necessario chiarimento di questa vicenda, senza nascondere le oggettive difficoltà, sarà opportuno analizzare quali misure normative, funzionali, organizzative adottare per rendere impossibili o comunque prevenire comportamenti di questo tipo. Ci si deve chiedere se non debbano essere promosse norme che proteggano meglio le Sos, le Segnalazioni di Operazioni Sospette che vengono inviate dall'Uif, l'Unità di Informazione Finanziaria, coesistente con la Banca d'italia. Ma anche se non si debba introdurre una ponderata selettività in modo che queste segnalazioni siano più vicine alle condizioni che impongono successivi interventi delle Autorità competenti, fa i quali i cosiddetti atti di impulso, piuttosto che esporsi alla dispersione in un mare magnum di segnalazioni che i soggetti abilitati fanno all'Uif, a volte anche per un generico discarico di responsabilità (in base al principio, non sempre valido, che è preferibile segnalare a ogni buon fine anziché non farlo). Poi è necessario far sapere, in forma anonima, quante delle Sos, in un dato periodo temporale, sono sfociate in iniziative dell'autorità giudiziaria e dare certezze sulla distruzione delle segnalazioni ritenute estranee a qualsiasi anomalia penalmente rilevante.
Non si può costruire un'architettura così importante e complessa e non dar conto - ripeto, in forma anonima - dei primi risultati. La parresia, il diritto-dovere di dire la verità, si impone ed è il migliore antidoto alla illegittima acquisizione e manipolazione di dati. Si debbono coprire le Sos con vincoli normativi alla pari degli atti di un'indagine giudiziaria? É un punto da valutare, anche se chi avvia la segnalazione non è un organo giurisdizionale. La collocazione istituzionale dell'Uif, a latere della Banca d'Italia pur in condizioni di autonomia come le Fiu (Financial Intelligence Unit), è la migliore possibile?
Diversi decenni fa, quando si pose il problema degli archivi e del ruolo anti-riciclaggio nel settore bancario e finanziario, si sostenne l'opportunità dell'affidamento di compiti all'allora Ufficio italiano dei cambi, un istituto con personalità giuridica propria e una propria governance - purtroppo soppresso nella seconda metà del primo decennio del duemila - perché il coinvolgimento di un ente, espressione della Banca d'Italia (il governatiore ne era presidente e il fondo di dotazione era stato costituito dalla stessa Banca) perché ciò avrebbe reso più agevoli i rapporti nel settore. Sulla materia intervengono altresì istituzioni europee e internazionali a partire dalla neo-costituita Amla, l'authority europea antiriciclaggio la cui sede sarà Francoforte dopo l'immeritata sconfitta dell'Italia nella competizione per ottenere l'insediamento a Roma, per il quale sussistevano invece tutte le migliori condizioni.
Altre misure si dovrebbero prevedere per i rapporti tra gli altri organi e istituzioni con attribuzioni in materia di antiriciclaggio e di antiterrorismo. Diverse volte nella recente storia in presenza di casi eclatanti di illeciti di massa si è manifestato un sacro furore per riparare e per riformare; non sono mancati episodi per cogliere l'occasione per combattere gli avversari e per trarne benefici politici o di potere economico. Trascorso un certo tempo, la tensione verso le revisioni - c'era chi parlava di riforma non solo normativa, ma intellettuale e morale - si è affievolita.
Furia francese, ritirata spagnola. È sperabile che questa volta, pur dominando la prospettiva delle elezioni europee che spingono per una lunga campagna elettorale, questo argomento sia tenuto fuori dalla dialettica partitica oppure - meglio - possa suggerire di convergere in una condivisa riforma. È una spes contra spem? Comunque è la strada da imboccare anche per l'economia. (riproduzione riservata)