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Dazi, stop and go giudiziario: una corte d’appello congela la sentenza anti-Trump

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Usa: la Corte d’Appello rimette i dazi, Trump vince il primo round. Quali tariffe restano e quali no | IL VIDEO

30 maggio 2025, 07:35 Ultimo aggiornamento: 10:39

La Corte d'appello degli Stati Uniti ha sospeso temporaneamente la sentenza della Us della Court of International Trade che aveva bloccato le tariffe reciproche. Il dollaro cade, futures Usa negativi

La battaglia sui dazi in Tribunale si accende di un altro colpo di scena ed è caos. La Corte d'appello degli Stati Uniti ha accolto il ricorso dell'amministrazione Trump e ha sospeso temporaneamente la sentenza della Us della Court of International Trade che aveva bloccato le tariffe reciproche a gran parte del mondo e quelle decise contro il Canada, il Messico e la Cina per l'immigrazione e il fentanyl. Inoltre ha ordinato ai ricorrenti nelle cause di rispondere entro il 5 giugno e all'amministrazione entro il 9 giugno. Una vittoria temporanea per il presidente statunitense. Lo scontro giudiziario è solo all’inizio, molto probabilmente arriverà alla Corte Suprema.

Il precedente

Il 29 maggio la Corte federale del commercio degli Stati Uniti, poco conosciuta, aveva emesso una sentenza che bloccava i dazi, dichiarandoli «illegali», in seguito alle numerose cause legali che sostenevano che Donald Trump avesse oltrepassato la sua autorità e reso la politica commerciale eccessivamente dipendente dalla sua discrezione personale.

Ma ora la sentenza della Us Court of International Trade è «temporaneamente sospesa fino a nuovo avviso, mentre questa corte esamina i documenti delle istanze», ha stabilito la Corte d'appello. L'amministrazione Trump ha molte opzioni a sua disposizione. Una di queste è quella di ricorrere alla Section 232 per i dazi reciproci così da continuare ad aggirare il Congresso. «Il presidente Trump si è impegnato a mettere l'America al primo posto e l'amministrazione è determinata a utilizzare ogni leva del potere esecutivo per affrontare questa crisi e ripristinare la grandezza americana», ha affermato il portavoce, Kush Desai.

Quali tariffe restano e quali no

I dazi sono uno dei tasselli principali della politica di Trump per risanare i conti pubblici americani: possono portare nelle casse del governo fino a 3.300 miliardi di dollari in dieci anni. Ma dopo gli ultimi pronunciamenti delle Corti quali restano e quali no? In vigore, al momento, ci sono quelli del 25% su acciaio e alluminio provenienti da partner storici come Unione Europea, Canada, Messico, Giappone e Corea del Sud. Rimangono anche quelli al 25% sulle auto e sui prodotti derivati che includono minerali rari, batterie e microchip. Per quanto riguarda la Cina, restano le tariffe al 30% su tutte le merci, incluse quelle del 20% legate alla crisi dell'oppioide Fentanyl e un 10% di dazi universali. Le tariffe fino al 145% sono state sospese per 90 giorni. Quelle al 50% all’Europa fino al 9 luglio. Anche i dazi reciproci applicati ai Paesi che Trump considera non corretti con gli Stati Uniti sono sospesi.

Il dollaro cade

Dopo la decisione della Corte d’Appello Usa i futures statunitensi sono in leggero calo (-0,09% quello sul Dow Jones e -0,13% quello sull’S&P500), il dollaro sale nei confronti dell’euro, che vale 1,1344 (-0,10%), viceversa scende nei confronti dello yen (-0,21% a 143,85). Il rendimento del Treasury Usa 10 anni è pressoché stabile al 4,42% e quello del 30 anni scende al 4,91%.

«I negoziati commerciali si trovano ora in una sorta di limbo, poiché è difficile vedere come Trump possa giustificare l’imposizione di dazi se non è chiaro se abbia i mezzi legali per farlo», afferma Matthew Ryan, Head of Market Strategy di Ebury. «Una preoccupazione per i mercati è che la sentenza possa prolungare il periodo di incertezza, poiché eventuali escamotage legali richiederanno tempo e il rafforzamento della posizione dei partner commerciali potrebbe compromettere le possibilità di raggiungere accordi prima della scadenza del 9 luglio».

Più volatilità in vista

La decisione della Corte rappresenta l’inizio di una lunga battaglia legale, potenzialmente destinata ad approdare alla Corte Suprema. «Ed è questo, più ancora del merito, il vero market moving event: l’incertezza normativa americana torna a occupare la scena, alimentando volatilità e diffidenza tra gli investitori», sottolinea Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Trump, però, non ha finito le munizioni. Può spostarsi su altri fronti legislativi: Balance of Payments Act (Sezione 122), Tariff Act del 1930 (Sezione 338) o nuove indagini tramite la Sezione 301. «Strade alternative, già battute, che potrebbero riportare i dazi sotto una veste diversa ma con impatto simile», aggiunge Debach. «Il messaggio che arriva ai mercati è chiaro: la minaccia tariffaria non è sparita, ma è imbrigliata dalla burocrazia. Non è la fine delle tensioni commerciali, è solo una deviazione di percorso. E proprio per questo, i negoziati, soprattutto con l’Europa, rischiano di diventare ancora più aspri». (riproduzione riservata)



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