Quanto pesa il clima di incertezza economica e dei dazi commerciali minacciati dal presidente Donald Trump sulla crescita dell’Italia? A fare una prima stima è l’Istat secondo cui queste variabili potrebbero costare al Paese lo 0,2% del prodotto interno lordo (pil) del 2025 e lo 0,3% sulla crescita del 2026.
Inoltre, l’introduzione da parte della amministrazione statunitense di nuove misure protezionistiche di politica commerciale, applicate e poi ridotte per un periodo di circa tre mesi, «ha aumentato notevolmente l’incertezza riguardo l’evoluzione del quadro macroeconomico e aggravato i rischi di una forte flessione degli scambi internazionali esercitando nuove pressioni al rialzo sull’inflazione in molti paesi e ritardando il processo di normalizzazione della politica monetaria.
In particolare l’Istat ha ipotizzato che il livello di incertezza rimanga per tutto il biennio di previsione sui valori medi dei primi tre mesi dell’anno, il tasso di cambio dell’euro sul dollaro si apprezzi rispetto allo scenario base del 3% nel 2025 e torni alla baseline nel 2026. La previsione tiene conto che i dazi alle importazioni negli Usa (ipotizzati con aliquota del 20% su tutti i beni) si traslino completamente sul prezzo dei beni finali manifatturieri esportati, che il commercio mondiale si riduca rispetto allo scenario base di circa mezzo punto percentuale nel 2025 e di un punto nel 2026.
«L’Istituto ha condotto alcune simulazioni relative all’apprezzamento dell’euro, a un aumento del prezzo del petrolio e a un peggioramento delle condizioni finanziarie, limitando l’analisi all’impatto sull’economia italiana per il biennio 2025-2026», spiega Stefano Menghinello, direttore del dipartimento per le statistiche economiche, ambientali e conti nazionali dell’Istat, durante l’audizione sul Documento di Finanza Pubblica (Dep) 2025 presso le Commissioni riunite Bilancio di Senato e Camera durante la quale sono state presentate le stime.
Secondo Menghinello un apprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro pari all’intensità prevista nel Dep sarebbe associato a un impatto nullo sul pil nel 2025 e leggermente negativo (ma inferiore a un decimo di punto) nel 2026 (-0,03%). Un aumento del prezzo del petrolio di 10 dollari nel biennio 2025-2026 comporterebbe, invece, un effetto nullo nel 2025 e negativo per un decimo di punto nel 2026. Relativamente al peggioramento delle condizioni finanziarie (un rialzo del livello del tasso di rendimento del Btp a 10 anni di 100 punti base), la riduzione del pil nel 2026 sarebbe di 0,2 punti percentuali rispetto allo scenario base, con un calo dei consumi delle famiglie (-0,4%) e degli investimenti privati (-0,2%). (riproduzione riservata)