Bce accende un nuovo faro su Deutsche Bank dopo l’esposto di un ex manager secondo il quale la banca avrebbe sottovalutato i rischi di bilancio e dato un’immagine troppo ottimistica della propria solidità patrimoniale. Secondo il Financial Times la Vigilanza starebbe esaminando questi addebiti e al centro delle verifiche ci sarebbe il netting, la procedura contabile con cui la banca mostra solo il saldo finale di una serie di operazioni, riducendo così il profilo di rischio.
Le disamine sono partite da una lettera inviata a ottobre da Dario Schiraldi, uno dei sei ex manager di Deutsche Bank assolti in appello nel 2022 sulla vicenda per i presunti derivati di Montepaschi dopo essere stati condannati in primo grado fino a quattro anni e otto mesi per falso in bilancio e manipolazione di mercato.
Come rivelato da Milano Finanza del 13 marzo scorso, l’ex responsabile europeo Sales ha intentato contro l’istituto tedesco una causa per danni da 152 milioni di euro sostenendo di esser stato un capro espiatorio per operazioni ben note ai vertici di Francoforte.
Secondo Schiraldi il modus operandi della banca tedesca non è cambiato negli ultimi 15 anni. Al contrario le tecniche di compensazione e di contabilizzazione fuori bilancio sarebbero rimaste una prassi costante, consentendo di gonfiare i coefficienti di capitale e di leva finanziaria e di presentare un quadro fuorviante a regolatori e mercati. Lo si è visto, secondo l’ex manager, nel trattamento del prodotto strutturato Santorini sottoscritto con Montepaschi.
Per Schiraldi la transazione era nota ai massimi livelli della banca, anche se in seguito il gruppo avrebbe scaricato ogni responsabilità su un ristretto gruppo di dirigenti presentati come figure isolate. Non solo. Alcuni responsabili dell’audit di Deutsche Bank avrebbero agito su indicazione dei superiori per orientare le comunicazioni verso le autorità di vigilanza, spostando l’attenzione e le responsabilità su livelli intermedi della banca.
Ma la ristrutturazione di Santorini non sarebbe stato un caso isolato. Secondo Schiraldi ancora nel bilancio del 2024 queste disinvolte pratiche contabili avrebbero determinato una apparente sottostima dell'esposizione alla leva finanziaria di oltre 200 miliardi di euro. L’accusa è stata respinta dalla banca guidata oggi dal ceo Christian Sewing (ex responsabile dell’audit di gruppo, messo sotto accusa da Schiraldi nella lettera alla Bce di ottobre) rivendicando la conformità dei propri bilanci e delle pratiche di netting agli standard contabili in vigore e in linea con le comuni prassi del settore. Sulle operazioni con Montepaschi inoltre Deutsche Bank ha sempre difeso la piena correttezza delle proprie comunicazioni alla vigilanza.
Non è comunque la prima volta che il confronto si fa acceso tra la Vigilanza della Bce e il gruppo di Francoforte. Solo l’anno scorso banca e regolatore i si erano scontrate sulla stima dei crediti a sofferenza in bilancio, mentre ancora prima erano finiti nel radar i prestiti a leva concessi dall’istituto guidato da Sewing. (riproduzione riservata)