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Dazi Usa al 15%, le azioni italiane che vincono e che perdono a Piazza Affari
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Dazi Usa al 15%, le azioni italiane che vincono e che perdono a Piazza Affari

27 luglio 2025, 19:45 Ultimo aggiornamento: 28 luglio 2025, 17:37

Dopo l’accordo con il Giappone, Washington e Bruxelles hanno concluso un’intesa che prevede dazi del 15% sulla maggior parte delle merci europee importate, auto comprese. Ecco quali sono le azioni quotate maggiormente esposte secondo Equita | Dazi, cosa aspettarsi da oro, petrolio e dalle altre materie prime con l’accordo Usa-Ue

Dopo l’accordo tra Stati Uniti e Giappone per dazi al 15%, Washington e Bruxelles hanno concluso un accordo che prevede dazi del 15% sulla maggior parte delle merci europee importate, auto comprese, e include investimenti negli Stati Uniti per 600 miliardi di dollari, con più acquisti in energia (150 miliardi, pari al doppio di quanto ha comprato nel 2024) e difesa.

I dazi su acciaio e alluminio saranno al 50%, ma potrebbero venire ridotti in un secondo tempo. Si tratta di uno scenario migliore rispetto alle ultime minacce del presidente statunitense, Donald Trump, di dazi al 30%. Tra l’altro alcune categorie sono escluse del tutto come gli aeromobili e i relativi componenti, alcuni prodotti chimici, alcuni farmaci generici, apparecchiature per semiconduttori, alcuni prodotti agroalimentari, risorse naturali e materie prime essenziali.

L’impatto sull’export in Italia

Un livello dei dazi al 15% provocherà effetti, comunque, molto pesanti sull'export italiano che vanno a sommarsi all’apprezzamento degli ultimi mesi dell’euro sul dollaro di quasi il 15%. Secondo la Cna (Confederazione per l’artigianato), l’accordo è non soddisfacente: l’Italia è uno dei principali esportatori negli Stati Uniti e quindi qualsiasi innalzamento dei dazi avrà riflessi molto negativi, in particolare sul sistema delle piccole imprese.

Ai 67 miliardi di euro di vendite dirette occorre sommare circa 40 miliardi di flussi indiretti che in larga parte sono beni intermedi nei settori della meccanica e della moda, dove è prevalente la presenza delle piccole imprese. Di fatto il 15% di dazi più il 15% di svalutazione del dollaro significa un incremento del 30% dei costi delle merci italiane in Usa, che avrà riflessi negativi non solo sull’economia italiana ma anche su quella americana. Il governo Italiano avrebbe assicurato sostegni e compensazioni al sistema delle imprese per 25 miliardi.

Rischio di un calo di 8 miliardi nell’export italiano

Secondo un’analisi di Cerved basata su dati raccolti tra 750.000 imprese, dazi Usa al 15% possono causare una contrazione dell’export pari a circa 8 miliardi di euro. Le simulazioni di Cerved indicano la produzione di metalli e l’elettromeccanica come i comparti più penalizzati, ma anche i settori dei trasporti, della chimica, del farmaceutico e della moda potrebbero subire una contrazione.

Le stime di Confindustria sono ancora più pessimistiche, poiché l’associazione ha previsto una perdita fino a 23 miliardi sull’export, considerando anche gli effetti negativi legati al forte deprezzamento del dollaro registrato da inizio anno.

Le azioni quotate più esposte

Equita ha elencato le azioni quotate maggiormente esposte al tema:

- Lusso e consumer: per il lusso (Moncler, Brunello Cucinelli e Salvatore Ferragamo) ogni 10% di dazi vale 2-3% dell’ebit, a meno di essere assorbito con aumenti dei prezzi del 2–3%. Nel caso di EssilorLuxottica dazi del 10% pesano per 65 milioni (1,5% dell’ebit).

- Alcolici: l’esenzione degli alcolici dai dazi all’import verso gli Usa avrebbe per Campari un impatto positivo del 4-5% sulle stime 2026. Nel settore spirits, il maggior beneficiario di una riduzione o cancellazione dei dazi all’import in Usa sarebbe Remy Cointreau (la società ha stimato un impatto di 25 milioni al netto di effetti di compensazione, pari al 10% dell’ebit dell’intero esercizio) seguito appunto da Campari, e in seconda battuta da Pernod e Diageo.

Comunque, l’attesa di uno scenario tariffario più favorevole ha già trainato la recente performance positiva dei titoli del settore (+13% nell’ultimo mese, +10% rispetto all’indice Stoxx 600) e della stessa Campari (+14%).

- Technogym: ogni 10% di dazi ha un impatto sull’ebit low-mid single digit.

- Interpump: minori dazi del 10% implicherebbero risparmi per 8 milioni (2,5% dell’ebit).

- De’ Longhi: l’8% delle vendite è da import Ue (caffè) in Usa

Con i dazi Usa per l’Europa fissati al 15% anche per il settore auto, il beneficio rispetto al livello precedente del 27,5% (2,5% originario più l’aumento del 25% introdotto lo scorso aprile) «sarebbe modesto poiché l’esposizione diretta degli scambi Usa-Europa è mediamente «small single digit» con la sola eccezione di Ferrari che comunque ha dimostrato di essere resiliente con l’immediata implementazione di aumenti dei prezzi», spiega Equita.

Per l’auto sono importanti i dazi verso Messico e Canada

Di maggior rilievo, avverte la sim, saranno le decisioni sui dazi Usa verso Messico e Canada che allo stato attuale sono al 25%, sebbene l’impatto sia alleviato tramite crediti fiscali per due anni per chi assembla negli States. Considerando che i dazi per le auto importate dal Giappone sono al 15%, pur non avendo una quota rilevante di componenti made in Usa è ragionevole aspettarsi una riduzione dell’aliquota anche per Messico e Canada, secondo la sim. 

Nel caso i dazi venissero ridotti al 15% anche per questi Paesi «riteniamo che il principale beneficiario sia Stellantis in quanto l’impatto negativo di 1-1,5 miliardi a livello di ebit adjusted stimato dalla società per il 2025 può ridursi di almeno un terzo», calcola Equita.

Per le società di componentistica coperte dalla sim, a parte Eurogroup Laminations, l’impatto diretto sarebbe minore in quanto in buona parte rientrano nelle esenzioni Usmca (l’accordo Stati Uniti-Messico-Canada, il trattato di libero scambio che ha sostituito il Nafta). (riproduzione riservata)



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