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Dazi, Trump prepara la stretta sull’auto in Nord America: Stellantis rischia più di Ford e GM, ecco perché
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Dazi, Trump prepara la stretta sull’auto in Nord America: Stellantis rischia più di Ford e GM, ecco perché

08 giugno 2026, 07:30 Ultimo aggiornamento: 08:16

A luglio entra nel vivo la revisione dell’accordo commerciale Usmca tra Usa, Canada e Messico: l’amministrazione Trump chiede una percentuale minima di produzione interna più alta per ottenere le esenzioni tariffarie

C’è un nuovo fronte di incertezza per l’industria automobilistica nordamericana e, in particolare, per Stellantis. A luglio dovrebbe entrare nel vivo la revisione dell’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico (Usmca), il trattato fortemente voluto dall’attuale presidente Donald Trump durante il suo primo mandato. E proprio l’amministrazione Trump starebbe ora portando avanti l’idea di introdurre nel nuovo accordo requisiti molto più stringenti per consentire alle auto di beneficiare delle esenzioni tariffarie ed evitare i dazi.

Gli Usa pensano a una percentuale minima di produzione interna del 50%

Secondo indiscrezioni riportate di recente dal Wall Street Journal e da Reuters, Washington vorrebbe imporre che almeno il 50% del valore di un veicolo debba essere prodotto negli Stati Uniti per ottenere la certificazione Usmca. Oggi, invece, conta l’origine nordamericana complessiva della produzione senza distinzione tra Stati Uniti, Canada e Messico.

La proposta prevede, inoltre, che il 40% delle componenti strategiche - vale a dire soprattutto motori, trasmissioni e batterie - venga realizzato in aree ad alto reddito, requisito che di fatto penalizzerebbe il Messico. Per i pick-up la quota potrebbe salire addirittura al 45%.

Perché Stellantis sarebbe tra i gruppi più esposti con queste nuove condizioni

Tra i grandi costruttori presenti negli Stati Uniti, Stellantis sembra già essere uno dei gruppi più vulnerabili a questo eventuale irrigidimento delle regole. Gli analisti di Ubs ricordano che diversi modelli chiave del gruppo vengono assemblati in Messico, compresi alcuni pick-up Ram e la Jeep Cherokee. La presenza produttiva messicana è diventata negli anni un elemento centrale della strategia industriale del costruttore nato nel 2021 dalla fusione tra Fiat Chrysler e Psa, grazie a costi più competitivi e a una catena di fornitura integrata con gli impianti statunitensi.

L’eventuale nuovo obbligo di aumentare significativamente il contenuto americano, ovvero la quantità di valore produttivo generato negli States, potrebbe quindi costringere il gruppo guidato da Antonio Filosa a rivedere parte della propria organizzazione produttiva oppure a sostenere costi aggiuntivi per continuare a vendere alcuni modelli negli Stati Uniti senza subire l’impatto pieno dei dazi. Tutto questo mentre Stellantis è alle prese con la messa a terra del nuovo piano industriale Fastlane 2030 appena presentato al mercato e alle stampa.

Al contrario Ford e Tesla partono avvantaggiate

La situazione non è uguale per tutti e sembra essere molto diversa per realtà come Ford, General Motors e Tesla, considerate dai mercati le aziende meglio posizionate in caso di irrigidimento delle regole degli accordi commerciali tra Stati Uniti, Canada e Messico. Sempre secondo Ubs, l’82% della produzione Ford destinata al mercato nordamericano è già localizzata negli Stati Uniti, mentre per General Motors la quota sarebbe pari al 64%. Inoltre, tutti i pick-up F-150, uno dei prodotti più redditizi del gruppo di Dearborn, vengono assemblati sul territorio americano.

La revisione dell’Usmca coincide con una fase incerta per il settore dell’auto, che sta ancora assorbendo gli effetti delle misure protezionistiche introdotte da Trump nel corso del 2025: dazi del 25% sulle importazioni di automobili e del 50% su acciaio e alluminio. La paura dei costruttori è di andare incontro una nuova fase di instabilità a livello normativo proprio mentre il mercato statunitense sta mostrando segnali di rallentamento, anche se Stellantis sta sovraperformando negli ultimi mesi.

Gli analisti restano cauti, ma alcuni credono che le richieste americane rappresentino una posizione negoziale iniziale e ipotizzano quindi che i requisiti finali del nuovo possano risultare alla fine meno severi rispetto a quello che chiede Washington. Se lo augura anche Filosa, perché altrimenti Stellantis sarebbe probabilmente il costruttore a dover sostenere i maggiori sforzi per adeguare la propria catena produttiva nordamericana. (riproduzione riservata)



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