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Demografia, allarme Istat: nascite in calo e infertilità in aumento. In Italia una persona su tre vive da sola
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Demografia, allarme Istat: nascite in calo e infertilità in aumento. In Italia una persona su tre vive da sola

31 marzo 2026, 11:40 Ultimo aggiornamento: 16:37

La stabilità demografica è garantita solo dai flussi migratori. Le famiglie unipersonali rappresentano il 37,1% del totale, mentre le coppie con figli diminuiscono. La sesta edizione degli Stati Generali della Natalità a novembre

Meno figli, più anziani e sempre più persone sole. È la fotografia scattata dall’Istat per il 2025, che restituisce l’immagine di un Paese fermo solo in apparenza. Dietro una popolazione sostanzialmente stabile - 58,9 milioni di residenti al 1° gennaio 2026 - si nasconde infatti un equilibrio sempre più fragile, sostenuto quasi esclusivamente dai flussi migratori.

Nascite in caduta, saldo naturale sempre più negativo

Nel 2025 le nascite scendono a 355 mila unità (-3,9% su base annua), mentre i decessi restano sostanzialmente stabili a 652 mila. Il risultato è un saldo naturale negativo per circa 296 mila persone, in peggioramento rispetto all’anno precedente. Il numero medio di figli per donna cala ulteriormente a 1,14, uno dei livelli più bassi in Europa.

Un dato che riflette non solo una minore propensione alla genitorialità, ma anche una riduzione strutturale della popolazione in età fertile. In altre parole, anche se la fecondità aumentasse, il numero complessivo di nascite resterebbe limitato. A questo si aggiunge il continuo rinvio della maternità: l’età media al parto sale a 32,7 anni, segnale di un cambiamento culturale ma anche economico, legato a precarietà lavorativa e costo della vita.

«Ormai siamo oltre la crisi demografica. Quella che ci presenta oggi l’Istat è una crisi sociale, economica e culturale», ha dichiarato il Presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, annunciando che la sesta edizione degli Stati Generali si terrà i prossimi 25 e 26 novembre. «È il rischio concreto di una generazione tendente allo zero: meno giovani, meno lavoro, meno crescita, meno futuro. Chiediamo a tutti gli schieramenti di smettere con provvedimenti spot. Servono politiche strutturali, pluriennali e coraggiose». 

Migrazioni decisive per l’equilibrio demografico

A sostenere la popolazione è soprattutto la dinamica migratoria. Nel 2025 le immigrazioni sono pari a 440 mila unità, a fronte di 144 mila emigrazioni. Il saldo migratorio resta quindi ampiamente positivo (+296 mila), compensando quasi integralmente il deficit naturale. La popolazione straniera raggiunge così i 5,56 milioni di residenti (+188 mila), mentre quella italiana scende sotto i 53,4 milioni (-189 mila). Senza l’apporto migratorio, il declino demografico sarebbe già evidente in termini assoluti.

L’Italia si conferma tra i Paesi più longevi d’Europa: la speranza di vita sale a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Ma questo risultato accentua il processo di invecchiamento. Gli over 65 rappresentano ormai il 25,1% della popolazione, mentre i giovani sotto i 14 anni scendono all’11,6%. L’età media raggiunge i 47,1 anni, tra le più alte dell’Unione europea. 

Il Nord cresce, il Sud si svuota: domina la solitudine nelle famiglie

Le dinamiche territoriali accentuano le disuguaglianze. Il Nord continua a crescere (+2,2 per mille), trainato anche dalla mobilità interna e dall’attrattività economica, mentre il Mezzogiorno registra un calo significativo (-3,1 per mille). Le regioni più dinamiche sono Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna e Lombardia, mentre Basilicata, Molise e Sardegna guidano il declino demografico. Il saldo migratorio interno resta infatti negativo per il Sud, con una perdita di circa 45 mila residenti.

Il cambiamento più profondo riguarda però la struttura familiare. Le famiglie italiane sono aumentate a 26,6 milioni, ma si tratta di nuclei sempre più piccoli. Le famiglie unipersonali sono oggi la tipologia più diffusa: rappresentano il 37,1% del totale, contro il 25,9% di vent’anni fa. Parallelamente, le coppie con figli scendono al 28,4%, mentre cresce il peso delle famiglie monogenitoriali. La dimensione media familiare si riduce a 2,2 componenti, segnale di una società più frammentata, in cui aumentano le persone sole anche nelle fasce d’età centrali. (riproduzione riservata) 



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