Bisogna «immaginare un Recovery Plan per la difesa» a livello europeo. Questa la posizione «espressa con forza» dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in occasione di una riunione ristretta dei ministri europei del G20 nonché ribadita nel corso del bilaterale con il ministro delle finanze polacco Andrzej Domanski.
L’aumento della spesa per la difesa «deve essere un obiettivo teso a rilanciare l’industria e la crescita». Ma non si può pensare di lasciare che ogni Paese si muova autonomamente altrimenti «aumenteranno inevitabilmente e in modo irrazionale i costi per ogni Stato», ha evidenziato il numero uno del Mef.
Il concetto dell’unione che fa la forza si applica anche a livello più ampio. Proprio nella sessione del summit a Città del Capo dedicata al rafforzamento della cooperazione per la crescita macroeconomica, Giorgetti ha ribadito: «Siamo in un mondo in cambiamento, dobbiamo cogliere le opportunità e capire i rischi economici, promuovendo il dialogo». L’attenzione si è focalizzata sulla dimensione economica. A livello globale «l’economia affronta una crescita lenta, bassa produttività e rischi derivanti dall'elevato debito in molti mercati emergenti, dal cambiamento climatico e dalla demografia».
Scenari «aggravati dall'invasione russa dell'Ucraina, con possibili aumenti dei prezzi delle materie prime e crescenti tensioni geopolitiche e commerciali». E ci si mettono poi «il protezionismo, le barriere al commercio e l’incertezza politica minacciano la crescita e le catene del valore globali, aumentando i costi di produzione e l'inflazione e indebolendo la resilienza economica». In particolare, secondo il ministro, «la politica dovrebbe bilanciare il sostegno alla crescita e la sostenibilità fiscale, dando priorità all'efficienza della spesa e indirizzando le risorse verso investimenti ad alto impatto». (riproduzione riservata)