Difesa, svolta AI anche per l’Italia: integrazione totale entro 3 anni. Ecco il piano di Crosetto e Meloni
La Difesa accelera sull’intelligenza artificiale e fissa un obiettivo ambizioso: integrarein modo sistemico l’AI in tutte le funzioni militari entro tre anni. È questo il cuore della Strategia 2026 approvata dal ministero guidato da Guido Crosetto, che segna il passaggio da una fase esplorativa a una vera e propria industrializzazione delle tecnologie algoritmiche nel comparto militare.
Il dato più rilevante è la tempistica. Il piano prevede tre orizzonti operativi estremamente compressi: entro un anno la creazione delle condizioni abilitanti, entro due anni lo sviluppo dei primi progetti operativi, entro tre anni l’integrazione diffusa dell’IA in tutti gli ambiti della Difesa. La strategia si focalizzerà quattro aree principali: operazioni, contesti organizzativi, formazione e industria. A conferma dell’approccio operativo, il documento stabilisce che entro tre mesi sarà adottato un piano attuativo con responsabilità definite e indicatori di performance (Kpi) per monitorare i risultati.
«L’adozione dell’intelligenza artificiale è un imperativo strategico e politico imprescindibile con l’obiettivo di dotare il ministero della Difesa di sistemi all’avanguardia, sicuri e resilienti per assicurare la difesa nazionale», scrive il titolare di Palazzo Baracchi, Guido Crosetto, nel documento.
Sul fronte della governance la strategia introduce un doppio pilastro: da un lato l’Ufficio per l’AI quale «organo di alto profilo» con funzioni di regia strategica e coordinamento, dall’altro il Laboratorio di AI per la Difesa, concepito come centro di sviluppo e sperimentazione, una sorta di «AI delivery center» interno al dicastero. L’obiettivo,si legge nel documento, è quello di «garantire la coerenza delle iniziative e presidiare la creazione, trasformazione, sperimentazione e operatività delle soluzioni AI per la Difesa».
L’impianto complessivo si articola in 15 direttrici strategiche suddivise in sei ambiti, che spaziano dalle operazioni militari ai processi organizzativi, fino alla formazione e ai rapporti con l’industria. L’AI viene esplicitamente definita come leva per la «superiorità decisionale e velocità di ingaggio», ma anche come strumento per aumentare la produttività interna e supportare i processi amministrativi.
Uno dei punti più sensibili riguarda l’autonomia strategica. Il documento insiste sulla necessità che la Difesa mantenga «un set di capacità interne» che garantiscano l'autonomia e siano in grado di addestrare i modelli, comprenderne i limiti, intervenire sugli algoritmi e garantire operatività anche in assenza di supporto esterno. Un passaggio che implica una riduzione della dipendenza tecnologica, non solo da fornitori esteri ma anche dall’industria privata.
Ambizione che si traduce in investimenti infrastrutturali rilevanti. Tra gli asset abilitanti figura la capacità di calcolo proprietaria, con sistemi ad alte prestazioni e prospettive che arrivano fino a livelli petascale o exascale. Una scelta che apre implicazioni industriali e finanziarie significative, anche in termini di filiera nazionale. Parallelamente, la strategia punta a rafforzare l’ecosistema nazionale, coinvolgendo non solo grandi gruppi ma anche startup, pmi e spin-off tecnologici.
Resta centrale, infine, il tema etico. Il documento ribadisce il principio del controllo umano sui sistemi basati su AI e la responsabilità della catena di comando, in linea con il diritto internazionale umanitario. Un vincolo che distingue l’approccio italiano rispetto a modelli più aggressivi adottati da altri Paesi e che potrebbe tradursi, come riconosciuto nello stesso testo, anche in potenziali svantaggi operativi. (riproduzione riservata)