Nuovo terremoto politico ed economico legato ai dazi negli Stati Uniti: una corte d’appello federale ha stabilito che la maggior parte delle tariffe introdotte da Donald Trump dall’inizio del suo mandato sono illegali. Una decisione che, se verrà confermata dalla Corte Suprema a cui spetta l’ultima parola, rischia di avere enormi conseguenze sia per la politica commerciale americana sia per gli interi equilibri globali.
La sentenza - approvata con 7 voti favorevoli e 4 contrari -contesta l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), la legge del 1977 che autorizza il presidente ad agire in caso di «emergenze nazionali» legate a minacce straordinarie. Secondo i giudici, l’Ieepa non attribuisce al capo della Casa Bianca il potere di imporre dazi o tariffe. E in effetti storicamente questa norma è stata utilizzata per sanzionare nemici esteri o congelare beni, non per introdurre misure doganali.
La corte d’appello precisa che il Congresso non intendeva «concedere al presidente un’autorità illimitata» in materia commerciale. La decisione mette così in discussione non solo i dazi contro Cina, Canada e Messico, ma anche gli accordi raggiunti con l’Unione Europea, il Giappone e la Corea del Sud, che avevano accettato riduzioni tariffarie reciproche rispetto ai livelli originari fissati dall’amministrazione Trump.
Immediata la reazione del presidente Usa, che su Truth Social ha definito la sentenza «erronea e di parte», avvertendo che la cancellazione dei dazi «distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d’America».
Se i dazi venissero rimossi, ha scritto, «sarebbe un disastro totale. Ci renderebbe finanziariamente deboli. Non tollereremo più deficit commerciali enormi e barriere non tariffarie imposte da Paesi amici o nemici. Con l’aiuto della Corte Suprema, useremo i dazi a beneficio della Nazione e renderemo l’America di nuovo ricca, forte e potente».
L’amministrazione avrà tempo fino al 14 ottobre per presentare ricorso alla Corte Suprema. Nel frattempo, le tariffe resteranno comunque in vigore.
Dura la reazione dei democratici. Il governatore della California Gavin Newsom, da tempo in rotta di collisione con Trump, ha commentato su X: «Se è un giorno che finisce con la lettera y, è un giorno in cui Trump viola la legge». Poi l’affondo: «Trump è il più grande fallito d’America. Le vere vittime, però, sono i cittadini comuni, che subiscono le conseguenze delle sue politiche economiche fallimentari».
Secondo il governo californiano, i dazi avrebbero fatto perdere oltre 64 mila posti di lavoro solo nello Stato che già ad aprile aveva avviato una causa legale per bloccarne l’applicazione.
Oltre alle implicazioni interne, la decisione rischia di indebolire la posizione negoziale degli Stati Uniti a livello internazionale. Secondo il segretario al Commercio Howard Lutnick, un’eventuale bocciatura definitiva «minaccerebbe gli interessi strategici Usa e potrebbe innescare ritorsioni da parte dei partner commerciali». Anche il segretario al Tesoro Scott Bessent ha parlato di «imbarazzo diplomatico» in caso di sospensione delle tariffe.
La battaglia si sposta ora davanti alla Corte Suprema, che avrà l’ultima parola su una delle misure simbolo della politica economica trumpiana. Un verdetto che potrebbe ridefinire non solo i rapporti commerciali tra Washington e i suoi partner, ma anche i poteri stessi del presidente in materia economica. (riproduzione riservata)