Tutti i recenti casi di dossieraggio dal caso Striano e agli spioni di Equalize, hanno contribuito a un irrigidimento delle procedure di controllo agli accessi alle banche dati: «La normativa interna è stata recentemente aggiornata e a ottobre il Comando generale ha emanato una nuova circolare che, anche alla luce degli accadimenti, ha aggiornato e migliorato le procedure di controllo agli accessi a tutte banche dati, in particolare quella tributaria, dove c'è il maggior numero di accessi». Lo ha annunciato il comandante generale della Guardia di Finanza, il generale Andrea De Gennaro, in audizione alla commissione parlamentare di vigilanza sull'Anagrafe tributaria. Anche perché è inutile negare che «ci potranno ancora essere delle intrusioni dall'interno a causa di persone non esattamente affidabili che fanno accessi abusivi».
Nella pratica, l'utilizzo delle banche dati da sempre «comporta il rispetto dei canoni di necessità, pertinenza, non eccedenza e minimizzazione ossia ogni accesso deve essere necessario alla finalità del trattamento, funzionale allo scopo perseguito e proporzionale rispetto alla qualità e alla quantità delle informazioni personali trattate». Ecco perché, ad abilitazioni e disabilitazioni legate a esigenze operative, sono stati affiancati «compiti continuativi su base mensile di monitoraggio degli accessi individuali, affidati ai comandanti di reparto e per i cui adempimenti gli stessi sono supportati da appositi applicativi concepiti per evidenziare in maniera immediata numero delle ricorrenze e date relative». Tale assetto adesso è «stato rafforzato dalla previsione di eseguire cadenzati controlli, a campione, tesi a riscontrare la regolarità formale, secondo criteri di coerenza e pertinenza, degli accessi eseguiti dal personale rispetto a individuali riferimenti, quali l'orario di servizio giornaliero prestato e i compiti assegnati e rendicontati».
Altro allarme il comandante De Gennaro lo ha lanciato sul Pnrr: sui 225 miliardi di euro del Recovery «incombe la concreta minaccia rappresentata dalla corruzione». Basti pensare che, secondo stime prudenziali della Commissione europea, «essa costituisce un costo per l'economia del continente per almeno 120 miliardi di euro all'anno».
Il faro delle attività di contrasto alle frodi della Gdf si sofferma poi sui bonus: le attività condotte dalla Guardia di finanza su delega delle procure «hanno consentito di individuare e sequestrare negli ultimi 3 anni, grazie alla consultazione degli applicativi, circa 9 miliardi di euro di crediti inesistenti». Si tratta di crediti fiscali falsi che, se non fossero stati sequestrati, sarebbero stati compensati con debiti tributari veri, «comportando una perdita di gettito erariale di pari ammontare» ha spiegato De Gennaro. (riproduzione riservata)