L’Italia è «contraria» a una guerra dei dazi. Fortunatamente, si potrebbe aggiungere. Ma «la prima trattativa resta quella europea, non è che la facciamo noi». Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si ferma in Transatlantico a parlare della guerra commerciale condotta dall’amministrazione Trump, all’indomani dell’annuncio di nuovi dazi che ha fatto crollare il settore automobilistico.
La posizione dell’esecutivo, a riguardo, è «molto chiara: i dazi non sono mai una buona notizia e bisogna scongiurare una guerra di questo tipo». Ma scegliendo l’arma della diplomazia: «Discutendo, parlando, avendo sempre i nervi ben saldi. Senza farsi prendere da reazioni istintive o dal panico».
L’Italia ha pronto nel cassetto il Piano B. «Abbiamo già preparato un piano d’azione, presentato venerdì 21 marzo al governo, che rafforza la nostra presenza sui mercati extraeuropei». Perché «fermo restando che «Europa e Stati Uniti sono i due mercati principali», l’Italia deve «sempre e comunque arrivare all’obiettivo dei 700 miliardi di export dentro la fine della legislatura e oggi siamo a 623 miliardi e mezzo».
Detto questo, la premier Meloni fa sempre riferimento «al Commissario europeo per il Commercio e la sicurezza economica, Maroš Šefcovic, che dovrà elaborare una lista europea degli eventuali settori dove applicare dazi». L’Italia ha chiesto «assolutamente di non inserire il whisky per esempio, perché ne importiamo poco ma esportiamo tanto vino, quindi un dazio e un contro-dazio sarebbe dannoso».
Per quanto riguarda i dazi imposti dal presidente americano Donald Trump sul settore auto, secondo il ministro Tajani si creerà un effetto indesiderato non da poco. «Neanche per gli Stati Uniti sarà utile l’aumento dei dazi» del 25% su tutte le auto importate, «perché credo che anche i prezzi delle auto in America aumenteranno, visto che quelle prodotte lì sono realizzate con molta componentistica europea».
«Vedremo sul settore cosa si potrà fare», ha aggiunto. «Se abbiamo già calcolato un impatto sull’industria in Italia? No, ce ne sono tanti di calcoli, bisogna valutare bene. Anche perché, come dicevo, oltre l’auto c’è anche la componentistica. Stellantis produce lì e certamente non è una notizia positiva. Però vedremo quale sarà il danno anche economico sul settore, ma procediamo per gradi e aspettiamo il 2 aprile». (riproduzione riservata)