Gli Stati Uniti hanno approvato giovedì la vendita di armi a Taiwan per 11,15 miliardi di dollari, la più grande mai autorizzata per l’isola al largo della Cina. La causa sono le sempre più insistenti minacce di Pechino contraria all’autonomia di Taipei dalla fine della Seconda guerra mondiale. Taiwan è poi al centro di tensioni diplomatiche tra Pechino e Tokyo.
Il ministero della Difesa taiwanese ha dichiarato che la vendita — che comprende sistemi di artiglieria, missili anticarro, oltre a pezzi di ricambio per elicotteri e missili antinave — rientra nel bilancio supplementare della Difesa da 40 miliardi di dollari annunciato a novembre dal presidente Lai Ching-te.
Il mese scorso Lai ha promesso di rafforzare le capacità di autodifesa di Taiwan di fronte alle crescenti minacce provenienti da Pechino, puntando a raggiungere un elevato livello di prontezza operativa entro il 2027. Ha inoltre avvertito che la Cina mira a conquistare l’isola proprio entro quell’anno.
Lai ha messo in guardia contro un «rafforzamento militare senza precedenti» da parte di Pechino e contro le «crescenti provocazioni nello Stretto di Taiwan, nei mari Cinese Orientale e Meridionale e nell’Indo-Pacifico». Mercoledì il ministero della Difesa di Taiwan ha dichiarato in un post su X che la portaerei cinese Fujian ha attraversato lo Stretto, aggiungendo che le forze armate dell’isola hanno «monitorato la situazione e risposto».
In risposta al bilancio supplementare taiwanese, un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha spiegato in conferenza stampa che «il piano del Partito Democratico Progressista di resistere alla riunificazione e perseguire l’indipendenza attraverso le forze armate è destinato al fallimento», riferendosi al partito di governo di Taiwan. Negli ultimi anni la Cina ha intensificato la pressione su Taipei, conducendo diverse esercitazioni militari al largo delle coste dell’isola e lanciando avvertimenti contro quelle che definisce «provocazioni indipendentiste» di Taiwan.
Pechino considera la Taiwan democratica come parte integrante del proprio territorio e il presidente cinese Xi Jinping ritiene la riunificazione con la Cina continentale una «inevitabilità storica». Taiwan respinge queste rivendicazioni.
Intervenendo giovedì su Cnbc, Matt Gertken, chief geopolitical strategist di Bca Research, ha spiegato che la mossa degli Stati Uniti rappresenta il tentativo del presidente Donald Trump di «ripristinare una certa deterrenza a favore di Taiwan», continuando al contempo a negoziare sul commercio con la Cina. «Sta dicendo alla Cina: siamo disposti a commerciare. Non vi taglieremo completamente l’accesso ai semiconduttori, ma non permetteremo che attacchiate Taiwan», ha aggiunto Gertken.
Il pacchetto statunitense, il più grande mai registrato secondo Reuters, comprende 82 sistemi di artiglieria con razzi Himars e relative attrezzature per un valore di 4,05 miliardi di dollari, inclusi 420 missili Atacms con una gittata fino a 300 chilometri, oltre a sistemi di sorveglianza senza pilota e software militari. Il pacchetto include inoltre 60 obici semoventi M109A7 e le relative dotazioni per un valore superiore a 4 miliardi di dollari, oltre e missili anticarro Javelin e Tow per oltre 700 milioni di dollari.
Gli Stati Uniti non hanno un trattato di difesa reciproca con Taiwan e non sono formalmente obbligati a difendere l’isola. Tuttavia, il Taiwan Relations Act del 1979 stabilisce che gli Stati Uniti «renderanno disponibili a Taiwan articoli e servizi per la difesa necessari a consentire all’isola di mantenere adeguate capacità di autodifesa».
A novembre, la Cina ha usato toni durissimi nei confronti della premier giapponese Sanae Takaichi, dopo che quest’ultima aveva dichiarato che un tentativo di conquistare Taiwan con la forza potrebbe innescare l’intervento delle forze di autodifesa giapponesi. Pechino, che ha chiesto a Takaichi di ritirare le dichiarazioni e di scusarsi, ha poi consigliato ai cittadini di non visitare il Giappone, mentre prosegue il contenzioso diplomatico con Tokyo. (riproduzione riservata)