Diventa legge il dl Transizione 5.0 che modifica le norme sul golden power nel settore creditizio e assicurativo, alla luce delle disposizioni Ue, mossa che dovrebbe far decadere la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia come anticipato da MF-Milano Finanza. Dopo gli 88 sì raccolti in Senato, l’Aula alla Camera ha confermato in doppia lettura il provvedimento con 156 voti favorevoli.
Entrando nel dettaglio, il testo con i suoi 3 articoli disciplina il credito d'imposta di Transizione 5.0 e la cornice normativa per l'individuazione delle aree idonee agli impianti da fonti rinnovabili.
Per quanto riguarda i temi già previsti nel decreto legge, l'articolo 1 definisce termini, modalità e limiti di accesso al credito Transizione 5.0, chiarendo il divieto di cumulo con Transizione 4.0, le procedure di opzione e i poteri di vigilanza, trasferiti dal Mase al Gse, con uno stanziamento di 250 milioni di euro per il 2025. A sua volta, l'articolo 2 riscrive la disciplina delle aree idonee all'installazione di impianti da fonti rinnovabili. Confluisce nella disciplina anche parte del contenuto del decreto del Mase (21 giugno 2024) sulla individuazione di superfici e aree idonee per l'installazione di impianti da fonti rinnovabili, parzialmente annullato nel 2025 da una sentenza del Tar del Lazio.
Su quest’ultimo punto, il provvedimento mira a garantire «l’opportuno coinvolgimento» degli enti locali nell’individuazione, da parte di regioni e province autonome, di aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili ulteriori rispetto a quelle previste dal decreto. Nel dettaglio, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, ciascuna regione e provincia autonoma deve «garantendo l’opportuno coinvolgimento degli enti locali», individuare con propria legge, aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili, ulteriori rispetto a quelle indicate dal testo.
Il dl estende inoltre le aree considerate idonee all’installazione di impianti fotovoltaici e di produzione di biometano: sono considerate idonee le aree interne agli stabilimenti e agli impianti industriali, nonché le aree classificate agricole racchiuse in un perimetro i cui punti distino non più di 350 metri (per il fotovoltaico) o di 5 metri (per il biometano) dal medesimo impianto o stabilimento, anche senza «un’autorizzazione integrata ambientale». In aggiunta, per quanto riguarda gli impianti fotovoltaici, si tratta di aree interne agli stabilimenti e agli impianti industriali non destinati alla produzione agricola «o zootecnica, né alla produzione di energia da fonte rinnovabile».
Per quanto riguarda l'installazione di un impianto agrivoltaico, è stato invece previsto che il soggetto proponente debba avere una dichiarazione asseverata, che attesti che l'impianto è idoneo a conservare almeno l'80% della produzione lorda vendibile. Infine è prevista una deroga per le procedure in corso: le procedure in corso alla data di entrata in vigore del decreto-legge in esame, continueranno a svolgersi ai sensi della disciplina previgente.
Spicca poi un emendamento introdotto in commissione Ambiente e confermato dall’Aula, che modifica le norme sul golden power nel settore creditizio e assicurativo, alla luce delle disposizioni Ue.
Il governo ha dunque modificato la legge sul golden power per andare incontro all’Europa, che a novembre ha aperto una procedura d’infrazione proprio sui poteri speciali con cui il governo può tutelare l’interesse nazionale nei settori strategici.
L’esecutivo italiano ha fatto un passo indietro, concedendo una sorta di prelazione a Bce e Commissione, perché d’ora in poi si potrà esprimere solo una volta completati «i procedimenti pendenti davanti alle autorità europee», si legge nel testo del provvedimento. Questo anche quando si tratterà di operazioni tra attori comunitari (non solo extra-Ue) che riguardano banche e assicurazioni. Ma allo stesso tempo l’Italia punta ad ampliare i casi di intervento, facendo rientrare nell’elenco la sicurezza economica e finanziaria. Proprio quella che ha spinto il governo a imporre quattro prescrizioni all’ops di Unicredit su Banco Bpm, costringendo il ceo Andrea Orcel a ritirare l’offerta.
Questa modifica dovrebbe riuscire a fare tutti felici. Bruxelles e Francoforte, perché in futuro potranno prevenire violazioni alla libera circolazione dei capitali e alle prerogative della Bce in materia di vigilanza bancaria. E Roma perché il risparmio rientrerà di diritto nei settori meritevoli di tutela da parte delle autorità nazionali. (riproduzione riservata)