La partita più delicata inizierà a tavola. La cena dei capi di Stato e di governo dei 27, in programma per giovedì 18 giugno sera a margine del Consiglio europeo, sarà l’occasione informale per discutere di Cina e del prossimo quadro finanziario pluriennale. Non a caso sono anche i temi sui quali la bozza di conclusioni che in questi giorni sta circolando, non fornisce dettagli: anche per consentire un dibattito più aperto tra i leader.
Formalmente gli argomenti sono la competitività dell’Ue e gli «squilibri globali» che caratterizzano l’economia contemporanea. Tradotto, significa che la sovrapproduzione di Pechino ha effetti non più sostenibili. «Bisogna agire e trovare il giusto equilibrio sulle azioni da mettere in campo», ha riferito un diplomatico all’agenzia di stampa PublicPolicy.
L’idea è quella di condividere una valutazione comune del problema, per poi valutare gli strumenti ed eventualmente incaricare la Commissione di presentare nuove proposte. E benché l’obiettivo sia continuare a commerciare con Pechino, appaiono sempre più necessarie misure correttive: allo studio nuovi strumenti di difesa commerciale, tra cui un incentivo alla diversificazione, e non si escludono misure in tema di protezione.
Venerdì mattina 19 giugno i leader discuteranno invece del prossimo Quadro finanziario programmatico. L’obiettivo sembra essere quello di raggiungere un’intesa politica tra gli Stati membri entro la fine dell’anno. Sul tavolo ci sarà la proposta di mandato negoziale con le cifre (la cosiddetta negobox) avanzata dalla presidenza cipriota. Al centro del confronto tornerà il nodo delle nuove risorse proprie.
Tra le ipotesi avanzate dal Parlamento europeo figurano una digital tax sulle big tech, una tassa sul gioco d’azzardo online e un prelievo sulle criptovalute, anche se sulla prima appare difficile raggiungere l’unanimità. I leader discuteranno anche degli sviluppi in Iran e Medio Oriente, del rafforzamento della difesa europea dopo i recenti episodi che hanno interessato Romania e Paesi baltici, dell’allargamento a Moldavia, Ucraina e Balcani occidentali e del sostegno a Kiev. (riproduzione riservata)