La sicurezza costa e, per l’Italia, costerà sempre di più. Nel Documento Programmatico Pluriennale 2025-2027 trasmesso venerdì scorso al Parlamento, il ministero della Difesa ha messo nero su bianco un salto di scala: più risorse economiche e, soprattutto, più investimenti nei domini invisibili (digitale, cibernetico, spaziale).
Il budget della Difesa per il 2025 raggiunge così la cifra record di 31,2 miliardi di euro: un incremento del 7,2% rispetto ai 29,1 miliardi dell’anno precedente. E il trend programmatico, complice la legge di Bilancio in via di perfezionamento, si mantiene robusto anche nel biennio successivo con 31,2 miliardi per il 2026 e 31,7 miliardi nel 2027. La cosiddetta spesa in chiave Nato, invece, lievita a 45,3 miliardi per il 2025.
L’articolazione delle uscite riflette le priorità operative e gestionali del dicastero retto da Guido Crosetto: per l’anno in corso la quota maggiore è destinata al personale (circa 50%), seguita dall’esercizio (circa 30%) e dagli investimenti (circa 20%). Ma il Bilancio Integrato della Difesa poggia su cruciali fonti esterne che sostengono il quadro finanziario del settore: i fondi stanziati dal Mimit di Adolfo Urso, le risorse del Mef per le missioni internazionali (circa 1,455 miliardi) e i contributi per la sicurezza interna (come i 231,5 milioni annui per Strade Sicure).
Ma la chiave di volta finanziaria - come sottolineato anche dal titolare di Palazzo Baracchini - è il rifinanziamento del Fondo per l’attuazione dei programmi di investimento pluriennale per le esigenze di difesa nazionale. Attraverso un commitment fisso di 1,5 miliardi all’anno fino al 2039, il fondo garantisce 22,5 miliardi di risorse stabili da dedicare al rinnovamento delle Forze Armate, a cui si sommano i 12,6 miliardi di euro di programmi finanziati tramite il Mimit.
Nel suo complesso, la legge di Bilancio 2025-27 prevede una spesa di 35,1 miliardi per i prossimi 15 anni - tra finanziamento ordinario e programmi pluriennali - da dedicare al prioritario Piano di Ammodernamento e Rinnovamento delle Forze Armate. Un programma che si «sviluppa lungo più direttrici» le quali implicano l’avvio di una «molteplicità di programmi atti a traguardare la Difesa di domani».
In termini economici, si tratta di un Piano dal valore stimato di 100-110 miliardi al 2039. In uno scenario ottimistico, qualora tutti i programmi di investimento ordinari e straordinari venissero finanziati, il fabbisogno complessivo potrebbe salire a circa 130 miliardi nell’arco dei prossimi 15 anni.
L’enfasi del programma è posta sullo sviluppo di capacità dual use (ossia realizzazione di infrastrutture e prodotti impiegati sia per scopi civili sia militari) e sulla creazione di asset ad alta intensità tecnologica che insieme garantirebbero un significativo ritorno sul piano della sovranità tecnologica e dell’indotto per l’industria aerospaziale, della difesa e della sicurezza.
La destinazione dei fondi sottolinea la volontà di superare i gap tecnologici, in particolare nei nuovi domini: la difesa cibernetica, lo spazio e la sorveglianza satellitare sono le aree prioritarie. Il solo investimento sui Sistemi Spaziali nel periodo 2025-2039 ammonta a circa 1,44 miliardi, focalizzato sulle comunicazioni sicure.
Ma l’analisi settoriale degli investimenti mostra anche altre priorità: 46,6 miliardi per i mezzi aerei, 13,5 miliardi per l’armamento e munizionamento e 1,5 miliardi per ricerca e sviluppo. Questi investimento vengono bilanciati da una profonda riorganizzazione interna: il Documento conferma la razionalizzazione degli immobili e quella del personale, per traguardare il target di 160 mila unità entro il 1° gennaio 2034. Una riduzione «funzionale a rendere la Forza Armata più snella e altamente specializzata», con una distribuzione che vede l’esercito a 93.100 unità, la marina a 30.050 e l’aeronautica a 36.850. (riproduzione riservata)