La valorizzazione degli immobili pubblici italiani, in linea con la Direttiva Case Green, può contribuire in maniera importante all’equilibrio dei conti pubblici: la rivalutazione complessiva del patrimonio statale potrebbe generare una plusvalenza netta di circa 200 miliardi di euro. Questa la stima di Deloitte contenuta nel report «Ridurre il debito pubblico in Italia valorizzando i suoi asset reali. Padroni del nostro Destino».
L’elevato debito pubblico tricolore non è certo un segreto. E se nel 2024 la spesa per interessi ha toccato quota 86 miliardi, per l’anno in corso è previsto che il debito pubblico si attesti alla soglia psicologica dei 3 mila miliardi. Inoltre, nei prossimi 5-10 anni l’Italia dovrà investire investire 80-100 miliardi di euro ogni anno per riuscire a raggiungere gli obiettivi di crescita, competitività e sostenibilità indicati da Mario Draghi nel report «The future of European competitiveness».
Per evitare che il debito pubblico elevato si trasformi in un vincolo alla crescita e allo sviluppo del Paese, lo Stato italiano deve allo stesso tempo valorizzare e dismettere i propri asset. Da un lato, un’opzione è la privatizzazione di asset finanziari liquidi, come le partecipazioni dello Stato in aziende quotate, che non deve però trasformarsi «in facile tentazione di cedere i pochi gioielli rimasti per rimandare il problema di pochi mesi» ha precisato Claudio Scardovi, senior partner e private equity & real asset leader di Deloitte e autore del report.
Dall’altro lato, un impatto più strutturale può derivare dall’investimento nelle molte attività reali e risorse naturali del Paese, quali il patrimonio immobiliare pubblico e le infrastrutture, attraverso una piena trasformazione e valorizzazione di questi asset. In particolare, il patrimonio immobiliare di Stato, stimato in circa 300 miliardi di euro, comprende immobili di proprietà dello Stato centrale, ma anche quelli delle amministrazioni locali. Tali immobili potrebbero essere ceduti nel breve periodo ma con prevedibili forti sconti, data la necessità di importanti interventi di rigenerazione e conversione.
Attraverso invece un rilevante intervento di rigenerazione degli immobili pubblici, comprensivo dei costi di ristrutturazione e di conversione energetica (con target di emissione di CO2 in linea con la Green House Legislation), per una stima di investimenti complessivi nell’ordine dei 500 miliardi di euro, si otterrebbe una rivalutazione complessiva del patrimonio immobiliare pubblico pari a circa 1.100 miliardi di euro, con una possibile plusvalenza netta di circa 200 miliardi di euro e un ritorno medio del capitale proprio investito pari a 1,8 volte.
Il finanziamento degli interventi di rigenerazione e sviluppo per la piena valorizzazione degli immobili di Stato «può avvenire su basi di mercato» ha spiegato Scardovi, «anche attraverso strumenti di Partenariato Pubblico Privato (Ppp) e coinvolgendo il risparmio privato degli italiani, tramite investitori istituzionali come casse di previdenza, fondi pensione, fondazioni, assicurazioni ed altri operatori del risparmio gestito». (riproduzione riservata)