Con l’acquisto di Gardant, Dovalue vuole guardare al di là del settore degli npl. L’obiettivo del ceo Manuela Franchi è coprire l’intera filiera del credito, dalle esposizioni in bonis alle sofferenze. Nel frattempo il prossimo 12 dicembre si chiuderà l’aumento di capitale da 150 milioni necessario per condurre in porto l’integrazione.
Domanda. Franchi, che feedback state avendo sull’aumento?
Risposta. I risultati ufficiali saranno resi noti il 12 dicembre. Per ora registro il buon livello di interesse da parte degli investitori istituzionali e del retail. Abbiamo fatto road show su Londra e su Milano e avuto contatti con investitori sia italiani sia esteri, che hanno mostrato interesse per l’attrattività del progetto e per la proposta finanziaria.
D. Come si stanno muovendo istituzionali e retail?
R. Già oggi il nostro flottante è per metà istituzionale e per metà retail. Quello che abbiamo registrato nel corso dell’aumento è un interesse soprattutto dal lato degli istituzionali che si sono mostrati molto attivi nell’acquisto dei diritti. Dal canto proprio il retail aveva già investito in Dovalue mostrando interesse verso il progetto e ci aspettiamo un buon livello di adesione.
D. Qualunque sia l’esito dell’offerta ai soci, l’operazione è tecnicamente già garantita?
R. Sì. Dei 150 milioni di aumento, 82,5 sono coperti dai soci di riferimento delle due società Fortress, Bain e Elliott mentre la restante parte è garantita dalle banche. Nello specifico Elliott, insieme agli altri azionisti storici di Gardant, è entrato nel nostro capitale lo scorso 22 novembre con la conversione di un bond covertibile da 80 milioni.
D. Prima dell’aumento c’è stato il closing dell’acquisizione di Gardant. Quali saranno i prossimi passi?
R. I lavori del piano di integrazione - preparato nell’arco degli ultimi sei mesi – sono già partiti. Siamo pronti a metterlo a terra e non vogliamo perdere tempo, per beneficiare quanto prima delle sinergie. Nell’arco dei prossimi mesi puntiamo a integrare le società di Gardant e doValue attive negli stessi business.. Resterà invece autonoma la sgr di Gardant. I rilasci di sinergie sia di costo che di ricavo saranno rapidi e precederanno il closing formale delle fusioni.
D. Voi prevedete 15 milioni di sinergie. Come li realizzerete?
R. Sul fronte dei ricavi vogliamo accelerare nello sviluppo della sgr, facendo tesoro del progetto già avviato da Gardant e mettendo in campo azioni per aumentare le masse con nuove iniziative. Stiamo inoltre definendo servizi da offrire ai clienti di Gardant. Ci saranno poi efficienze sul fronte dei costi.
D. Ci saranno anche interventi sul personale?
R. Vediamo nell’integrazione soprattutto una opportunità positiva per il nostro personale che avrà la possibilità di lavorare su numero maggiore di portafogli e di business. Ovviamente tutto il processo sarà prima di tutto oggetto di ragionamento con le rappresentanze sindacali.
D. Che posizionamento di mercato pensate di raggiungere?
R. Nel 2024 abbiamo aumentato la nostra market share in modo rilevante, nonostante le complessità del settore. Segno che i colleghi non si sono mai fermati e anzi hanno lavorato per far crescere la società. Già a settembre abbiamo realizzato 8 miliardi di nuovo business, che era l’obiettivo per l’intero anno. I risultati vengono sia dall’Italia che dai paesi esteri. In Grecia abbiamo già il 90% del mercato, mentre in Spagna siamo al 20%. Con l’acquisizione di Gardant possiamo solo crescere.
D. Quello degli npl è visto da molti come un settore in declino. Lei non condivide questa lettura?
R. Io credo che per i credit manager evoluti ci sia spazio di crescita in un mercato che è cambiato ma continua a esprimere dei bisogni. Ne siamo convinti da tempo: del resto abbiamo affrontato il problema del trend di mercato nel piano presentato a marzo. In quel documento avevamo stimato tassi di deterioramento del credito dell’1% in Italia, una previsione conservativa e molto al di sotto delle medie storiche. Negli ultimi mesi i dati Eba segnalano un progressivo deterioramento delle masse che potrebbe spingere le banche ad accelerare sulle cessioni di portafogli. In termini nominali si tratta di stock più piccoli rispetto a quelli del passato ma con una numerosità importante in termini di posizioni e con una forte presenza di utp. Ecco perché nei nostri piani ci sarà una componente sempre maggiore di business non npl. Oltre a questo, vogliamo presidiare altri business come l’asset management e abbiamo progetti sugli stage2, sull’advisory e sul mortgage broking. Anche facendo leva sulla tecnologia e sui dati, vogliamo coprire tutta la catena del credito, dal performing al non performing.(riproduzione riservata)