Per i dipendenti dei ministeri e della presidenza del Consiglio dei ministri, il decreto Pubblica Amministrazione prevede un «incremento retributivo del 3,15%». Questa la stima presentata dall’Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) alle commissioni Lavoro e Affari Costituzionali della Camera sul provvedimento. A disposizione per 190 milioni del fondo creato ad hoc nel decreto.
Si rischia però così di allargare il gap retributivo con gli enti locali: la differenza è di 170 euro medi mensili e sta causando «una fuga dei dipendenti dagli enti locali verso le amministrazioni centrali», denuncia il presidente l’Aran, Antonio Naddeo, audito sul dl Pa. Il tutto in una fase in cui, con il percorso di messa a terra del Pnrr, gli enti locali sono sempre più protagonisti.
La chiave di svolta per «una maggiore equità retributiva tra comparti e allo stesso tempo per trattenere professionalità qualificate presso gli enti locali» sarebbe il superamento del tetto per il trattamento accessorio imposto per legge, che non lascia spazio finanziario sufficiente per offrire ai dipendenti della pa locale somme accessorie, come, ad esempio, straordinari o la retribuzione delle ferie non godute. (riproduzione riservata)